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Assoprovider, no al consorzio di grandi operatori per lo sviluppo delle Ngn

L’associazione dei provider indipendenti chiede un maggiore coinvolgimento delle Pmi per la diffusione del broadband

17 Lug 2009

“Assoprovider apprende che il presidente dell'Agcom Calabrò
e il viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle
Comunicazioni Romani approverebbero un progetto di consorzio fra
grandi operatori per lo sviluppo della rete a banda
"ultralarga" in Italia (Ngn): al neonato consorzio
verrebbe sicuramente riservata una corsia preferenziale in termini
di deregolamentazione, vincoli verso la concorrenza, finanziamenti
pubblici. Da questo progetto, mastodontico solo sulla carta,
uscirebbe una rete lenta a svilupparsi e assai più costosa del
necessario per il paese con conseguente cartello sui prezzi sia per
le imprese esterne al consorzio sia per l'utenza finale.
Ovviamente, essendo coinvolto il gotha delle telecomunicazioni con
su il cappello dell'Agcom e del Governo, il rischio è che
questa grande operazione diventi l'ennesima bolla finanziaria,
alla faccia delle porte sbattute in faccia dallo stesso mondo della
finanza a milioni di microimprese italiane”. Con questa parole
Assoprovider, l’associazione dei provider indipendenti
“boccia” il progetto di consorzio tra grandi operatori
paventato dal presidente Agcom, Corrado Calabrò, e dal
viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani, per lo sviluppo
delle nuove reti in Italia.

Secondo l’associazione “da questo progetto, mastodontico solo
sulla carta, uscirebbe una rete lenta a svilupparsi e assai più
costosa del necessario per il paese con conseguente cartello sui
prezzi sia per le imprese esterne al consorzio sia per l'utenza
finale – specifica la nota diffusa oggi -. Ovviamente, essendo
coinvolto il gotha delle telecomunicazioni con su il cappello
dell'Agcom e del Governo, il rischio è che questa grande
operazione diventi l'ennesima bolla finanziaria, alla faccia
delle porte sbattute in faccia dallo stesso mondo della finanza a
milioni di microimprese italiane”.
A detta dei provider indipendenti se le istituzioni hanno davvero a
cuore lo sviluppo della nuova infrastruttura si devono impegnare
“le parti edili realizzate direttamente od indirettamente con la
fiscalità collettiva siano documentate ed a disposizione di tutte
le Pmi in modo rapido, trasparente ed economicamente non
discriminatorio”. Inoltre dovrebbero essere sostanzialmente
riviste le tasse amministrative (Codice delle Comunicazioni) che,
per la loro entità, impediscono ai piccoli e medi operatori di
investire nella creazione di reti Ngn.

“Solo così diverrebbe un'opera realizzabile anche da aziende
di piccola e media dimensione, le uniche  che hanno ampiamente
dimostrato il loro interesse ad investire in zone del paese
solitamente trascurate dai Big delle Tlc – conclude Assoprovider
-. Diversamente saremo destinati ad una Ngn costosa a diffusione
parziale e lenta con gravissimo danno per tutto il nostro tessuto
industriale”.