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Il paradosso delle chiamate vocali: il 4G più veloce del 5G


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Secondo Ookla, il tempo mediano di avvio di una telefonata è di 1,87 secondi sulle reti VoLTE, contro 1,96 su quelle Voice over new radio. Ma le infrastrutture standalone possono ribaltare il confronto

Pubblicato il 13 ott 2026



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Punti chiave

  • Analisi Ookla: il 4G mantiene un leggero vantaggio nel setup chiamata; mediana VoLTE 1,87s vs VoNR 1,96s (~5%), con forti variazioni tra operatori e mercati 5G.
  • Il vantaggio del VoLTE deriva dalla maturità delle infrastrutture; core standalone, IMS e copertura sono critici: EPS fallback e CSFB aumentano i tempi di avvio.
  • Decisioni operative: perfezionare VoLTE dove la copertura 5G standalone è limitata; dove è matura il VoNR può migliorare l’esperienza; l’intelligenza artificiale richiede nuovi benchmark.
Riassunto generato con AI


Il 5G promette connessioni sempre più veloci, ma quando si tratta di effettuare una telefonata il 4G mantiene ancora un leggero vantaggio. A evidenziarlo è Ookla, che ha confrontato le prestazioni delle chiamate vocali sulle reti mobili di ultima generazione, rilevando come la tecnologia Voice over LTE (VoLTE) riesca tuttora a garantire tempi di connessione inferiori rispetto alla più recente Voice over New Radio (VoNR).

Il divario emerge dai risultati dell’analisi The 5G Voice Paradox: Why VoNR Isn’t Always Better (Yet), firmata da Luke Kehoe e pubblicata il 4 ottobre 2026. Nei test effettuati, il tempo mediano necessario per avviare una chiamata è di 1,87 secondi sulle reti VoLTE, contro 1,96 secondi sulle reti VoNR. Una differenza contenuta, pari a circa il 5%, che gli analisti considerano compatibile con prestazioni sostanzialmente confrontabili. I risultati mostrano però differenze più significative tra singoli operatori e nella regolarità del servizio.

La ricerca si basa sulle misurazioni controllate di RootMetrics, realizzate nel secondo semestre 2025 a Seul, Londra, New York, Lisbona e Luanda, oltre che in Malesia e Singapore su scala nazionale. A questi dati si aggiungono quelli raccolti a Manila nel primo semestre 2026. L’Italia non rientra tra i mercati esaminati.

Il 4G conserva il primato grazie alle reti più mature

A spiegare la competitività del VoLTE è soprattutto il livello di maturità raggiunto dalle infrastrutture. Dopo oltre un decennio di sviluppo, gli operatori hanno perfezionato i sistemi di segnalazione, la gestione delle risorse radio e i meccanismi necessari a mantenere le chiamate durante gli spostamenti tra celle e tecnologie differenti.

La Corea del Sud offre gli esempi più significativi di questa evoluzione. A Seul, LG U+ registra un tempo mediano di avvio delle chiamate di appena 0,73 secondi, il migliore tra gli operatori analizzati. SK Telecom segue con 0,99 secondi. Entrambi i risultati sono ottenuti utilizzando VoLTE e si accompagnano a una notevole regolarità delle prestazioni.

Anche in Europa emergono risultati competitivi. A Londra, EE raggiunge una mediana di 1,37 secondi e Three si attesta a 1,41 secondi. Entrambi gli operatori completano oltre il 93% delle chiamate entro due secondi, una soglia che Ookla considera particolarmente significativa per l’esperienza degli utenti.

Nel mercato britannico, secondo i dati GSMA Intelligence richiamati nello studio, il VoLTE rappresenta circa il 93% delle connessioni mobili. Questa diffusione ha consentito agli operatori di accumulare esperienza e affinare progressivamente le prestazioni.

Tra le reti europee esaminate compare anche quella portoghese di MEO, che registra un tempo mediano di 1,67 secondi, collocandosi tra gli operatori con le migliori prestazioni sulla tecnologia 4G.

VoNR, Singapore e Malesia mostrano il potenziale del 5G standalone

I risultati complessivi nascondono differenze importanti. Considerando gli otto operatori per i quali Ookla dispone di volumi significativi di misurazioni su entrambe le tecnologie, sei registrano tempi di connessione inferiori con VoNR rispetto al proprio servizio VoLTE.

Il caso più interessante è quello di Singtel, a Singapore. L’operatore raggiunge una mediana di 1,07 secondi sulle chiamate native 5G, migliorando gli 1,22 secondi registrati sulla propria infrastruttura 4G. Oltre il 90% delle chiamate VoNR viene inoltre avviato entro due secondi.

