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Apple si tuffa nell’ad mobile. Sfida a Google e Microsoft

Rampa di lancio oggi per la piattaforma iAds. Entusiaste le aziende, meno gli sviluppatori

01 Lug 2010

E’ pronto l’affondo di Apple sulla pubblicità mobile, ma non
è solo una crociata alla conquista di un mercato in pieno
sviluppo: è anche una campagna, più o meno velata, contro le
rivali dell’advertising online, Google in primis, ma anche
Microsoft.

Viene lanciata oggi, infatti, la piattaforma iAds, che sarà
disponibile solo per un numero limitato di applicazioni per iPhone
(e in seguito per iPad): entusiaste le aziende (Nissan, Sears,
Citigroup, Unilver, tra le tante), pronte a investire
complessivamente quest’anno 60 milioni di dollari in pubblicità
mobili veicolate da Apple.

Sono pubblicità che hanno componenti video e interattive, spiega
il Financial Times: l’azienda della Mela spera così di unire il
coinvolgimento emozionale che si raggiunge negli spot in tv con la
partecipazione possibile solo nelle pubblicità su Internet.
“E’ la nascita di un nuovo mercato”, secondo Jonathan Nelson,
capo di Omnicom Digital, gruppo di advertising. “Funzionerà di
sicuro”, commenta Christophe Cauvy, digital director di McCann
Worldgroup.

I device mobili nel mondo sono 4 miliardi, molto più dei telefoni
fissi, e gli investimenti in pubblicità mobile, secondo PwC, si
moltiplicheranno da 2,2 miliardi di dollari dello scorso anno a 7,7
miliardi nel 2014, pari al 7,4% del totale del marketing
online.

Ma gli sviluppatori già protestano. Siccome il primo obiettivo di
Apple è portare iAds nelle applicazioni high-end, la maggior parte
degli sviluppatori resterà escluso. Quel che appare ancor più
grave è che Apple blocchi di fatto l’uso di AdMob, il network su
cui Google distribuisce la pubblicità, il più usato dagli
sviluppatori di applicazioni. L’azienda di Steve Jobs ha infatto
modificato i termini del suo accordo con gli sviluppatori,
indicando che la raccolta e l’utilizzo dei dati sugli utenti,
necessari per ottimizzare le pubblicità, verranno garantiti solo
ai fornitori di servizi pubblicitari indipendenti il cui business
primario sia l'advertising mobile, escludendo invece chi ha
come primo business lo sviluppo di dispositivi o sistemi operativi
mobili o comunque ambienti di sviluppo alternativi a quello di
Apple. In due parole, Google e Microsoft.

“Limitare le nostre scelte, specialmente eliminando le più
grandi reti di pubblicità mobile che esistono, è sconcertante”,
afferma Justin Siegel, chief executive di Mocospace, un social
network per utenti di telefonini con 12 milioni di iscritti. Il
malcontento degli sviluppatori non gioca a favore di Apple: la loro
fedeltà è essenziale per combattere la concorrenza di Google.

Quest’ultima, da parte sua, se raccoglie l'entusiasmo di
sviluppatori e utenti, convince molto meno le authorities: in
Francia l’antitrust ha decretato che Google ha abusato della sua
posizione dominante sul mercato della pubblicità online quando ha
vietato a un’azienda di servizi Gps francese di usare il suo
servizio AdWords. La Autorité de la Concurrence ha risposto così
all’esposto presentato a febbraio dalla parigina Navx, che
fornisce informazioni sulla localizzazione degli autovelox nelle
strade e sui prezzi della benzina. La società accusava Google di
aver agito scorrettamente sospendendo il suo contratto con AdWords
senza preavviso.

L’antitrust francese ha dato ragione a Navx e ordinato a Google
non solo di ripristinare l’account della società parigina entro
cinque giorni ma anche di chiarire, in quattro mesi, le condizioni
del suo servizio AdWords, che l’Autorité ha definito “poco
trasparente”.

Google controlla il 90% della ricerca Internet in Francia e ha una
posizione dominante anche nella pubblicità online. Navx, che era
stata cliente di Google per tre anni, ha detto di aver perso il 60%
del suo business quando l’americana le ha negato l’account.
Google si era giustificata, al momento della chiusura del
contratto, dicendo che non avrebbe più promosso i device per la
rilevazione radar, che sono illegali in Francia, ma Navx sostiene
di non vendere tali apparecchi, ma solo di dare informazioni su
dove si trovano le telecamere per il rilevamento della velocità
sulle strade.

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