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Accordo Italia-Cina, Salvini: “Tutelare reti Tlc”. Ma il Mise precisa: “Non c’è in ballo il 5G”

Il pressing degli Usa sul progetto della via della Seta crea l’ennesimo attrito fra Lega e 5Stelle. Il ministro dell’Interno invoca sicurezza sulle infrastrutture di telecomunicazioni mentre il Ministero dello Sviluppo economico riaccende i riflettori sul nuovo Centro di valutazione e certificazione nazionale. Per la cui operatività manca però all’appello il decreto

11 Mar 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

L’interesse nazionale va tutelato, soprattutto quando si parla di telecomunicazioni e dati sensibili”: con queste parole il ministro dell’Interno Matteo Salvini interviene sulla questione della tutela delle reti di Tlc che sta tenendo banco da mesi a seguito dell’esplosione del “caso Huawei” a livello internazionale e in particolare delle pressioni del presidente Usa Donald Trump sui Paesi alleati affinché l’azienda cinese sia tenuta fuori dalla realizzazione delle reti 5G.

L’orientamento italiano sulla questione non è ancora stato ufficializzato anche se il Mise nelle scorse settimane ha smentito alcuni rumors di stampa relativi ad un’imminente messa al bando delle società cinesi: “Con riferimento agli articoli di stampa su una presunta messa al bando delle aziende Huawei e Zte dall’Italia in vista dell’adozione della tecnologia 5G, il Ministero dello Sviluppo Economico smentisce l’intenzione di adottare qualsiasi iniziativa in tal senso – si legge in una nota del Mise –. La sicurezza nazionale è una priorità e nel caso in cui si dovessero riscontrare criticità – al momento non emerse – il Mise valuterà l’opportunità di adottare le iniziative di competenza”. A seguito dell’intervento di Salvini contestualmente all’accordo Italia-Cina sul progetto della Via della Seta, il Mise con una nota ha pronatmente puntualizzato che “il Memorandum of Understanding tra Italia e Cina non comprende alcun accordo inerente la tecnologia del 5G”.

Il ministero ha inoltre ricordato l’istituzione, presso l’Iscti (Istituto Superiore delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell’Informazioni), del Centro di valutazione e certificazione nazionale (Cvnc) “per la verifica delle condizioni di sicurezza e dell’assenza di vulnerabilità di prodotti, apparati, e sistemi destinati ad essere utilizzati per il funzionamento di reti, servizi e infrastrutture strategiche, nonché di ogni altro operatore per cui sussiste un interesse nazionale”, si legge sul sito del Mise. “Si tratta di una delle azioni qualificanti per la costruzione dell’architettura nazionale sulla sicurezza cibernetica, tracciata per la prima volta dal Dpcm del 24 del gennaio 2013”. Per l’operatività del Cvcn bisognerà però attendere il decreto applicativo che dovrà essere emanato dal direttore dell’Icsti.

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