L'ANNUNCIO

Banda ultralarga, Urso annuncia misure per spingere gli investimenti

Il ministro per le Imprese: “Puntiamo a supportare le aziende, come fatto negli Usa e in Francia”. E per il rilancio della politica industriale via a un tavolo permanente con le telco. In arrivo l’ok della Ue ai voucher famiglie, stop a limiti di reddito

Pubblicato il 11 Gen 2023

Federica Meta

Giornalista

Adolfo Urso

Una norma per la produzione nazionale della fibra ottica. L’annuncio arriva dal ministro ministro per le Imprese, Adolfo Urso, in audizione in commissione Trasporti alla Camera.

“La diffusione capillare della fibra ottica è l’unico vero abilitatore per la diffusione di nuovi servizi usufruiti su rete fissa e su rete mobile che deve rispondere a criteri di altissima qualità e stiamo provvedendo a intervenire con delle misure ad hoc, che non avevano trovato consenso nel precedente governo, per rilanciare le imprese del settore nazionale – ha spiegato il ministro – Lo faremo a breve con una norma legislativa per aiutare la produzione nazionale, così come hanno fatto altri competitori internazionali non solo gli Usa ma paesi a noi molto vicini, a cominciare dalla Francia”.

“Una veloce infrastrutturazione del Paese – ha puntualizzato – è prodromica a qualsiasi altra azione, visti i nuovi paradigmi delle telecomunicazioni ormai non solo meramente vettore trasmissivo ma conditio sine qua non per offrire tutti quei servizi specializzati che richiede capacità della banda sempre più elevata, tempi di latenza ridotti e capacità di connettere un numero sempre più elevato di dispositivi”.

Il tavolo sulle Tlc

Oltre alla norma sulla fibra, il governe intende battezzare un tavolo di confronto sulle Tlc. “Intendo sin da subito avviare un tavolo nazionale di confronto sulle comunicazione elettroniche, con tutti i portatori di interesse , sia nazionali che locali – ha spiegato – Si riunirà in modo cadenzato nel corso dell’anno, saranno affrontati di volta in volta i temi più importanti in ciascun settore produttivo, a cominciare allo sviluppo del Dab, dal rilancio della radio analogica alla progressiva adozione dello standard televisivo digitale terrestre di ultima generazione, dall’accelerazione dello sviluppo della banda ultra larga fino al sostengo delle imprese che lavorano con e sulle tecnologie di frontiera”.

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“Stiamo valutando con il Mef – ha dichiarato il ministro – la riduzione dell’Iva dal 22 al 10% che costerebbe, secondo le stime del ministero, circa 553 milioni di euro che arriverebbero a 784 milioni se dovesse scendere al 5%”.

La flessione dei ricavi delle Tlc e lo sprint degli Ott

Il tavolo è urgente anche alla luce della flessione dei ricavi del settore che mette a rischio investimenti e occupazione. “I ricavi mercato europeo delle telecomunicazioni sono in flessione da diversi anni- ha ricordato Urso – L’Italia, a causa della corsa al ribasso dei pressi è il paese che ha più sofferto il fenomeno della contrazione ricavi. Negli ultimi 11 anni i ricavi sono scesi di 14 mld euro, pari al 33% del valore iniziale sul totale mercato delle telecomunicazioni. La Francia ha perso il 15%, la Germania il 7%, il Regno Unito l’8%”.

“Mentre i ricavi scendono in in tutta Europa e soprattutto in Italia e ininterrottamente dal 2010, i volumi di traffico crescono a ritmo sostenuto. Negli ultimi due anni il traffico da dati mobili ha registrato un +117% e il fisso del 75% – ha detto Urso – Negli ultimi 11 anni gli Ott hanno avuto un aumento dei ricavi di poco meno del 17%. Se a questo si aggiunge l’estrema frammentazione del mercato europeo a fronte del mercato americano dove ci sono tre grandi player, notiamo un differenziale competitivo”.

“E’ una situazione che apparentemente è a vantaggio dei consumatori ma non dei cittadini e delle loro attività e i consumatori sono anche cittadini”.

Un cambio di passo nella politica industriale

In questo contesto, secondo il ministro, è necessario anche “un cambio di passo della politica delle tlc in Europa e in Italia per consentire un’evoluzione del sistema a supporto della transizione digitale”.