Si tratta della migliore prestazione VoNR rilevata al di fuori della Corea del Sud e di uno dei tre migliori risultati complessivi, considerando entrambe le tecnologie.

Risultati positivi arrivano anche dalla Malesia, dove YES registra un tempo mediano di 1,6 secondi su VoNR, contro 2,17 secondi su VoLTE, con un miglioramento di circa il 26%. Il dato assume particolare rilevanza perché le misurazioni malesi coprono l’intero territorio nazionale, includendo contesti geografici caratterizzati da condizioni di copertura differenti.

La situazione cambia osservando altri operatori. Sempre a Singapore, StarHub presenta una mediana VoNR di 1,82 secondi, ma con prestazioni complessivamente inferiori del 32% rispetto al proprio VoLTE. Inoltre, soltanto il 57% delle chiamate native 5G viene stabilito entro due secondi, contro quasi l’80% di quelle effettuate sul 4G.

Il divario diventa ancora più evidente considerando il 5% delle chiamate più lente: per StarHub il tempo di avvio VoNR raggiunge 6,33 secondi, contro 2,38 secondi per VoLTE.

Anche la sudcoreana KT registra prestazioni VoNR inferiori del 13% rispetto alla propria rete VoLTE.

Questi risultati indicano che l’efficacia della nuova tecnologia dipende dall’ottimizzazione dell’infrastruttura 5G standalone, in particolare dalla configurazione del core network, dalla gestione della segnalazione e dalla continuità della copertura.

Perché gli operatori continuano ad affidare le chiamate al 4G

La diffusione delle reti 5G standalone, progettate per funzionare senza dipendere dall’infrastruttura core del 4G, rappresenta il presupposto per l’adozione su larga scala del VoNR.

Il passaggio richiede tuttavia interventi che coinvolgono diverse componenti della rete. Per gestire le chiamate direttamente in 5G occorre predisporre il core standalone e il relativo piano di controllo, assicurando che i meccanismi di segnalazione e la piattaforma IMS (IP Multimedia Subsystem), responsabile dei servizi vocali su reti IP, funzionino correttamente.

Molti operatori hanno quindi scelto di sviluppare inizialmente il 5G standalone per i servizi dati, continuando a utilizzare VoLTE per le comunicazioni vocali.

Questa configurazione permette di sfruttare la capacità e le funzionalità delle nuove reti mantenendo la voce su infrastrutture già consolidate. La scelta è favorita anche dal fatto che il traffico vocale richiede una capacità spettrale relativamente limitata e beneficia della copertura estesa garantita dalle frequenze più basse, particolarmente utili negli ambienti interni e nelle aree rurali.

Quando un dispositivo collegato alla rete standalone deve effettuare una chiamata e il servizio VoNR non è disponibile, può intervenire il meccanismo denominato Evolved Packet System fallback (EPS fallback), attraverso il quale la connessione viene trasferita al 4G per utilizzare VoLTE.

Il processo consente di garantire la continuità del servizio durante la transizione tecnologica, ma introduce ulteriori passaggi che possono incidere sui tempi di connessione.

Secondo Ookla, il vantaggio economico e operativo del VoNR diventa più concreto quando la copertura standalone è sufficientemente estesa, i dispositivi compatibili sono diffusi e gli operatori hanno consolidato il funzionamento delle chiamate di emergenza, del roaming e dei passaggi tra differenti tecnologie radio.

In queste condizioni, mantenere le comunicazioni vocali direttamente sul 5G può ridurre la complessità operativa, liberare capacità sulla rete 4G e favorire la progressiva convergenza dei servizi voce e dati su un’unica infrastruttura core.

Il costo delle vecchie tecnologie: fino a 10 secondi per avviare una chiamata

Il confronto internazionale evidenzia anche quanto possano pesare i meccanismi utilizzati per trasferire le chiamate sulle reti mobili delle generazioni precedenti.

Il caso più evidente riguarda il Circuit Switched Fallback (CSFB), che permette ai dispositivi di utilizzare le reti 2G o 3G per effettuare telefonate quando il servizio voce su rete IP non è disponibile.

Nei test di Ookla, il CSFB registra un tempo mediano di avvio delle chiamate di 4,48 secondi, oltre il doppio rispetto agli 1,87 secondi del VoLTE.

Il 5,5% delle chiamate gestite attraverso questa tecnologia richiede più di dieci secondi per essere stabilito, una percentuale undici volte superiore a quella registrata sulle reti VoLTE, pari allo 0,49%.

