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Acta, Isp sul piede di guerra: “Non faremo i poliziotti del Web”

Internet provider, telco e cable company uniscono le forze e lanciano l’sos alla Commissione Ue: “Serve una supervisione democratica. Si rischia di mandare all’aria la normativa europea”

30 Giu 2010

Lo sviluppo della Società dell’informazione europea e del
Mercato unico digitale sono a rischio se alcuni provvedimenti molto
controversi dovessero entrare nella versione finale dell'Acta,
l'accordo internazionale anti-contraffazione: è questa la
convinzione dei principali provider di servizi di comunicazioni
elettronica dell’Europa che hanno rivolto un appello alla
Commissione europea e alle altre parti coinvolte nei negoziati,
riunite oggi a Lucerna (Svizzera).

L'appello riunisce operatori fissi e mobili, Isp e aziende del
cavo, rappresentati da Etno, Gsma, Cable Europe e EuroIspa, che
chiedono che sia mantenuta “una supervisione democratica della
nuova legislazione fino alla conclusione delle trattative”.

L’accordo finale dell’Acta deve escludere, dicono le telecom
dell'Ue, provvedimenti che minano il quadro normativo
esistente, ostacolano lo sviluppo dei nuovi servizi elettronici e
limitano i diritti alla privacy dei cittadini europei, anche
perché tutto questo contravverebbe agli obiettivi della Digital
agenda for Europe.

I provider di comunicazioni elettroniche sono in particolare
preoccupati da una serie di provvedimenti che contraddicono
notevolmente l’acquis comunitario (l'insieme dei diritti e
degli obblighi giuridici e degli obiettivi politici che accomunano
e vincolano gli Stati membri dell’Ue). In base a quanto prevede
la bozza dell’Acta, la portata delle sanzioni criminali si
allargherebbe oltre il quadro legale esistente nell'Unione, che
si limita all’infrazione di natura commerciale, e cercherebbe
l’abolizione del principio di “mere conduit”, imponendo
responsabilità civile e penale agli Isp per i contenuti veicolati
attraverso le loro reti, contraddicendo la eCommerce Directive.

I provider europei si dicono ancora contrari  a ogni tentativo di
introdurre un sistema in cui entità private come gli Isp siano
chiamate a controllare i contenuti delle comunicazioni tra
cittadini, assurgendo a “poliziotti” della rete. Ciò
metterebbe a rischio la “confidenzialità” delle comunicazioni
e abbasserebbe il livello di sicurezza legale necessaria agli Isp
per operare. Gli Isp non vogliono che la legge europea cambi per
azione di un trattato internazionale, e non per decisione degli
organi europei.

I provider di e-comunicazioni dell'Ue ribadiscono di essere 
convinti difensori della proprietà intellettuale, a favore della
quale, come sostiene la Digital Agenda, occorre agire non con le
sanzioni cercate dall'Acta, ma offrendo un’ampia scleta di
contenuti online legali e attraenti. Conclude l'appello: è
essenziale sviluppare le condizioni migliori perché l’accesso ai
contenuti online sia facilitato e per favorire lo sviluppo di nuovi
modelli di business.