“In Italia ci sono 5 operatori di settore, negli Usa 3, tutto questo evidenzia la necessità di un cambio di passo nella politica industriale delle telecomunicazioni in Europa, e quindi in Italia, per consentire uno sviluppo significativo del sistema a supporto della transizione digitale – ha spiegato – Siamo in presenza di una situazione che apparentemente è a vantaggio netto dei consumatori ma non dei cittadini e delle loro attività”.

Piano Bul, i ritardi sulle aree bianche

Secondo Urso i ritardi che l’Italia ha accumulato nel digitale nei confronti degli altri paesi europei sono dovuti anche “all’insipienza della politica”.

“Il Piano ‘aree bianche’ ha ereditato un grave ritardo da parte di Open Fiber, tutto ciò per iniziale sottovalutazione del tema dei permessi, errate politiche industriali e responsabilità politiche”.

“Il ministero e il governo sono pienamente coinvolti attraverso diverse azioni” e “ora non possiamo, non dobbiamo fallire”, ha aggiunto Urso spiegando che grazie alle azioni di stimolo in atto verso Open Fiber “si ritiene possa essere realistica una data presumbile di fine lavori a giugno 2023 per i comuni cofinanziati con fondi Fesr, e progressivamente, tra dicembre 2023 e settembre 2024, la conclusione dei lavori per i comuni finanziati con altri fondi”.

“Per assicurare il rispetto del cronoprogramma – ha spiegato ancora Urso – è stato attivato un monitoraggio rafforzato delle attività per rilevare gli avanzamenti e gestire nei giusti tempi le anomalie e i ritardi di attuazione e definire le azioni correttive da intraprendere”.

“Infratel – ha ricordato il ministro – ha costituito una sorta di war room congiunta per singole regioni nella quale si analizzano in dettaglio gli avanzamenti di tutti i comuni e siaffrontano eventuali criticità che dovessero rilevarsi”.

Tlc, il nodo della “rete nazionale”

Urso ha ricordato il sostegno del governo alla cosiddetta rete nazionale. “Il governo intende sostenere la realizzazione di una rete di telecomunicazione a copertura nazionale, che consenta al Paese di realizzare al più presto gli obiettivi che si è prefisso e un sistema ad alta competitività internazionale, salvaguardando i livelli occupazionali”.

“Nel corso dell’ultimo mese si sono svolte presso il Ministero proficue riunioni con tutti gli attori coinvolti, innanzitutto con i Ministeri così come gli operatori di mercato, per avere una fotografia chiara della situazione, cosa che prima tale non era – ha aggiunto – e per approfondire insieme tutti gli strumenti che il Governo può mettere in campo per sostenere il comparto, fortemente sotto pressione, delle telecomunicazioni”.

La proroga dei voucher

“Nel quadro delle azioni volte al supporto e all’allargamento della fruibilità delle infrastrutture di rete a banda larga, il Mimit sostiene una importante azione sul versante della domanda in particolare attraverso l’erogazione dei voucher per la connettività”.

“È attualmente in corso – ha spiegato – una misura denominata voucher imprese avviata a marzo 2022 con un totale di risorse pari 608 milioni di euro. Con tale misura è possibile supportare un numero compreso tra 850mila e un milione e 400 imprese di dimensioni piccola, micro e media e professionisti. Abbiamo concertato con la Commissione europea la proroga di un altro anno fino al 31 dicembre del 2023 nella consapevolezza della importanza di questa misura”, ha aggiunto Urso.

Inoltre è in arrivo l’ok Ue ai voucher per le famiglie che non avranno più limiti di reddito.

Le reazioni

“Dalle audizioni del sottosegretario Butti e del ministro Urso sul tema della innovazione digitale, anche in relazione alle risorse del Pnrr, abbiamo tratto la netta percezione di una assenza di indirizzo strategico chiaro sull’obiettivo fondamentale di superare il divario digitale che oggi rappresenta il più grande ostacolo alla innovazione, allo sviluppo e alla riduzione delle diseguaglianze sociali e territoriali del Paese”. Lo scrivono in una nota congiunta i deputati del Pd della commissione Trasporti Roberto Morassut e Andrea Casu.

