Il più delle volte quando si dice che oggi, in Italia, i servizi di telecomunicazione sono considerati alla stregua di una commodity, si intende dare all’affermazione un senso dispregiativo. Il sottotesto è che le Tlc abilitatore – lungi dall’essere un abilitatore dell’innovazione digitale e dello sviluppo economico del Paese – sono date per scontate ed è assolutamente normale che i servizi offerti dagli operatori debbano costare poco. “Magari fossero davvero considerate commodity! Quanto meno i tariffari si adeguerebbero all’inflazione come succede per altri servizi essenziali, a partire da quelli energetici, e gli operatori disporrebbero di capacità di spesa sufficienti a garantire l’evoluzione di un’infrastruttura per la connettività adeguata ai tempi che stiamo vivendo”. A parlare è Andrea Missori, presidente e amministratore delegato di Ericsson Italia, che CorCom ha incontrato ieri a Milano in occasione di un evento dedicato alla stampa specializzata. Commentando l’ultima edizione del Mobility Report, Missori ha analizzato la situazione italiana soprattutto alla luce dell’effettivo sviluppo della rete 5G Standalone.
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Il tema del consolidamento come leva di crescita
“Il problema è che in Italia non abbiamo ancora lanciato la tecnologia. È vero, WindTre ha da poco annunciato la prima offerta commerciale (riservata al B2B, ndr), ma di fatto siamo solo all’inizio dell’implementazione di capacità di connettività differenziata”, ha detto Missori. “Colpa anche dell’effettiva penetrazione del 5G Standalone: in Italia è stato aggiornato solo il 30% delle stazioni radio, mentre in altri Paesi sono molto più avanti. Senza citare i primi della classe, che raggiungono soglie del 90%, basti pensare alla Grecia, che ci ha superato puntando sulle applicazioni premium che favoriscono la sua vocazione turistica (basti pensare alla connettività sui traghetti) e sull’Fwa, che aiuta a portare l’ultrabroadband in territori non facilmente raggiungibili dalla fibra”.
E secondo il numero uno di Ericsson in Italia siamo rimasti indietro perché “l’ipercompetitività ha distrutto il mercato. Manca il ritorno sull’investimento, ed è qui che per me si svela il paradosso di quella comunicazione che vuol far passare le telco come commodity. Se questo fosse vero, allora sarebbero l’unica commodity in deflazione”.
Rimediare a questo stato di cose significa fare rapidamente chiarezza sulle regole di riassegnazione dello spettro, previsto per il 2029, rafforzare il processo di consolidamento intra e inter country e aiutare gli operatori europei a raggiungere la scala minima per garantire la realizzazione delle infrastrutture che occorrono con una logica di sostenibilità. “A livello europeo col passaggio a Henna Virkkunen come commissaria per le tecnologie digitali e di frontiera, c’è stato un netto cambio di passo, e quello che vediamo accadere per esempio in Francia (la cessione degli asset di Sfr alla cordata Bouygues-Iliad-Orange, ndr) e in Romania (la concentrazione e l’espansione di Digi, ndr) ne è un segnale. Ma anche il piano di Ran sharing annunciato da Tim e Fastweb+Vodafone è da accogliere positivamente. E lo dico da ceo di una società che rischierebbe di perdere contratti se il progetto dovesse andare in porto. Ma penso sia meglio avere pochi clienti sani che tanti clienti malati. Tra le altre cose, vedo con favore anche l’operazione lanciata da Poste su Tim: abbiamo finalmente l’opportunità di avere un vero champion nazionale con una massa critica rilevante sul fronte del Cloud, dei data center e del 5G”.
Mobility report: accelera la diffusione del 5G, cresce il traffico in uplink
Si tratta del resto di un percorso obbligato se l’Italia non vuole perdere ulteriore terreno rispetto ai partner internazionali che hanno già abbracciato la tecnologia. La nuova edizione del Mobility Report evidenzia infatti che gli abbonamenti 5G nel mondo hanno superato la soglia dei 3 miliardi, con 162 milioni di nuove sottoscrizioni solo nei primi tre mesi del 2026. La crescita continuerà a ritmo sostenuto, con una previsione di oltre il doppio degli abbonamenti entro la fine del 2031, per un totale di 6,4 miliardi.
La crescita degli utenti si affianca a un importante cambiamento nel traffico dati: molti operatori, infatti, segnalano che il traffico verso la rete (in uplink) aumenta più velocemente del traffico in downlink, fino a questo momento predominante. “Un dato confermato per l’Italia dal rapporto Agcom, secondo cui negli ultimi due anni, il traffico in uplink è aumentato del 68% contro il 36% di quello in downlink”, ha rimarcato Missori.
