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Cavi sottomarini e AI, ecco il piano di Google



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Mountain View realizzerà tre dorsali che collegheranno l’India agli Stati Uniti attraverso Sudafrica, Singapore e Australia. Si tratta di un piano da 15 miliardi di dollari che ha l’obiettivo di trasformare il subcontinente in un hub globale per l’intelligenza artificiale

Pubblicato il 20 feb 2026



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La conquista dei fondali oceanici da parte delle Big tech non si arresta: Google realizzerà infatti tre nuovi sistemi di cavi sottomarini che collegheranno l’India agli Stati Uniti attraverso Sudafrica, Singapore e Australia, nell’ambito di un piano da 15 miliardi di dollari per trasformare il subcontinente in un importante hub globale per l’intelligenza artificiale

Le rotte coperte dai tre cavi sottomarini

L’iniziativa, denominata America-India Connect, creerà nuove rotte digitali ad alta capacità che collegheranno l’India con l’Africa, il Sud-est asiatico e l’Oceania, rafforzando al tempo stesso la connettività transpacifica e transatlantica.

In particolare, Google costruirà un cavo sottomarino diretto che collegherà Visakhapatnam (Vizag) e Chennai, sulla costa orientale dell’India, al Sudafrica. Il nuovo percorso si integrerà con i sistemi di cavi Equiano e Nuvem di Google per creare un percorso ridondante ad alta capacità che collegherà la costa orientale degli Stati Uniti, costeggiando l’Africa, fino a Vizag.

Un secondo cavo sottomarino collegherà Visakhapatnam a Singapore. Google combinerà tale percorso con i suoi sistemi Bosun e Tabua per creare un corridoio del Pacifico meridionale che collegherà la costa occidentale degli Stati Uniti all’India attraverso l’Australia.

Il terzo cavo collegherà direttamente Mumbai e l’Australia Occidentale, segnando il primo sistema sottomarino diretto tra India e Australia. Google integrerà il collegamento con i suoi sistemi TalayLink e Honomoana per rafforzare la connettività tra l’India e la costa occidentale degli Stati Uniti attraverso l’Australia.

Il percorso includerà anche i sistemi di cavi Blue, Raman e Sol , sempre di Google, che formano un corridoio dati dalla costa orientale degli Stati Uniti attraverso il Mar Rosso fino a Mumbai.

L’iniziativa nel contesto del piano strategico di Google sull’AI

“L’investimento consoliderà Vizag come un importante gateway sottomarino internazionale e aggiungerà diversità oltre agli approdi dei cavi esistenti a Mumbai e Chennai”, commenta Brian Quigley, vicepresident Global Network Infrastructure di Google Cloud. “Per una nazione di oltre un miliardo di persone, questo aumenterà la resilienza della dorsale digitale indiana e migliorerà la sicurezza economica”.

L’espansione sottomarina consolida la partnership di Google con Bharti Airtel, in base alla quale le due aziende investiranno 15 miliardi di dollari per sviluppare il primo hub di intelligenza artificiale di Google e un campus di data center su scala gigawatt a Vizag tra il 2026 e il 2030. Airtel costruirà una nuova stazione di atterraggio cavi a Vizag per ospitare i sistemi internazionali.

Il campus di Vizag è in fase di sviluppo in collaborazione con AdaniConneX, la joint venture tra Adani Group e la statunitense EdgeConneX. AdaniConneX sta inoltre collaborando con Microsoft per un campus separato di data center di intelligenza artificiale su scala gigawatt nella città.

Per Google i nuovi sistemi di cavi sottomarini aumenteranno la capacità di rete, miglioreranno la ridondanza e supporteranno la crescente domanda di servizi di cloud computing e intelligenza artificiale in India. L’azienda ha aggiunto che una maggiore connettività internazionale è fondamentale per prevenire un crescente “divario di intelligenza artificiale” tra economie sviluppate e in via di sviluppo.

Big tech alla conquista dei fondali

Quella appena annunciata, però, è solo l’ultima di una lunga serie di mega operazioni intraprese negli ultimi 15 non solo da Google (che ha investito in circa 30 progetti di cavi sottomarini), ma da tutto il comparto delle Big Tech

“Abbiamo da tempo assistito all’avvento di un’altra grande categoria, ovvero i player webscale come Meta, Google, Amazon, che ora rappresentano probabilmente il 50% del mercato complessivo”, commenta Paul Gabla, Chief Sales Officer di Alcatel Submarine Networks, tra i principali produttori e installatori di cavi sottomarini al mondo.

La domanda di cavi sottomarini è d’altra parte in aumento, poiché i giganti della tecnologia, nello sviluppare modelli di intelligenza artificiale ad alta intensità di calcolo, hanno la necessità di connettere le loro crescenti reti di data center.

