Entro il 2030 il 38% degli utenti smartphone prevede di utilizzare applicazioni di AI agentica, capaci di svolgere attività in autonomia per conto delle persone. Oggi la percentuale si ferma al 4%. Anche l’utilizzo quotidiano dell‘intelligenza artificiale è destinato a crescere: dalla metà degli utenti attuali a circa due terzi entro la fine del decennio. Una diffusione che potrebbe modificare sensibilmente i flussi di traffico sulle reti mobili, aumentando soprattutto la quantità di dati trasmessi dai dispositivi verso i servizi cloud.
Lo scenario emerge dallo studio “An agentic life: How consumer AI usage is shaping future network needs“, realizzato da Ericsson ConsumerLab attraverso oltre 43mila interviste in 27 mercati, Italia compresa. La ricerca analizza l’evoluzione delle abitudini digitali e le possibili conseguenze per gli operatori di telecomunicazioni. I dati riferiti al 2030 esprimono le aspettative dichiarate dai consumatori, raccolte tra il 2025 e il 2026, e non costituiscono previsioni certe sull’adozione delle tecnologie.
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AI super user, il 30% degli utenti genererà oltre l’80% delle attività
Per comprendere come cambieranno i consumi digitali, Ericsson ha concentrato parte dell’analisi sugli AI super user, utilizzatori particolarmente intensivi dell’intelligenza artificiale, che interagiscono con diversi servizi attraverso testo, voce, immagini, video e documenti.
Attualmente rappresentano circa il 10% degli utenti smartphone a livello globale, ma entro il 2030 potrebbero raggiungere il 30%, generando oltre l’80% delle attività legate all’AI.
Il loro comportamento offre indicazioni sulle abitudini che potrebbero diffondersi progressivamente tra il resto della popolazione. Nel 2030 un AI super user potrebbe utilizzare attivamente l’intelligenza artificiale per almeno 5,5 ore al giorno, ricorrendo a cinque o più applicazioni per svolgere oltre 60 attività quotidiane. A queste si aggiungerebbero almeno 15 caricamenti di contenuti, con interazioni distribuite su quattro o più dispositivi e in almeno tre luoghi differenti.
Il cambiamento riguarda anche le modalità di accesso ai servizi. Negli Stati Uniti e in Europa l’89% degli utenti ricorre ancora prevalentemente alle richieste testuali, mentre in Asia-Pacifico e America Latina quasi un consumatore su quattro utilizza già interazioni che comprendono voce, immagini, video e documenti.
Entro il 2030, sei mercati asiatici, tra cui Cina, India, Indonesia e Thailandia, potrebbero superare il 40% di utenti quotidiani di AI multimodale intensiva, contro una media globale del 30%.
Italia, l’adozione resta sotto la media mondiale
Anche in Italia il ricorso all’intelligenza artificiale è destinato ad aumentare, sebbene da livelli inferiori rispetto al quadro internazionale.
Oggi il 38% degli utenti smartphone italiani utilizza quotidianamente l’AI, una quota che potrebbe salire al 56% entro il 2030, rispetto ai due terzi attesi a livello globale.
Il divario emerge soprattutto nelle applicazioni più avanzate. Gli AI super user rappresentano attualmente il 5% degli utenti italiani e potrebbero raggiungere il 19% entro la fine del decennio, mentre la quota di chi utilizza funzionalità agentiche passerebbe dal 3% al 25%.
Anche la diffusione su più dispositivi mostra margini di crescita: il 27% degli intervistati italiani prevede di accedere ai servizi AI attraverso un’ulteriore categoria di terminali.
I risultati collocano quindi il mercato nazionale in una fase di adozione meno avanzata rispetto alla media mondiale, pur mostrando aspettative di crescita significative per tutte le principali modalità di utilizzo.
Agenti autonomi, cambia il rapporto tra utenti e servizi digitali
L’aspetto più innovativo dello scenario delineato da Ericsson riguarda la possibilità di delegare attività agli agenti AI, lasciando che siano le applicazioni a eseguire operazioni e interagire con altri sistemi digitali.
Gli impieghi comprendono il confronto dei prezzi, la gestione degli appuntamenti e degli acquisti ricorrenti. Secondo gli intervistati, affidare queste attività agli assistenti intelligenti potrebbe far risparmiare circa un’ora al giorno di tempo trascorso davanti allo schermo.
La diffusione è ancora limitata, ma presenta una forte concentrazione tra gli utilizzatori più evoluti: quattro persone su cinque che già ricorrono all’AI agentica appartengono alla categoria degli AI super user.
Le conseguenze per le telecomunicazioni riguardano soprattutto le operazioni eseguite in background. Un agente può verificare informazioni, interrogare piattaforme e coordinare più servizi attraverso numerose chiamate API, anche senza una richiesta esplicita dell’utente per ogni singolo passaggio.
Questa modalità di funzionamento apre una riflessione sui modelli commerciali degli operatori. Il ConsumerLab ipotizza che, in futuro, gli agenti possano richiedere prestazioni di connettività specifiche per completare determinate operazioni, acquistando livelli di servizio garantiti anche per periodi molto brevi.
Le offerte potrebbero così evolvere oltre i tradizionali piani basati sul volume di dati, includendo servizi associati alle prestazioni necessarie per raggiungere un determinato risultato. Si tratta di un’ipotesi ancora esplorativa, sulla quale Ericsson prevede ulteriori approfondimenti.
