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Agcom, un bilancio e le sfide aperte della regolamentazione



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Reti, piattaforme, equo compenso, media e governance interna: ecco le priorità per rafforzare tutele, concorrenza e capacità di intervento dell’Autorità

Pubblicato il 16 lug 2026

Elisa Giomi

Commissaria Agcom



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Punti chiave

  • Misurare l’efficacia con risultati concreti (account riattivati, rettifiche, pubblicità illegali). Potenziare gestione dei reclami sulle piattaforme e favorire la ricerca.
  • Sorveglianza pubblica su economia dell’attenzione, bot e influencer: indicatori sul traffico non umano, responsabilità di committenti e piattaforme e regole per l’equo compenso.
  • Rafforzare controlli interni e nomine trasparenti per garantire indipendenza e pluralismo, regolare le consulenze e aggiornare la regolazione ex ante (es. FiberCop-TIM).
Riassunto generato con AI


In Agcom si lavora moltissimo. Delibere, consultazioni, tavoli europei, linee guida e procedimenti riempiono ogni anno centinaia di pagine. L’unità di misura più affidabile dell’efficacia di una Autorità indipendente, però, non è il numero degli atti ma quello degli account degli utenti riattivati, delle rettifiche trasmesse in tempo, degli squilibri nella visibilità dei candidati compensati prima del voto, delle pubblicità illegali fermate alla fonte e dai mercati resi più concorrenziali.

In occasione della presentazione della relazione annuale 2026, allora, provo a tracciare un bilancio e qualche proposta concreta per le aree con maggiori margini di miglioramento, su cui sarebbe importante convogliare competenze e risorse dell’istituzione di cui mi onoro di far parte.

Reclami sulle piattaforme, servono interventi più efficaci

Partiamo dalle piattaforme online e da un tema caro all’utenza: i reclami. Nel 2025 Agcom ne ha ricevuti circa 170: un numero irrisorio se si pensa ai problemi presenti quotidianamente sul web. Si tratta soprattutto di sospensioni o limitazioni di account motivate in modo insufficiente, di misure considerate sproporzionate e sistemi di ricorso messi a disposizione delle piattaforme ma difficili da usare. Sul totale dei reclami, soltanto 38 pratiche sono state trasmesse ai coordinatori dei Paesi in cui hanno sede le piattaforme e, alla data della relazione, nessuna aveva ottenuto un esito definitivo. L’Autorità riconosce che l’assenza di termini europei uniformi può prolungare il danno economico e creare tutele diseguali. E’ un buon punto di partenza, adesso però serve potenziare l’efficacia degli interventi, imporre rimedi provvisori nei casi più gravi e chiedersi se l’archiviazione immediata, da parte degli uffici, di tre reclami su quattro non indichi una inaccessibilità del portale al cittadino medio.

Lo stesso scarto tra procedura e risultato emerge nell’accesso ai dati delle piattaforme. Agcom ha predisposto una pagina e un punto di contatto, ma nel 2025 nessun ricercatore italiano ha presentato richieste: un sintomo dell’assenza di accordi con università, laboratori e assistenza operativa interdisciplinare, elementi fondamentali per dare impulso a quella ricerca indipendente senza la quale proliferano disinformazione, hate speech e rischi per i minori…che peraltro, come emerge proprio dall’ultimo rapporto di ricerca dell’Autorità sui bisogni di alfabetizzazione mediatica e digitale, preoccupano 3 italiani su 4.

Economia dell’attenzione, bot e traffico artificiale

Ravviso l’esigenza di potenziare l’attività di vigilanza e misurazione anche su due altri fronti, strettamente imparentati: l’economia dell’attenzione e gli influencer. Visualizzazioni, follower e commenti attirano investimenti pubblicitari e reputazione, ma possono essere prodotti da bot, account falsi o reti coordinate. Le direttive Agcom affidano un ruolo centrale ai Joint Industry Committee e prevedono verifiche, ma non pongono al centro un indicatore pubblico e autonomo sul traffico non umano e sulle interazioni false. Il rischio è che quello che viene certificato con grande precisione sia in realtà un consenso artificialmente fabbricato o gonfiato.

Occorre soprattutto rendere pubblici i risultati della vigilanza, che sui contenuti illeciti e dannosi degli influencer non sembrano evidenziare i problemi effettivi invece riscontrabili quotidianamente da ciascuno di noi sul web. Nella pubblicità del gioco d’azzardo per esempio non basta colpire creator o contenuto: bisogna anche risalire al committente, all’agenzia, agli intermediari e alla piattaforma che amplifica il messaggio. Le regole sugli influencer, poi, non possono essere integrate e completate attraverso l’adozione di FAQ senza sottoporle a consultazione pubblica.

Equo compenso, il valore deve arrivare a chi produce i contenuti

Un tema capitale dell’ecosistema digitale riguarda poi l’informazione e la sua catena del valore. Qui sarebbe importante perfezionare il meccanismo alla base dell’equo compenso. E’ vero che la Corte di giustizia ha chiarito che la remunerazione deve essere il corrispettivo dell’autorizzazione all’uso e che l’editore deve poter rifiutare o concedere gratuitamente tale autorizzazione. E’ altrettanto vero che il corrispettivo deve essere correlato all’uso. Il problema sta nel rimedio scelto dal Consiglio di Agcom. Trasferire risorse dalle piattaforme agli editori con una sorta di prelievo forzoso in percentuale dei ricavi non ha nulla di equo. Bisogna innanzitutto mettere i titolari del diritto d’autore nelle condizioni di poter determinare il prezzo d’uso delle proprie opere. Gli artisti hanno dimostrato che questo modello di negoziazione è possibile, ed è questa la via da seguire, a mio parere. Anche perché un accordo fra una grande piattaforma e un grande editore non è automaticamente equo per chi ha prodotto il contenuto. Quanta parte del valore arriva ai giornalisti, ai freelance, agli artisti e agli altri autori che l’opera la realizzano in concreto?

