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Asta Lte a rischio. Frequenze insufficienti

Traballa la gara da cui il governo prevede di incassare 2,4 miliardi. Nella bozza di revisione del Piano di ripartizione frequenze mancano all’appello quelle a 2,6Ghz indispensabili alle telco per realizzare il broadband mobile di prossimità

08 Mar 2011

Fumata nera per la gara Lte: le frequenze su cui puntano gli
operatori di Tlc per realizzare la banda larga mobile del futuro
non bastano. Mancano all'appello quelle in mano alla Difesa che
chiede, per rilasciarle, un corrispettivo economico. Rischiano di
conseguenza di svanire i 2,4 miliardi di euro previsti dalla legge
di stabilità 2011 di Tremonti. Tra le porzioni di spettro rese
disponibili dalla bozza di revisione del Piano nazionale di
ripartizione delle frequenze (pubblicata sul sito del ministero
dello Sviluppo economico) mancano infatti le frequenze a 2,6Ghz,
indispensabili alle telco per realizzare l'Lte di prossimità,
il broadband mobile superveloce tipico delle grandi città. Sono
stati invece "dislocati" alle comunicazioni elettroniche
le frequenze in 800Mhz (dal canale 61 al 69), finora in mano alle
tv locali.

Giorni caldi al ministero dello Sviluppo economico dove sono in
corso le audizioni con le categorie interessate. Sul tavolo il
nuovo corso del Piano nazionale di ripartizione frequenze: la
"bozza di decreto di modifica" (in osservanza della
decisione presa dalla Commissione europea (2010/267/Ue),
"Armonizzazione delle condizioni tecniche d'uso della
banda di frequenze 790-862 Mhz per sistemi terrestri in grado di
fornire servizi di comunicazione elettroniche nell'Unione
europea") prevede la riorganizzazione dell'uso di alcune
quote di spettro, e la più vistosa è quella che riguarda la banda
790-862 (banda 800Mhz).

Si tratta dei famosi canali 61-69 assegnati alle emittenti locali e
al centro di violente polemiche: da ora l'utilizzo di quella
porzione di spettro radio cambia. Non più televisione, ma
telefonini e tablet. In particolare si tratta della banda
790-862Mhz che ora viene dunque riassegnata al "mobile
terrestre" per servizi di comunicazioni elettroniche. È certo
che l'operazione non passerà indenne dai tavoli delle
audizioni: dopo l'incontro di oggi con i broadcaster e quello
di domani con le telco, giovedì saranno le tv locali (oltre ai
produttori di terminali e al ministero della Difesa) a essere
audite dal ministero. Le due associazioni principali di categoria,
Aeranti-Corallo e Frt, già promettono battaglia: "Ingiusto
sacrificare quote di frequenze alle tv locali mettendo a rischio
centinaia di posti di lavoro quando alle tv nazionali verranno
assegnate gratis, in beauty contest, i 5+1 multiplex".

Se le emittenti locali dichiarano guerra alla proposta del nuovo
Piano, è sull'assenza di frequenze alte che si gioca però la
possibilità dell'asta miliardaria. Sono solo 60 su 190 i Mhz
resi disponibili nella banda 2,6Ghz che serve a realizzare
l'Lte di prossimità. I restanti 135 sono ancora bloccati dal
ministero della Difesa che chiede un corrispettivo economico come
già avvenuto in occasione delle gare per l'Umts e Wimax. La
partita sembra ancora aperta.