Secondo TeleGeography, società di analisi specializzata nell’ambito delle telecomunicazioni, si prevede che gli investimenti in nuovi progetti di cavi sottomarini raggiungeranno circa 13 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2027, quasi il doppio rispetto a quanto investito tra il 2022 e il 2024.

“L’intelligenza artificiale sta aumentando la necessità di infrastrutture sottomarine”, ha confermato a Cnbc Alex Aime, vicepresidente degli investimenti di rete di Meta. “Spesso, quando si parla di intelligenza artificiale, si pensa ai data center, all’elaborazione dei dati, ai dati. Ma la realtà è che, senza la connettività che collega questi data center, si ottengono solo magazzini molto costosi”.

All’inizio del 2025, l’azienda ha annunciato il Progetto Waterworth, un cavo lungo 50mila km che collegherà cinque continenti, diventando il progetto di cavi sottomarini più lungo al mondo. Meta sarà l’unica proprietaria di Waterworth, che, secondo l’azienda, sarà un progetto pluriennale e multimiliardario.

Ma anche Amazon è della partita, con l’annuncio del suo primo progetto di cavi sottomarini interamente di sua proprietà, chiamato Fastnet. “I cavi sottomarini sono davvero essenziali per Aws e per qualsiasi connettività internazionale attraverso gli oceani”, conferma Matt Rehder, vicepresident Core networking di Amazon Web Services. “Senza cavi sottomarini, dovremmo affidarci alla connettività satellitare, che può funzionare. Ma il satellite ha una latenza più elevata, costi più elevati e non si riesce a ottenere capacità o throughput sufficienti per le esigenze dei nostri clienti e di Internet in generale”.

E le telco? Sono pronte a collaborare. La posizione di Vodafone

In questo scenario, gli operatori sono pronti a collaborare con gli hyperscaler rispetto alla creazione e alla gestione dei grandi network sottomarini. L’ha detto Owen Bryant, Global head of infrastructure di Vodafone, il quale, intervenendo all’evento Capacity Europe 2025, aveva spiegato che sui cavi sottomarini, Vodafone è disposta a lasciare spazio agli hyperscaler concentrando la propria presenza sulle rotte locali o meno servite, ma essenziali per i mercati in cui opera.

La telco britannica è uno dei maggiori operatori mondiali di cavi sottomarini, ma oggi, secondo Bryant, il campo di gioco è profondamente cambiato e le aziende delle telecomunicazioni devono trovare la loro nicchia, lasciando che siano le big tech a guidare gli investimenti in nuova capacità lungo le rotte transcontinentali più competitive.

Vodafone, ha affermato Bryant, punta invece a operare in mercati in cui possiede le competenze normative e ha la presenza locale per utilizzare direttamente l’infrastruttura e dove esiste l’opportunità di “aggiungere valore all’intero ecosistema”, anche attraverso partnership con gli hyperscaler.

Il gruppo gestisce attualmente oltre 70 cavi sottomarini, che si estendono per centinaia di migliaia di chilometri. Una parte sostanziale di tale patrimonio è stata ereditata tramite l’acquisizione di Cable & wireless worldwide (C&ww) nel 2012. Sebbene Vodafone abbia da allora aggiunto diversi sistemi sottomarini al suo portafoglio, nella maggior parte la telco opera come parte di un consorzio di finanziatori che include anche altre telco e gli hyperscaler.

La composizione del portafoglio, tuttavia, potrebbe presto cambiare. Bryant ha affermato che la durata tipica di un’infrastruttura sottomarina è di circa 25 anni, “quindi abbiamo una serie di sistemi sottomarini che sono stati costruiti durante la bolla delle dot-com e che ora saranno dismessi, per scomparire alla fine degli anni ’20”.

Questa imminente fine del ciclo di vita coincide anche con l’emergere di “voci di una nuova possibile bolla, quella dell’intelligenza artificiale“, ha proseguito Bryant. Oggi esiste una forte domanda di capacità per sostenere questa tecnologia emergente, in particolare attraverso l’Atlantico e il Pacifico, e tale tendenza traina gli investimenti degli hyperscaler nelle infrastrutture sottomarine.

Se, infatti, le aziende internazionali dei cavi hanno dominato la costruzione e gli investimenti nei cavi sottomarini tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, gli hyperscaler, come detto, hanno preso il sopravvento negli anni 2010 e 2020.

“Penso che su alcune tratte, come quella transatlantica, l’80-90% del traffico sarà su sistemi di proprietà degli hyperscaler nei prossimi cinque anni”, ha chiosato Bryant.

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