FiberCop-TIM e il superamento della regolazione ex ante

Nel settore delle comunicazioni elettroniche, non si può non menzionare il caso FiberCop-TIM: il primo test di mercato dopo istruttorie regolatorie durate più di 5 anni ha prodotto contestazioni sui listini, ricorsi amministrativi e un’azione di TIM davanti al Tribunale di Milano, con ciò certificando il più grande fallimento della storia della regolazione settoriale, assieme ad un’evidenza incontrovertibile: la regolazione ex ante così come l’abbiamo vista negli ultimi 25 anni è ormai superata. Anche qui occorre una cornice regolatoria che metta le parti in condizione di negoziare in buona fede evitando la possibilità di imporre clausole vessatorie e discriminatorie.

Diritto di rettifica e prominence nei media

Venendo ai media, nel corso di questo anno a mio parere sono emerse due criticità su tutte. La prima riguarda il diritto di rettifica, rispetto a cui Agcom deve proteggere la dignità della persona senza trasformarsi in un ente di certificazione della verità, garantendo uniformità di tutele e evitando censure indirette. Una certa “porosità” del concetto di tutela, incline a divenire protezione di posizioni esistenti, si è riscontrata anche in riferimento alla prominence: attribuire un vantaggio ad un intero canale commerciale che opera a scopo di lucro significa includere pubblicità e intrattenimento nel concetto di “interesse generale”. E promuovere le opere europee non dovrebbe significare orientare paternalisticamente il gusto degli utenti attraverso rilievi algoritmici obbligatori!

Par condicio, il controllo deve spostarsi sulle piattaforme

C’è poi il perdurante tema della par condicio, dove una decisione tardiva equivale spesso a una decisione inutile. Qui la mia proposta è che Agcom pubblichi i tempi completi di ogni procedimento e dimostri che le sanzioni superano il vantaggio ottenuto, così da scongiurare una “pay condicio” in cui ricevere una multa è costo sopportabile per avere più visibilità. In ogni caso, continuare a perfezionare soltanto il controllo televisivo significa concentrarsi su un frammento sempre più piccolo del problema. Dobbiamo spostare il baricentro dell’attenzione sulle piattaforme, dove la propaganda politica si “camuffa” in modo diffuso e sistematico dietro la comunicazione istituzionale degli esponenti sui social che così si giovano del proprio ruolo e seguito, ricevendo un ordine di rettifica anche diversi mesi dopo il termine delle elezioni…

Controlli interni, indipendenza e pluralismo

Infine, desidero dare un contributo al rafforzamento della dimensione istituzionale e organizzativa, che ho molto a cuore. Stante la missione di Agcom, l’urgenza a mio parere è la qualità dei controlli interni, da cui discendono indipendenza e credibilità esterna. Gli organi previsti a tal fine, come il Comitato etico e la Commissione di garanzia e controllo, sono nominati dal Consiglio senza una procedura pubblica e criteri selettivi trasparenti. Si genera così un paradosso: se il soggetto chiamato a giudicare è la maggioranza di quel Consiglio, il dissenso motivato della minoranza viene vissuto e narrato come danno all’istituzione anziché come contributo fattivo. E’ un grosso problema, perché il pluralismo dei punti di vista, in particolare sui temi divisivi, è alla base di una regolazione di alta qualità.

Consulenze, incarichi e competenze specialistiche

E qui si innesta un tema delicatissimo. Come spiegato dal Presidente dell’Anticorruzione, oggi la corruzione non avviene solo attraverso tangenti ma anche e soprattutto con consulenze non necessarie o attribuite “intuitu personae”, incarichi opachi, selezioni poco competitive e poco trasparenti, conflitti tra controllore e controllato, commistione tra direttori degli uffici e componenti degli organi decisionali. Un esempio su tutti: comandi, distacchi e staff “fiduciari” sono legittimi, certo, ma dovrebbero essere accompagnati da manifestazioni di interesse, esplicitazione di criteri di selezione, costi, durata, candidati e risultati attesi. Lo stesso criterio di “continenza” e specializzazione dovrebbe orientare il reclutamento: una regolazione dominata dalle competenze giuridiche fatica a controllare algoritmi, pubblicità digitale e infrastrutture complesse. Servono più informatici, ingegneri, statistici ed economisti dei dati.

Attenzione, però: occorre evitare che il criterio della specializzazione divenga una barriera, come accaduto nei rapporti con le altre autorità, soprattutto quando le competenze sono limitrofe. Agcom e Antitrust devono e possono intervenire in parallelo quando la stessa condotta lede utenti e consumatori, perché il DSA non cancella il Codice del consumo che resta pienamente efficace.

Una separazione netta tra indirizzo e istruttoria

Soprattutto: servono garanzie sull’indipendenza dell’operato sia del personale sia degli organi collegiali, prodotte dal rispetto di standard di imparzialità elevatissimi. Parlo di trasparenza e collegialità degli incontri del Consiglio e degli Uffici con gli operatori, del divieto di contatti informali, della separazione netta tra indirizzo collegiale e istruttoria degli uffici, di controlli etici realmente etici.

Un’autorità indipendente deve essere una casa di cristallo e non può avere, per definizione, nulla da nascondere.

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