Reti mobili, il traffico uplink potrebbe quintuplicare nelle città
L’evoluzione delle applicazioni AI introduce nuove esigenze nella gestione delle infrastrutture. Se negli ultimi anni lo streaming video ha sostenuto soprattutto la crescita del traffico in download, le interazioni multimodali e gli agenti autonomi potrebbero aumentare considerevolmente la quantità e la frequenza dei dati inviati dai terminali verso la rete.
Una stima dell’impatto arriva dall’Ericsson Mobility Report di giugno 2026. Nelle aree urbane, nello scenario di adozione intermedia dell’intelligenza artificiale, il traffico uplink potrebbe triplicare entro il 2031 rispetto al 2025, mentre nello scenario di diffusione più elevata potrebbe aumentare di cinque volte.
Alla capacità di trasmissione si aggiunge l’importanza della reattività. Per gli AI super user, la soddisfazione relativa ai tempi di risposta dell’intelligenza artificiale pesa sulla valutazione complessiva della rete circa 2,5 volte più che per gli utenti medi.
Nel dettaglio, questo parametro contribuisce per circa il 20% alla soddisfazione complessiva degli utilizzatori intensivi, contro l’8% registrato tra i possessori di smartphone in generale.
Il ConsumerLab precisa che attualmente una parte prevalente dei tempi di risposta dipende dalle operazioni di calcolo e inferenza dei modelli. Tuttavia, la diffusione di applicazioni interattive e di sistemi capaci di eseguire sequenze autonome renderà sempre più importanti latenza prevedibile, continuità delle connessioni e gestione affidabile della segnalazione, soprattutto nei contesti caratterizzati da un’elevata concentrazione di utenti.
Andrea Missori, presidente e amministratore delegato di Ericsson Italia, collega queste prospettive alla necessità di proseguire gli investimenti infrastrutturali.
«Analizzare i comportamenti digitali dei consumatori e le loro aspettative nei confronti della AI, ci aiuta a capire anche come devono evolvere le reti mobili. La crescente interazione con gli agenti AI, l’aumento dei dati inviati alla rete e l’utilizzo di più dispositivi, richiederanno di continuare a investire nell’evoluzione delle reti, per garantirne capacità, qualità e affidabilità».
Smart glasses, l’intelligenza artificiale esce dallo smartphone
La trasformazione delle abitudini digitali coinvolgerà anche i dispositivi utilizzati per accedere alle applicazioni. Lo smartphone dovrebbe rimanere il principale terminale di riferimento, ma quasi un terzo degli utenti a livello globale prevede di utilizzare l’AI su una nuova tipologia di dispositivo entro il 2030.
Tra le soluzioni emergenti, Ericsson dedica particolare attenzione agli smart glasses dotati di funzionalità intelligenti, analizzati attraverso oltre 8mila interviste aggiuntive condotte in otto mercati.
I primi risultati mostrano cambiamenti nelle attività quotidiane. Il 66% dei possessori dichiara di aver aumentato la condivisione di contenuti sui social media dopo l’adozione degli occhiali, il 62% segnala una maggiore frequenza nello scatto di fotografie e nella registrazione di video, mentre il 58% riferisce un incremento del live streaming.
Anche i contesti di utilizzo sono significativi: il 57% ricorre agli smart glasses durante gli spostamenti e il 42% in ambienti ad alta densità di persone, come stadi e sedi di eventi.
In queste situazioni, la disponibilità delle risorse radio può incidere direttamente sulla qualità dell’esperienza. La ricerca segnala inoltre due ostacoli alla diffusione su larga scala: l’autonomia delle batterie e le preoccupazioni per la privacy delle persone presenti negli ambienti in cui vengono utilizzati i dispositivi.
Sicurezza AI, nuove opportunità per gli operatori
La possibilità che gli assistenti intelligenti eseguano operazioni autonome solleva interrogativi anche sulla verifica dell’identità e sulla protezione delle informazioni personali.
Secondo il ConsumerLab, oltre la metà degli utilizzatori quotidiani di AI a livello globale teme fortemente che assistenti falsi o compromessi possano agire per loro conto. In Italia la percentuale si attesta al 45%.
La preoccupazione riguarda soprattutto le applicazioni che accedono a dati personali, consultano servizi digitali o possono effettuare operazioni senza richiedere continuamente un’autorizzazione.
Su questo fronte emerge un possibile spazio di sviluppo per le telecomunicazioni. Tra i soggetti esaminati dalla ricerca, gli operatori risultano i più affidabili agli occhi dei consumatori per verificare l’identità degli assistenti AI, davanti ai fornitori di sistemi operativi, agli sviluppatori di intelligenza artificiale, ai produttori di dispositivi e alle aziende di cybersecurity.
La fiducia attribuita alle telco appare particolarmente significativa in diversi Paesi europei, tra cui Germania, Francia, Grecia, Irlanda e Svezia. Per gli operatori si prospetta quindi la possibilità di sviluppare servizi di autenticazione e verifica, affiancando alle prestazioni della connettività ulteriori garanzie sulla sicurezza delle interazioni digitali.
«Gli operatori di telecomunicazioni possono contribuire a costruire la fiducia necessaria affinché le persone utilizzino le applicazioni AI in sicurezza. È un ruolo che conferma la centralità delle reti come infrastruttura critica essenziale per cittadini e imprese», conclude Missori.




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