Il ritardo deriva dalla necessità di trasferire il terminale su una rete precedente, completare la registrazione sul sistema di commutazione a circuito e predisporre le risorse necessarie alla comunicazione. Ookla precisa che parte dello svantaggio osservato può dipendere anche dalle condizioni di copertura particolarmente difficili nelle quali viene attivato il CSFB.

Le differenze emergono con particolare evidenza a Luanda, in Angola. Africell, che utilizza il fallback sulle reti legacy, registra un tempo mediano di 4,97 secondi, senza alcuna chiamata completata entro la soglia dei due secondi. Unitel, che ha introdotto VoLTE, scende invece a 2,49 secondi, con il 55% delle chiamate avviate entro due secondi.

Un ulteriore esempio arriva dalle Filippine. A Manila, dove la penetrazione del VoLTE era stimata al 31% delle connessioni mobili nel 2025, Globe Telecom raggiunge una mediana di 1,65 secondi, contro i 2,30 secondi di Smart.

Più complessa la situazione di DITO Telecommunity, che dispone di una rete 5G standalone ma non ha ancora commercializzato VoNR. Nei test, circa l’89% delle chiamate avviate richiede il passaggio dal 5G al 4G attraverso EPS fallback. Il tempo mediano di connessione raggiunge così 4,59 secondi, mostrando quanto la gestione della transizione tra reti possa influire sull’esperienza degli utenti.

Qualità della voce, il tempo di connessione pesa sulla fidelizzazione

Per gli operatori, la rapidità con cui viene stabilita una telefonata continua a rappresentare un indicatore significativo della qualità percepita.

Ookla considera due secondi la soglia di riferimento per un avvio della chiamata percepito come immediato. Superati i quattro o cinque secondi, l’attesa può generare incertezza sull’effettivo funzionamento del servizio.

L’esperienza dipende però anche dalla regolarità delle prestazioni. Una rete che stabilisce sistematicamente le chiamate in circa 1,8 secondi può risultare più affidabile di un’infrastruttura che alterna connessioni quasi istantanee a ritardi molto elevati, pur presentando tempi mediani simili.

Tra le possibili cause delle oscillazioni figurano i ritardi nella localizzazione del dispositivo da parte della rete, le procedure necessarie per riattivare l’interfaccia radio dopo una fase di inattività, la registrazione sulla piattaforma IMS e i trasferimenti tra differenti generazioni di rete.

La qualità delle chiamate rimane un elemento capace di influenzare la soddisfazione degli utenti e la propensione a cambiare operatore. Anche per questo, secondo Ookla, le prestazioni della componente vocale meritano attenzione nelle strategie di investimento, oggi prevalentemente concentrate sull’aumento della capacità dati e sull’evoluzione del 5G.

La scelta tra VoLTE e VoNR deve quindi tenere conto delle condizioni effettive dell’infrastruttura. Nei mercati in cui la copertura standalone è ancora limitata, perfezionare il servizio VoLTE può produrre benefici più immediati rispetto all’introduzione anticipata della voce nativa 5G. Dove invece l’architettura standalone è matura, i risultati di Singtel e YES mostrano che il VoNR può migliorare ulteriormente l’esperienza.

Dall’intelligenza artificiale alla traduzione simultanea, come cambiano i parametri della voce

L’evoluzione delle comunicazioni mobili introduce anche nuove esigenze di misurazione. Il tradizionale modello di valutazione della qualità vocale considera la disponibilità della copertura, le prestazioni tecniche della connessione e la qualità effettivamente percepita dall’utente.

A questi elementi si aggiungono progressivamente le funzionalità abilitate dall’intelligenza artificiale, come la riduzione del rumore in tempo reale, il miglioramento della voce, la trascrizione automatica e la traduzione simultanea.

Secondo Ookla, la diffusione di queste applicazioni richiederà di ampliare le metodologie di benchmarking, includendo anche le caratteristiche dei dispositivi e il comportamento dei servizi di comunicazione basati su Internet.

Gli attuali test controllati, infatti, spesso utilizzano segnali audio immessi direttamente nei terminali, escludendo parte dei processi che intervengono quando la voce viene acquisita attraverso i microfoni e successivamente elaborata dai sistemi software.

La valutazione dovrà quindi considerare anche le funzionalità che operano a livello applicativo e il modo in cui la rete assegna priorità al traffico vocale, comprese le comunicazioni gestite dalle piattaforme OTT.

Per gli operatori, questa evoluzione amplia il perimetro della qualità del servizio. La capacità di stabilire rapidamente una chiamata resta un indicatore importante, ma l’esperienza vocale sarà sempre più influenzata dall’interazione tra infrastruttura mobile, terminali e applicazioni intelligenti.

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