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Anche in Cina prove di net neutrality

Una bozza di regolamento tenta di arginare l’ondata di comportamenti anti-concorrenziali delle net company nazionali. In arrivo sanzioni per chi viola le leggi. Prevista la chiusura nei casi più gravi

17 Gen 2011

Pechino prova a imporre regole al comportamento, spesso al di fuori
di ogni controllo regolatorio, delle Internet companies, una delle
industrie a più rapida crescita del Paese. Nella bozza normativa
pubblicata dal ministero dell’Industria e dell’informazione
cinese si chiede alle aziende di non rifiutare il servizio agli
utenti, di non rendere il proprio servizio incompatibile con quello
dei concorrenti e di non influire sull’utilizzo dei servizi
rivali da parte dei clienti. Contro le società della Rete che
competono in maniera sleale, il governo minaccia severe multe, se
non addirittura la chiusura.

Le nuove regole, nota il Financial Times, sono un avvertimento in
particolare per la Tencent, la terza maggiore Internet company
mondiale per capitalizzazione di mercato, e per la Qihoo 360, il
più grande fornitore cinese di software antivirus gratuito, e
nascono da un feroce testa a testa tra le due aziende combattuto lo
scorso anno.

La Tencent usa infatti QQ, il principale servizio mondiale di
instant messaging, e offre una serie di applicazioni a valore
aggiunto come social networking, shopping e giochi ai suoi
abbonati. A ottobre dello scorso anno, però, l’azienda ha
sospeso il servizio per gli utenti di QQ che avevano anche il
software 360 sui loro computer. La Tencent si è giustificata
dicendo che si difendeva così da un attacco di malware, ma la
decisione ha scatenato contro la Tencent l’accusa di voler
impedire lo sviluppo delle altre aziende.

La disputa ha avuto termine quando è intervenuto il ministero
dell’Industria cinese, mettendo in guardia le due aziende da
pratiche di concorrenza sleale dannose per i consumatori. Il
governo ha anche aperto un’inchiesta per capire se le due
concorrenti avessero in qualche modo violato la legge.

La bozza di regolamento pubblicata in questi giorni, su cui le
aziende del settore dovranno esprimere il proprio parere il 14
febbraio, dimostrerebbe che per Pechino esiste un vuoto normativo
da colmare. Anche se la disputa tra la Tencent e la Qihoo 360 è
stato il caso più eclatante, non è l’unico, perché le campagne
online con cui le aziende rivali cercano di screditarsi a vicenda
sono all’ordine del giorno in Cina.

Le nuove regole vietano alle Internet companies anche  di
de-installare, aggiornare o modificare in alcun modo i contenuti
sul computer dell’utente senza prima informarlo in maniera
trasparente. Le aziende che violano queste norme potrebbero essere
multate fino a 1 milione di yuan (152.000 dollari) o addirittura
chiuse.

Pechino istituirà infine un sistema completo per la supervisione e
la risoluzione delle dispute: il ministero dell’Industria ha
chiesto alle aziende di Internet di adottare un codice di
auto-disciplina e ha fatto sapere che i dipartimenti del governo
creeranno un meccanismo di emergenza che permetterà una risposta
rapida alle dispute tra web companies che comportano minacce alla
cyber-sicurezza.