L’intelligenza artificiale non è più soltanto una leva tecnologica per imprese, piattaforme e pubbliche amministrazioni. È diventata un terreno decisivo di confronto sul lavoro, sui diritti, sul pluralismo e sulla qualità stessa della democrazia. È da questo punto che Riccardo Saccone, segretario generale della Slc Cgil, ha aperto la riflessione nella due giorni romana dedicata al trentennale del Sindacato lavoratori della comunicazione.
“Il dibattito sull’intelligenza artificiale ci pone di fronte alla questione profonda del rapporto tra tecnologia e democrazia. Se il potere economico e quello tecnologico tendono a concentrarsi nelle mani di pochi soggetti globali, se gli algoritmi determinano l’accesso all’informazione, se l’intelligenza artificiale influenza il lavoro, i consumi e la formazione dell’opinione pubblica, la questione riguarda gli spazi di democrazia”, ha affermato Saccone nella relazione che ha aperto i lavori.
Il punto, per il segretario della Slc, è evitare che la trasformazione digitale proceda senza trasparenza, senza partecipazione e senza un presidio sociale sui suoi effetti. La sfida, ha sottolineato, non è frenare l’innovazione, ma renderla compatibile con i diritti delle persone e con la sovranità democratica delle istituzioni.
“La sfida non è quella di rallentare il progresso quanto piuttosto garantire che il progresso resti compatibile con il pluralismo, con i diritti delle persone, con la trasparenza delle decisioni e la sovranità democratica delle istituzioni. E il terreno del lavoro è quello in cui siamo chiamati a svolgere la nostra funzione”, ha concluso Saccone.
Indice degli argomenti
Il lavoro della comunicazione davanti alla prova dell’AI
La riflessione della Slc si colloca dentro una trasformazione che investe l’intero perimetro della comunicazione: telecomunicazioni, editoria, informazione, spettacolo, cultura, servizi digitali, piattaforme e customer care. L’intelligenza artificiale modifica processi, prodotti, mansioni e competenze, mettendo sotto pressione categorie professionali molto diverse tra loro.
Nei call center l’automazione conversazionale e i chatbot possono ridisegnare radicalmente l’organizzazione del lavoro. Nell’editoria cresce il ricorso a strumenti di AI per la produzione, la sintesi e la rielaborazione dei contenuti. Traduttori, creativi delle produzioni culturali e cinematografiche, lavoratori delle cartiere e delle filiere digitalizzate si confrontano con tecnologie capaci di intervenire direttamente sul valore professionale.
Anche nelle telecomunicazioni l’impatto è rilevante. L’evoluzione delle reti in fibra, la manutenzione predittiva, l’automazione delle infrastrutture e l’uso crescente dei dati nei processi operativi possono cambiare profondamente fabbisogni occupazionali, competenze richieste e modelli organizzativi.
La partita, per il sindacato, si gioca nella capacità di entrare nella trasformazione prima che i nuovi assetti produttivi si consolidino senza partecipazione dei lavoratori.
Landini: “AI al servizio dell’intelligenza umana”
A richiamare la centralità del lavoro e della giustizia sociale è stato anche Maurizio Landini, intervenuto a Roma a conclusione della due giorni della Slc.
“L’intelligenza artificiale sta cambiando il lavoro e lo sta facendo, con la robotica e il digitale, in tempi rapidissimi. Io credo che l’intelligenza artificiale debba essere al servizio dell’intelligenza umana, non il contrario. Al centro deve rimanere la persona, il lavoro e, soprattutto, la giustizia sociale”, ha affermato il segretario generale della Cgil.
Secondo Landini, l’accelerazione tecnologica deve essere governata per impedire che l’innovazione si traduca in una compressione delle tutele. “L’invasività dell’intelligenza artificiale è un tema che va affrontato e governato per evitare che questi rapidissimi processi di innovazione si traducano in un’altrettanto forte e rapida riduzione dei diritti dei lavoratori”, ha continuato.
Da qui la rivendicazione del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a partecipare “attraverso la contrattazione e la negoziazione alla progettazione delle trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale”. L’obiettivo, ha aggiunto, è costruire un modello sociale fondato sui principi di “dignità, partecipazione e tutela del lavoro sanciti dalla Costituzione italiana”.
Formazione continua nei contratti nazionali
Uno dei nodi centrali indicati da Landini riguarda la formazione continua. Di fronte a tecnologie che cambiano rapidamente processi e competenze, l’aggiornamento professionale non può restare una misura episodica o affidata soltanto all’iniziativa individuale.
Per il leader della Cgil, la formazione deve entrare nei contratti collettivi nazionali e accompagnare le persone lungo l’intera vita lavorativa. La transizione digitale richiede diritti nuovi e strumenti contrattuali capaci di proteggere, riqualificare e valorizzare il lavoro.
“L’intelligenza artificiale e le tecnologie non sono neutre, dipende da chi le usa e da come si usano”, ha concluso Landini, sottolineando che dovrebbero essere utilizzate per creare sviluppo sostenibile.
Slc, trent’anni dentro la trasformazione della comunicazione
La due giorni romana ha celebrato i trent’anni dalla nascita della Slc, costituita nel giugno 1996 al congresso di Montecatini dall’unione tra Filis, che nella Cgil rappresentava i lavoratori dell’informazione e dello spettacolo, e Filpt, il sindacato dei postelegrafonici.
Una scelta che oggi appare anticipatrice dei cambiamenti in corso. I confini tradizionali tra settori si sono progressivamente assottigliati: Poste e Telecom, allora grandi aziende chiuse nei rispettivi perimetri, sono oggi parte di un ecosistema sempre più orientato ai servizi digitali, alle piattaforme, ai dati e alla convergenza tra infrastrutture e contenuti.
“Slc Cgil è dentro questa trasformazione, alle prese con le nuove frontiere del lavoro immateriale ed è impegnata, con strumenti vecchi e nuovi, a tutelare i lavoratori”, ha dichiarato Saccone.
Per il segretario generale della Slc, la digitalizzazione e l’irruzione dell’intelligenza artificiale rischiano di rendere “reperti di archeologia industriale” i perimetri conosciuti. “I processi e i prodotti cambiano a velocità prima sconosciute, noi dobbiamo essere pronti e questo è il nostro impegno. A fianco dei lavoratori, Slc si candida per i prossimi trent’anni a offrire alla Confederazione un luogo di analisi delle risultanze pratiche sul mondo del lavoro di questi cambiamenti e sovrapposizioni di modelli produttivi”, ha concluso.
A trent’anni dalla sua nascita, la categoria si trova così a presidiare uno dei passaggi più delicati della trasformazione digitale: quello in cui tecnologia, lavoro e democrazia diventano parti della stessa sfida.







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