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Apple, dietrofront sugli abbonamenti in-app

Gli editori potranno offrire servizi gratuiti e cade anche la regola del miglior prezzo possibile. Ma Apple continuerà a trattenere il 30% sulle vendite

10 Giu 2011

Apple ha aggiornato le sue linee guida per App Store, di fatto
accogliendo parte delle critiche piovute contro il suo nuovo
sistema di abbonamento in-app, che costringeva gli editori a usare
l’App Store per vendere gli abbonamenti, un ostacolo per molte
aziende che volevano portare giornali, film e musica su iPhone e
iPad.

La novità più rilevante delle nuove linee guida è
l’eliminazione della regola che imponeva agli editori che
offrivano un abbonamento di venderlo, oltre che sul proprio sito,
anche tramite lo store di applicazioni Apple, dove la casa di Steve
Jobs trattiene ben il 30% sulle vendite. Apple esigeva anche che su
App Store gli editori proponessero il prezzo più basso possibile
per l’abbonamento: ora non è più così.

Ora l’editore non sottosta più alla regola cosiddetta del
miglior prezzo possibile e può alzare il prezzo degli abbonamenti
sui dispositivi Apple in modo da ammortizzare il 30% che resta alla
Mela (a scapito del consumatore, però). Al tempo stesso,
l’editore può anche offrire abbonamenti gratuiti all’app fuori
dal sistema Apple, sfuggendo quindi al pagamento della quota del
30%, a tutto vantaggio anche dell’utente finale. In più, i
server di Cupertino dovranno trasmettere agli editori i dati
personali di tutti gli utenti paganti, in modo tale da poterli
contattare più facilmente.

Le aziende che non si adeguavano alle rigide regole Apple
rischiavano di veder rimossa la loro applicazione dall’App Store,
una politica molto criticata dagli editori, compresi grandi nomi
come il Financial Times (che oggi plaude alle modifiche introdotte
da Apple) e il servizio musicale Rhapsody, e che ha anche spinto il
dipartimento di Giustizia americano e la Federal Trade Commission
ad aprire un’indagine per capire se le regole Apple violassero le
leggi antitrust, secondo l’agenzia Bloomberg.

Le nuove regole Apple, ha fatto sapere l’azienda, entreranno in
vigore da fine mese, ma vietano ancora agli editori di mettere un
link su un’applicazione per iPhone o iPad che manda l’utente su
un altro sito (non Apple e non quello proprietario
dell'editore) dove possono acquistare l'abbonamento. E poi
Apple ha confermato: per gli abbonamenti comprati su App Store la
Mela trattiene ancora il 30%.