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Agcom: scioperano i dipendenti. Ma L’Authority non ci sta: norme rispettate

Lavoratori in piazza il 14 giugno, in concomitanza con la presentazione della relazione annuale al Parlamento da parte del presidente Corrado Calabro. Nel mirino le politiche dell’ente su consulenze e trasferimenti. I sindacati scrivono a Napolitano e accusano: “Vergognosa la replica di Calabrò”

07 Giu 2011

È scontro tra sindacati e Agcom sullo sciopero indetto dai
lavoratori per il prossimo 14 giugno – giorno della relazione
annuale al Parlamento del presidente dell'authority, Corrado
Calabrò – per protestare contro le politiche messe in campo
dall'ente su retribuzioni e trasferimenti.
“L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in relazione
a quanto sostenuto in una nota da alcune sigle sindacali – si
legge una nota – respinge affermazioni che non corrispondono in
alcun modo alla realtà dei fatti.

"In questi anni i dipendenti dell’Agcom hanno avuto molto
sia sul piano dei trattamenti economici sia su quello degli
istituti giuridici – prosegue nella – Esiste però un limite che
non è consentito oltrepassare, tanto più in una situazione nella
quale, in Italia, a tutti – e in primo luogo ai dipendenti pubblici
– sono richiesti moderazione e comportamenti conseguenti: quello
della legge. L’Agcom, nei suoi atti, si è mossa e continuerà a
muoversi in linea con quanto le norme prescrivono, senza derogare
ai vincoli imposti a tutte le amministrazioni pubbliche in tema di
retribuzioni e di rigore di bilancio”.

Per tutta risposta i sindacati (Falbi-Confsal; Fiba-Cisl, Uilca-Uil
e Sibc-Fisav) hanno inviato una lettera al presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, per rivendicare la legittimità
della mobilitazione.
I sindacati – spiega una nota ritengono "vergognosa la replica
del Presidente Calabrò al comunicato diffuso dalle stesse nella
giornata di ieri sulle motivazioni circostanziate che stanno alla
base dello sciopero indetto per il 14 giugno pv. e della
manifestazione davanti alla Camera dei Deputati in occasione della
Relazione Annuale al Parlamento. Parole, quelle di Calabrò, lesive
della dignità di ciascun lavoratore dell’Agcom che non è certo
mosso da ingordigia, ma da grandissimo senso di responsabilità e
spirito di servizio nei confronti dei concittadini
italiani".

"In questo senso, vista la gravità dei comportamenti
dell’Agcom, ribadendo il carattere prettamente istituzionale e
per il rispetto delle regole dello sciopero del 14 giugno –
proseguono i sindacati –  le scriventi OO.SS hanno ritenuto
opportuno coinvolgere direttamente il Presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, quale massimo garante di tutti i cittadini
italiani e delle Istituzioni nazionali. Al Presidente Napolitano,
in una lettera del 26 maggio scorso, è stato richiesto un
intervento a tutela dell’Indipendenza della nostra Autorità, nel
rispetto della normativa nazionale e comunitaria, ribadendo a più
riprese che noi dipendenti Agcom siamo i primi a difendere
l’autonomia e la reputazione della nostra Autorità, consci
dell’importante ruolo regolamentare e di arbitro che la stessa
ricopre in un settore strategico e continuamente in evoluzione come
quello delle comunicazioni elettroniche".

Con lo sciopero i sindacati contestano in particolare il documento
interno con cui l'amministrazione "mette in discussione il
senso di responsabilità istituzionale" delle organizzazioni
sindacali. Questa comunicazione costituirebbe "un chiaro
ulteriore atto ostile di Calabrò nei confronti dei rappresentanti
dei lavoratori che non ha precedenti nel mondo sindacale".

Nel mirino dei sindacati anche le consulenze esterne ad personam e
i trasferimenti di personale dalla sede di Napoli a quella di Roma.
Tra le iniziative di mobilitazione adottate, la restituzione degli
inviti all'evento e una manifestazione a partire dalle 10 in
piazza Montecitorio. Calabrò "in sei anni non ha mai
sostenuto alcuna iniziativa di dialogo preferendo la linea
dell'ostruzionismo ad oltranza nei confronti dei
dipendenti", si legge in un comunicato firmato da Cisl, Falbi,
Sibc e Uil.

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