L’Ftth è il “sistema nervoso” essenziale per l’era dell’intelligenza artificiale e della transizione green, indispensabile per garantire i diritti di cittadinanza digitale e la competitività dell’Italia nel contesto internazionale. È, in estrema sintesi, quanto emerso dalla ricerca “Fiber for human value“, presentata nella giornata di lavori dal titolo: “Fiber Switch On: l’accesso al futuro è adesso” presso l’Università Luiss Guido Carli a Roma.
L’evento è stato aperto dai saluti istituzionali di Paolo Boccardelli, rettore della Luiss. “Lo studio nasce per offrire una visione scientifica e indipendente che aiuti il Paese a cogliere pienamente le opportunità della connettività avanzata e dimostra con chiarezza che adottare la fibra ultraveloce Ftth non è una scelta tecnica, ma un driver di sviluppo”, ha spiegato Boccardelli. “È ciò che permette a cittadini, imprese e istituzioni di partecipare pienamente alla vita economica e democratica, riducendo le disuguaglianze, sostenendo la crescita e costruendo un’Italia più competitiva e inclusiva”.
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La fibra come “bene d’esperienza”: il divario tra chi la usa e chi no
L’indagine Luiss “Fiber for Human Value“, condotta su un campione di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni, evidenzia che la fibra è un “bene d’esperienza” il cui valore viene compreso appieno solo dopo l’uso, generando incrementi netti di produttività e migliorando la qualità della vita dei cittadini.
Il rapporto sottolinea come l’Italia, pur avendo raggiunto una copertura infrastrutturale d’eccellenza (71%), affronti un “paradosso della digitalizzazione” con un tasso di adozione fermo al 25% (dati Desi 2025), frenato da barriere culturali e da un deficit di competenze digitali del 45,75% (contro il 55,6% della media Ue).
Per quanto riguarda le imprese, solo una su tre (il 36%) usa l’Ftth, ma quelle che la usano crescono il 20% più degli altri in termini di fatturato e organico, e mostrano più propensione alla trasformazione digitale. Anche la Pubblica amministrazione viaggia a due velocità: gli enti connessi in Ftth mostrano un profilo di competenza nettamente superiore, con una conoscenza tecnica approfondita che tocca l’81,3% (contro il 51,9% degli enti non-Ftth).
Da qui la necessità strategica a livello Paese di indirizzare e agevolare la dismissione del rame – percorso tracciato anche a livello comunitario dalla Commissione Ue nel Digital Networks Act – accompagnandola con un necessario percorso di alfabetizzazione digitale.
“Il Paese ha recuperato terreno sull’infrastruttura”, ha dichiarato Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla Trasformazione Digitale, intervenendo a margine della relazione, “e oggi la copertura della fibra fino alle abitazioni sfiora il 78% delle famiglie, raggiungendo 18,4 milioni di nuclei familiari. Questo livello pone l’Italia in una traiettoria di miglioramento nel confronto europeo, con la prospettiva di avanzare sensibilmente nelle classifiche continentali entro il 2026. Nonostante la costruzione di questa grande autostrada digitale, molte persone e imprese viaggiano ancora sotto potenziale: dobbiamo vincere la sfida dell’adozione. Il primo obiettivo per arrivare alla piena adozione sono le competenze; il secondo è il take-up dei servizi digitali, passando da una logica infrastrutturale a una valorizzazione delle reti come piattaforme per servizi pubblici digitali avanzati”.
Le nuove evidenze legate allo sviluppo dell’Ftth
Oltre allo studio “Fiber for human value”, nel corso dell’evento sono stati presentati anche la ricerca “Lo switch-on della fibra Ftth: un motore di sostenibilità” illustrata da Michela Meo, professoressa di Telecomunicazioni presso il Politecnico di Torino, e il report “Lo switch-on della fibra Ftth: impatti economici e occupazionali per l’Italia” curato da Marco Vulpiani, Senior Partner, head of Deloitte Economics.
In particolare, lo studio di Deloitte ha evidenziato come la diffusione della fibra ottica Ftth generi valore economico, sociale e occupazionale nelle così dette “aree bianche”. Nelle zone più remote o periferiche, infatti, dove gli operatori privati non hanno investito e la fibra ottica è, invece, arrivata grazie al Piano Bul – finanziato con fondi pubblici e realizzato da Open Fiber – emerge come per ogni euro investito si produca 4,4 euro di Pil. Attraverso la presenza della rete, inoltre, sono stati creati finora oltre 16 miliardi di Pil aggiuntivo e più di 250mila posti di lavoro, a cui si sommano oltre 5,3 miliardi e 90mila occupati generati dagli investimenti infrastrutturali. Anche il gettito fiscale ha registrato un contributo significativo, con una stima di oltre 2,5 miliardi di euro di entrate aggiuntive per lo Stato grazie soltanto alla messa a terra degli investimenti.
In uno scenario di sostituzione totale del rame con la fibra ottica, Deloitte ha inoltre calcolato l’impatto economico della presenza dell’infrastruttura Bul nelle aree bianche: un contributo annuo di oltre 29 miliardi di euro sul Pil e di circa 209.600 nuovi occupati.
“La fibra Ftth dimostra di essere un motore di inclusione, produttività e sviluppo territoriale: abilita smart working, innovazione delle imprese, modernizzazione dei servizi pubblici e valorizzazione delle comunità locali, favorendo lo sviluppo di imprenditoria locale e riducendo il fenomeno dello spopolamento dei piccoli centri ed aree remote”, ha commentato Marco Vulpiani di Deloitte. “L’adozione dell’Ftth è quindi una priorità nazionale per ridurre il divario digitale e valorizzare tutto il territorio, sostenendo una crescita sostenibile, diffusa e resiliente dell’intero Paese”.
Vantaggi tangibili anche per la sostenibilità sociale e ambientale
Lo studio del Politecnico di Torino, invece, quantifica l’impatto energetico dello switch-off: riduzione dei consumi energetici dell’86%, equivalente alle emissioni annue di circa 80mila veicoli o al consumo energetico di 30mila abitazioni.
“Ogni anno perso nel completamento della migrazione non rappresenta solo un freno all’innovazione digitale, ma si traduce in un costo energetico e ambientale diretto per il mantenimento in vita di tecnologie obsolete ed energivore”, ha precisato Michela Meo.
“È il momento di cogliere appieno questa opportunità”, ha aggiunto Giuseppe Gola, amministratore delegato di Open Fiber: “Un’adozione massiccia della fibra ottica avrebbe un effetto moltiplicatore di questi vantaggi. Una scelta industriale, non solo tecnologica, strategica per il futuro dell’Italia come tra l’altro ha indicato anche l’Europa con il Digital Network Act”.












