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Alenia, i sindacati: “L’azienda si impegni sul rilancio”

Fiom, Fim e Uilm chiedono una modifica del piano industriale e la stabilizzazione dei lavoratori così come previsto dall’accordo del 2010: “No alla chiusura delle sedi di Casoria, Roma e Venezia”

07 Ott 2011

Le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici Fiom Cgil, Fim Cisl
e Uilm Uil ritengono che il piano industriale di Alenia
Aeronautica, presentato il 16 settembre e riconfermato il 6 ottobre
scorso dai vertici aziendali, ''debba essere modificato e
che l'azienda debba assumere più concretamente impegni certi
ed esigibili rispetto ad un effettivo rilancio e ad investimenti su
nuovi prodotti che segnino l'effettivo avvio di una fase di
sviluppo''. Lo scrivono le tre segreterie nazionali in una
nota congiunta, ricordando che l'azienda ha dichiarato che
attualmente "i ricavi sono in caduta libera''.

Per le tre sigle sindacali, ''è necessario che in una fase
delicata come questa si operi per una forte coesione sociale. La
conferma della chiusura di siti costituisce un forte elemento di
criticità rispetto alla discussione''. Fiom, Fim e Uilm
hanno ''posto come pregiudiziale la stabilizzazione dei
lavoratori somministrati, così come definita nell'accordo del
2010, su cui il gruppo dirigente ha dichiarato di essere
intenzionato a rispettare quanto concordato''.

''L'incontro previsto per il prossimo 12 ottobre assume
un'importanza centrale – si ricorda nella nota – L'azienda
dovrà produrre elementi concreti di avanzamento perché possa
proseguire una discussione vera per il rilancio di un Gruppo
industriale che costituisce l'elemento fondamentale per
consolidare il settore aeronautico di questo Paese''.

In base a quanto dichiarato dall'azienda ''dei 3
miliardi per sviluppo e innovazione, 2,5 miliardi sono
autofinanziati, mentre i restanti 500 milioni sono legati ad
interventi di sostegno governativo. In sostanza, quindi, allo stato
attuale sia quanto illustrato rispetto agli investimenti, che
rispetto ad alleanze e prospettive industriali, deve essere
verificato rispetto alla concreta fattibilità''.

Infine, ''è stata confermata la chiusura delle sedi di
Casoria, Roma e Venezia e una progressiva crescita di carichi di
lavoro e occupazione a Cameri'' ma ''non è chiaro
l'impatto sul futuro industriale di Caselle''.

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