5G e competenze, la Toscana scommette sulla ricerca con 29 "assegni" - CorCom

L'INIZIATIVA

5G e competenze, la Toscana scommette sulla ricerca con 29 “assegni”

Il bando mette a disposizione 28mila euro per sostenere gli studi sulla quinta generazione mobile ma anche su analisi dei dati, intelligenza artificiale e blockchain. Domande dal 1° settembre al 3 novembre

01 Set 2021

Competenze e 5G, la doppia scommessa della Toscana. La Regione  mette a disposizione 29 assegni di ricerca: 28 mila euro per dodici mesi. Il bando si apre il 1 settembre – la domanda si presenta sul sito di Sviluppo Toscana, c’è tempo fino al 3 novembre prossimo per l’inoltro – e gli assegni, finanziati con 812 mila euro del fondo Sviluppo e Coesione, saranno destinati a chi studierà come utilizzare, a beneficio di micro, piccole e medie imprese del manifatturiero, il 5G, ovvero le connessioni ultraveloci mobili, ma anche l’analisi dei dati, l’intelligenza artificiale e la famosa blockchain, ovvero la tecnologia dove ogni transazione viene legittimata da una rete decentralizzata, rivoluzione nata dal mondo dei bitcoin e delle criptovalute ma le cui potenzialità possono essere assai più ampie e non solo legate al mondo finanziario.

I progetti, che saranno finanziati a fondo perduto, dovranno essere realizzati da organismi di ricerca pubblici in collaborazione con micro, piccole e medie imprese manifatturiere. Possono dunque presentare domanda le università statali, gli istituti di istruzione universitaria ad ordinamento speciale e gli enti di ricerca pubblici con sede legale o operativa in Toscana. Gli assegnisti devono essere laureati (laurea
magistrale o vecchio ordinamento) e non aver ancora compiuto 36 anni quando sarà presentata la domanda.

“Sul trasferimento tecnologico si gioca una parte importante del futuro anche della Toscana – commenta l’assessore all’economia Leonardo Marras – Per questo è necessario investire in ricerca applicata per l’uso delle nuove tecnologie. E’ essenziale per rimanere o essere ancora più competitivi e questa rivoluzione deve naturalmente coinvolgere anche le piccole, piccolissime a volte, e medie imprese, che costituiscono la quota prevalente delle aziende che operano nella regione”.

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