Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Asta Lte, Tremonti scettico. Scattano i tagli lineari per i ministeri

Il Tesoro mette le mani avanti in previsione di un eventuale flop della gara per l’assegnazione delle frequenze di telefonia mobile e congela 2,4 miliardi di euro di spesa, ricorrendo alla clausola di salvaguardia contenuta nella legge di stabilità, in attesa dell’incasso reale

15 Lug 2011

Asta frequenze Lte, il Tesoro si cautela su un eventuale flop e
taglia preventivamente e in modo lineare i fondi dei ministeri.
Un’ulteriore riduzione di 2,4 miliardi di euro, in attesa della
vendita delle frequenze tivù, il cui incasso è messo a bilancio
entro il 30 settembre. Un provvedimento preso da Tremonti per
tutelare le casse dello Stato da un eventuale ritardo nei tempi
dell’asta frequenze televisive destinate alla banda larga
mobile.

Il Tesoro, secondo il Sole 24 Ore, è scettico sul rispetto dei
tempi molto stretti fissati per l'incasso entro il 30
settembre. Le incertezze che pesano sulla gara dipendono in primo
luogo dalle tivù locali, che non considerano congrui gli
indennizzi per la liberazione dello spettro da destinare alle
telco, che vivono come un esproprio. In questo contesto, con le
frequenze occupate, le compagine di Tlc, secondo il Sole 24 Ore,
potrebbero disertare l’assegnazione.

Con la manovra l'Economia mette le mani avanti e, in attesa che
venga realmente effettuata la vendita delle frequenze Tv, ha fatto
scattare la clausola di salvaguardia prevista dalla legge di
stabilità di fine dicembre. Che tradotto in termini finanziari ha
consentito all'Economia di destinare le somme accantonate
preventivamente sulle risorse dei ministeri al miglioramento dei
saldi di finanza pubblica: 1,7 miliardi nel 2011, 400 milioni nel
2012 e 300 milioni nel 2013. Una misura che suona quasi a futura
memoria per le stesse amministrazioni centrali che secondo la
manovra dovranno convergere verso i costi standard dal 2013,
altrimenti scatterà il taglio di quei 5 miliardi che il Dl di
fatto "congela".

Unico "salvagente" concesso dalla manovra ai dicasteri è
rappresentato dalla possibilità di rivedere le diverse voci di
spesa calibrando meglio il taglio sui diversi capitoli. E anche se
l'asta delle frequenze dovesse andare bene entro la fine del
prossimo anno i dicasteri non potranno comunque recuperare le somme
già tagliate e già destinaste a copertura del deficit.

La legge 220 del 13 dicembre 2010 prevede di assegnare le frequenze
della banda 790-862 MHz e altre risorse disponibili per servizi di
comunicazione mobili e banda larga. L’introito dell’asta viene
stimato in 2,4 miliardi di euro, che il ministro Romani ha
recentemente ritoccato al rialzo portando le stime della basa
d’asta a 3,1 miliardi, da far entrare nel bilancio statale entro
il 30 settembre.

Ma in caso di scostamenti rispetto a questa previsione, il ministro
dell’Economia Tremonti provvede alla riduzione lineare delle
missioni di spesa di ciascun Ministero. Le misure compensative per
le emittenti locali vengono fissate al 10% dell’introito
dell’asta, un indennizzo giudicato insufficiente dalle emittenti,
che promettono battaglia in sede legale.

Il decreto del Governo sulla manovra finanziaria prevede una serie
di norme per rendere possibile la “liberazione” coattiva delle
frequenze regolarmente assegnate. In altre parole, la norma prevede
il ricorso allo sfratto forzoso delle emittenti locali riottose a
lasciare libere entro il 31 dicembre le frequenze destinate
all’asta Lte.