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Accenture: “Telco, un motore per il decollo dei servizi digitali”

Il manager partner Tlc&Media Jannelli: serve che gli operatori facciano uno scatto in avanti nella catena del valore. C’è spazio per una ripresa del mercato a patto che l’Italia scommetta sullo sviluppo di professionalità Ict

07 Ott 2010

Il motore dell’Ict in Italia è arretrato rispetto al trend
globale, per farlo ripartire è necessario avviare un circolo
virtuoso agendo contemporaneamente su domanda, infrastrutture e
servizi, dando agli operatori delle Tlc il ruolo di spinta
propulsiva. E’ questo uno dei punti chiave per “giocarsi il
futuro” secondo Accenture, presente all’appuntamento di Between
a Capri.

In un contesto nazionale "arenato tra diffusione non omogenea
delle infrastrutture e scarsa propensione delle imprese italiane
all’adozione di soluzioni digitali, serve che gli operatori Tlc –
dice l'azienda – facciano uno scatto in avanti nella catena del
valore, passando da una pura gestione della rete alla realizzazione
e gestione di servizi alla base delle applicazioni destinate ai
clienti".

“Funzioni decisive come l’identificazione digitale e i
pagamenti certificati – sostiene infatti Giuseppe Jannelli,
managing partner Tlc&Media di Accenture – sono un primo esempio di
applicazioni necessarie per una capillare adozione dei servizi Ict
e sono l’area in cui gli operatori Tlc possono avere un ruolo
determinante. Gli operatori sono infatti i migliori candidati per
la realizzazione e la gestione, insieme a player come Accenture,
dello strato di piattaforme su cui poggiano le applicazioni
fondamentali per l’accelerazione della digital roadmap”.

Lo sforzo degli operatori per ampliare il proprio mercato deve
essere però parallelamente accompagnato dalla loro convergenza
verso regole condivise per lo sviluppo della rete e da incentivi
alla domanda. Questi ultimi devono favorire nei consumatori e nelle
imprese l’adozione dei nuovi servizi messi a disposizione
dall’era della digitalizzazione.

“Le imprese italiane – spiega Jannelli – sono ancora in ritardo
nella capacità di uso delle soluzioni informatiche, web 2.0 e
digitali; il confronto con altre realtà comparabili – per
dimensione e geografia – è nettamente perdente. Chi dice che sia
solo la domanda ad essere carente, o l’infrastruttura, vede solo
una parte del problema e non adotta soluzioni adeguate
all’urgenza di un intervento che agganci la ripresa e dia
competitività al sistema. Far ripartire il motore si può, esiste
un alto potenziale di crescita e la domanda di servizi è alta, ma
serve attivare quel circolo virtuoso tra infrastrutture adeguate,
domanda e servizi che può ampliare il business degli operatori e
far decollare la digitalizzazione del Paese. E’ fondamentale
investire nei centri Ict – spiega Jannelli al Convegno di Between
– e negli Innovation&Industry Hub come il nostro Centro mondiale di
Innovazione per i servizi Broadband (ABIC), con sede a Roma, che
oggi dall’Italia serve clienti quali Telstra, Comcast e Korea
Telecom”.

Ma non basta, perché a questa azione è necessario affiancare una
particolare attenzione alle strategie di sviluppo delle risorse
professionali nell’Ict in Italia.

L’evoluzione del mercato globale e degli investimenti in Ict
chiede capacità e flessibilità nell’attivazione delle risorse
sui progetti: “Accenture investe ingenti risorse in Italia, ma
non riusciamo a trovare tutte le professionalità richieste. Ad
esempio, in uno dei nostri centri Ict a Napoli, abbiamo difficoltà
ad assumere gli specialisti necessari, perché il bacino non è
sufficiente. Se non saremo pronti a sviluppare direttamente in
Italia professionalità Ict secondo modalità e standard
internazionali, rischiamo di perdere progetti generatori di
sviluppo per l’economia dell’intero Paese, come dimostra la
tendenza all’offshoring “, ha concluso Jannelli.

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