Per Morassut, in particolare, “non c’è nessuna chiarezza sulla prospettiva di una rete nazionale davvero coordinata tra gli operatori in campo per il completando delle reti, soprattutto a fallimento di mercato. Vaghi e improvvidi i riferimenti del ministro Urso alla situazione di Tim e alle garanzie occupazionali derivanti dal processo di divisionalizzazione”. Mentre il capogruppo in Commissione, Casu, definisce “un errore molto grave che questo Governo non abbia identificato, come invece hanno fatto tutti i principali Governi europei, un ministro direttamente delegato alla transizione digitale”. Ed evidenzia: “A distanza di un mese dall’audizione del sottosegretario Butti siamo ancora in attesa delle risposte ai quesiti che abbiamo formulato e assistiamo oggi dal ministro Urso a una nuova relazione. È fondamentale che il Governo chiarisca chi fa che cosa in ambito del digitale e delle telecomunicazioni, perché l’opposizione deve sapere, come peraltro la maggioranza, con chi deve relazionarsi”.

Critici anche i 5 Stelle. “Non bastavano le crociate contro Superbonus 110% e reddito di cittadinanza, i superflui aiutini alle squadre di serie A e il disastro conclamato del governo Meloni sui carburanti che genererà nuova inflazione. Ora il governo certifica il suo cronico stato confusionale anche su uno dei dossier cruciali per il futuro dell’Italia, vale a dire quello della rete unica – dice Antonino Iaria, capogruppo M5s in commissione Trasporti e Telecomunicazioni alla Camera – Obiettivo di cui si parla da anni, ma affossato perentoriamente oggi dal ministro Urso, che con un bizzarro gioco delle tre carte ha detto chiaro e tondo che il governo non si muoverà più in quella direzione. Niente rete unica quindi, ma una rete nazionale a controllo pubblico che si andrà a interconnettere con le reti internazionali”.

“L’ennesimo contorsionismo verbale senza una minima indicazione su quale sia il percorso per arrivare a questa rete nazionale. E soprattutto, senza tenere per niente conto che tra Tim, Cdp, Vivendi e i diversi fondi stranieri in partita c’è una profonda divergenza di interessi in questo frangente, il che complica oltremodo il quadro. Non vorremmo che la strada del governo fosse quella dell’immobilismo, perché non ce lo possiamo permettere. Già nel Pnrr la missione sulla digitalizzazione è quella che sta incontrando le maggiori difficoltà nel mettere a terra le risorse: su questo dossier, decisivo per il futuro delle infrastrutture digitali italiane, il governo Meloni è chiamato a un’operazione trasparenza non solo su dove vuole andare, ma anche su come arrivarci. Per il momento, prendiamo atto che il progetto della rete unica oggi finisce in soffitta, e quindi si torna al punto di partenza. Non proprio il più incoraggiante dei segnali”.

Il commento degli analisti

Secondo gli analisti di Banca Akros, se questa proposta sarà approvata, “ci aspettiamo un impatto su Tim e sull’intero settore. La riduzione dell’Iva potenzialmente può generare margini Ebitda più elevati”. Anche per Intesa Sanpaolo un possibile intervento a favore del settore tlc potrebbe dare sostegno all’intero settore e contribuire “a trovare una soluzione per la lunga saga di Tim”.

Il Dl Settori Strategici

Agcom avrà un nuovo compito, quello di individuare “per i cavi in fibra ottica, le caratteristiche tecniche e gli standard cui devono attenersi gli aggiudicatari dei bandi per la realizzazione dell’infrastruttura di rete, in modo da assicurare livelli qualitativi e prestazioni elevate di connettività”. Lo prevede un emendamento presentato dal relatore, Salvo Pogliese (FdI) al Dl sulla tutela dell’interesse nazionale nei settori produttivi strategici, in commissione Industria del Senato. L’azione dell’Autorità avverrà “sentito il parere” del Mimit e “nel rispetto della normativa comunitaria e internazionale”. L’emendamento, che prevede un articolo aggiuntivo 2-bis, parte dalla considerazione del “carattere strategico dell’infrastruttura di rete in fibra ottica” e dalla necessità di “assicurare l’interesse nazionale ad una rete che garantisca servizi altamente performanti in banda larga e ultra larga”. L’esame del provvedimento proseguirà martedì prossimo dall’articolo 2 dato che oggi è esaurito l’esame delle proposte di modifica sull’articolo 1. Sull’articolo 2 che detta misure di tutela economica connesse all’esercizio del golden power, a quanto si apprende, si è in attesa della valutazione del Mef sulla copertura di alcune proposte di modifica.

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