Allo stesso tempo, cresce in tutto il mondo il numero di offerte commerciali di servizi con connettività differenziata, che si basano su funzionalità di network slicing attive su reti 5G Standalone. A fine 2025, d’altra parte, 390 operatori avevano già lanciato servizi 5G e oltre 90 offrivano già il 5G Standalone, con l’offerta di connettività differenziata che è passata da 65 a 84 proposte a livello globale in soli sei mesi: gli operatori sfruttano il network slicing del 5G Standalone per riservare ai diversi use case una “fetta” di rete dedicata, garantendo così ai clienti i livelli di qualità del servizio richiesti.
“In generale, la velocità di penetrazione del 5G è seconda solo a quella dell’AI”, ha commentato Missori, “ma si tratta di un tasso di adozione che varia moltissimo da regione a regione. Se negli Usa si arriva alla soglia dell’85% e in Cina a quella del 95%, l’Europa mette a segno un modesto 6%. E non perché manchino le infrastrutture di rete, ma perché non ci sono utenti e terminali”.
Cloud, AI e 5G sono tecnologie che non possono vivere separate
In questo scenario, il ritardo italiano è per l’appunto più accentuato che in altri Paesi, proprio perché gli operatori, tra margini ridotti e incertezza sulla licenza per le frequenze, tendono a non investire in ecosistemi abilitanti.
“Eppure dovrebbe essere ormai chiaro che Cloud, intelligenza artificiale e 5G sono tecnologie strettamente interconnesse, e non possono vivere separate”, ha rimarcato Missori. “Se il Cloud è ormai universalmente accettato come una strutturazione dell’informazione che va da un centro alla periferia, il ruolo dell’AI risulta meno ovvio, anche a causa della sua rapida evoluzione: l’intelligenza artificiale generativa è stata il primo passaggio, e ora gli esperti ci dicono che stiamo entrando nell’era dell’AI agentica. Il prossimo step sarà quello dell’AI fisica, che presupporrà livelli di interazione con l’edge che cresceranno in modo progressivo. È qui che il 5G diventa indispensabile, non solo per permettere una connessione a bassa latenza nel mondo degli oggetti connessi e autonomi, ma soprattutto per gestire in modo simmetrico uplink e downlink, ottimizzando di volta in volta lo spettro disponibile.
“Ribilanciare il traffico vuol dire cambiare totalmente il paradigma con cui vengono progettati, costruiti e utilizzati i network”, ha spiegato Missori. “In questo senso l’AI ricopre un ruolo duale. Soprattutto per chi fa il nostro mestiere, non è semplicemente una tecnologia da distribuire attraverso la rete, è anche una tecnologia che genera impatti positivi per la rete, mettendo a disposizione di chi gestisce i network un motore in grado di ottimizzare lo spettro, che è la risorsa più costosa e scarsa per qualsiasi telco. Non solo, si sta rivelando fondamentale anche per perfezionare le tecniche di manutenzione predittiva e per potenziare l’algoritmica per la gestione del traffico e la riduzione del consumo energetico”.
A chiudere il cerchio c’è il tema della sovranità tecnologica. Missori non si nasconde dietro un dito: “In Europa su Cloud e AI scontiamo un ritardo difficilmente colmabile rispetto a Usa e Cina, ma abbiamo la fortuna di avere due campioni delle Tlc, Ericsson e Nokia. Di fatto, il 5G è l’unico campo in cui siamo padroni della partita, e per mantenere il vantaggio su questo verticale sarà necessario non solo investire in aziende che generano ritorni, ma anche in chi dà maggior garanzie di sicurezza rispetto alla gestione della tecnologia”.
Per Narvinger è il nuovo ceo di Ericsson
Contestualmente alla pubblicazione del Mobility Report, Ericsson ha annunciato le dimissioni di Börje Ekholm che, dopo oltre nove anni come presidente e amministratore delegato del gruppo e 20 anni come consigliere, si ritirerà dall’azienda, lasciando la carica il 30 settembre 2026 e assumendo successivamente il ruolo di consulente esecutivo del suo successore, Per Narvinger, fino al 15 giugno 2027. Ekholm si dimetterà anche dal consiglio di amministrazione a partire dal 1° ottobre 2026.
Il nuovo numero uno di Ericsson, Per Narvinger, è entrato in azienda nel 1997 e vanta una vasta esperienza in diversi settori delle telecomunicazioni e dell’Ict. Ha ricoperto vari ruoli dirigenziali di alto livello, interagendo con clienti chiave a livello globale. Ha inoltre svolto incarichi di lunga durata in Australia e Spagna. Dal 15 marzo 2025, Narvinger è a capo della Business Area Networks, dopo aver diretto la Business Area Cloud Software and Services dal 2022.







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