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Apple, non basta Tim Cook per sostituire Steve Jobs

Il nuovo ceo dovrà fare appello agli alti quadri dirigenti per compensare il vuoto provocato dalle dimissioni dello storico timoniere della Mela. In ascesa il capo del marketing Philip Schiller e del sistema operativo mobile Scott Forstall

01 Set 2011

Tim Cook, succeduto ieri a Steve Jobs come numero uno della Apple,
dovrà fare appello a tutta l’expertise degli alti quadri
dirigenti dell’azienda per riempire il vuoto lasciato nella casa
della Mela dal carismatico e innovatore Jobs, secondo i primi
commenti degli analisti.

Cook, 50 anni, con 13 anni di esperienza in Apple, ha fatto
carriera a Cupertino fino a diventare Chief operating officer nel
2005. Ma la sua promozione al ruolo di Ceo chiama in causa anche i
manager direttamente sotto di lui, il cui peso sarà destinato a
crescere man mano che la presenza di Jobs si farà meno marcata.

Anche prima della nomina di Cook, del resto, gli alti dirigenti di
Apple hanno cominciato ad assumere ruoli di maggiore
responsabilità. Tra questi, il capo del marketing Philip Schiller
e il capo del sistema operativo mobile Scott Forstall, e poi, più
di recente, manager come il capo dei servizi Internet Eddy Cue e il
design guru Jonathan Ive. "Apple è una grande scuola di
manager che premia l’iniziativa e il merito”, sottolinea
Richard Doherty, co-fondatore della società di consulenza
tecnologica Envisioneering, che è stato consulente di Apple.

In particolare, Schiller è stato spesso accanto a Jobs nei lanci
di prodotto, una funzione chiave nell’azienda. Quando Apple ha
iniziato l'integrazione del WiFi nei suoi computer portatili un
decennio fa, è stato Schiller a dare dimostrazione della
tecnologia. Nel 2009, Schiller ha preso il posto di Jobs, che aveva
appena avuto un trapianto di fegato, alla conferenza degli
sviluppatori Apple, dove ha lanciato l'iPhone 3G. Il
dispositivo è stato ben accolto e ha spinto i profitti Apple a
record storici lo stesso anno. Schiller ha anche cercato di placare
le proteste degli sviluppatori di applicazioni iPhone scontenti per
il severo processo di approvazione della società. 
 


Un altro manager chiave in Apple è Forstall, vecchio discepolo di
Jobs. La carriera di Forstall si è costruita sulla supervisione
del rilascio di diverse versioni del popolare sistema operativo per
i computer Mac. Ora guida il team che scrive il software che gira
sui dispositivi mobili iPhone, iPad e iPod Touch.

Proprio questo lavoro sui prodotti mobili della Apple, oggi la
maggiore fonte di reddito e crescita per l’azienda, ha alimentato
l'ascesa di Forstall all'interno della gerarchia aziendale.
Nel corso degli ultimi anni, Apple gli ha riconosciuto anche una
serie di apparizioni pubbliche di alto profilo.

"Se dovessi scegliere qualcuno per diventare il volto della
società, sarebbe Forstall", dichiara l'analista di Piper
Jaffray, Gene Munster.

Naturalmente, nessuno può sostituire Jobs. Showman in grado di
attrarre e corteggiare ugualmente consumatori e partner, la
capacità di Jobs di trascinare il pubblico è così potente che è
stato detto di lui che crei un "campo di distorsione della
realtà". Di fronte a tanto carisma gli analisti non hanno
dubbi: la gestione aziendale in Apple inevitabilmente si
trasformerà in una leadership a più voci, anziché così
fortemente caratterizzata da un solo grande leader.

"Non c'è stato un essere umano nel settore in grado di
salire sul palco come Steve ha fatto", per l'analista di
Gartner Mike McGuire.

Apple ha ancora un posto vacante che è stato creato dalla partenza
del retail chief Ron Johnson. L'azienda cerca un successore che
si occupi delle vendite internazionali. Quanto al ruolo di Coo che
Cook lascia, non è chiaro se l'azienda lo sostituirà; se sì,
il candidato più probabile è Jeff Williams, braccio destro di
Cook, che dirige al momento le operazioni di iPod e iPhone di tutto
il mondo, un ruolo che gli permette di pesare sul design dei
prodotti.

Quanto al capo dei servizi Internet, Eddy Cue, anche lui è apparso
ufficialmente più spesso negli ultimi tempi. Il suo ruolo consiste
nella gestione delle complesse relazioni di Apple con le aziende
della musica e dei film, ma in generale è noto per riuscire a
rimediare alle situazioni più delicate: quando l'azienda ha
fallito il lancio della suite di servizi Internet, MobileMe, nel
2008, Cue è stato incaricato di rimettere il progetto in
carreggiata.