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Scuole connesse, le Regioni al governo: “Dopo il Pnrr va garantita la continuità”



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Con 27.344 istituti raggiunti dalla banda ultralarga al 30 aprile 2026, il Piano è ormai vicino al traguardo. La Conferenza chiede al Governo risorse pluriennali, rinnovo dei contratti e un modello stabile di governance per evitare stop ai servizi e nuove disomogeneità territoriali

Pubblicato il 7 lug 2026

Federica Meta

Direttrice



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Punti chiave

  • Conferenza chiede risorse strutturali e un modello nazionale stabile di governance per garantire la banda ultralarga e evitare discontinuità dopo il Piano Scuola Connessa.
  • Completare la copertura delle sedi escluse e garantire la continuità del servizio con rinnovi contratti, manutenzione e monitoraggio, evitando oneri per enti locali.
  • Riconoscere i diversi modelli regionali, valorizzare chi ha agito con Infratel o società in-house e finanziare soluzioni pluriennali per rendere la connettività servizio ordinario.
Riassunto generato con AI


La connettività scolastica non può restare agganciata alla logica dei progetti a termine. Dopo la spinta impressa dal Piano Scuola Connessa e dagli interventi Pnrr, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome chiede al Governo di aprire una nuova fase, fondata su risorse strutturali e pluriennali e su un modello nazionale stabile di governance.

La posizione è contenuta in un documento approvato dalle Regioni, che richiama la necessità di garantire la banda ultralarga in tutti gli istituti e di evitare che la scadenza di misure e finanziamenti produca discontinuità nei servizi già attivati. Perché la rete non è più un’infrastruttura accessoria della didattica, ma una componente ordinaria del sistema educativo nazionale.

Per questo, secondo le Regioni, occorre agire su due fronti. Da una parte va completata la copertura delle sedi scolastiche non ancora raggiunte. Dall’altra va garantita la continuità del servizio per quelle già connesse, evitando interruzioni, ricadute economiche su istituti ed enti locali e nuove disomogeneità territoriali.

Il rischio scadenze dopo la spinta del Piano

Il tema emerge in una fase in cui il Piano Scuola Connessa è sostanzialmente arrivato al traguardo. L’intervento, avviato nel 2020 nell’ambito della Strategia nazionale per la Banda ultralarga, ha avuto l’obiettivo di fornire a circa 27mila edifici scolastici un accesso a Internet con connettività di 1 Gbit/s per ciascuna scuola e almeno 100 Mbit/s simmetrici garantiti fino ai punti di scambio Internet.

Il piano è stato finanziato con oltre 400 milioni di euro a valere sulle risorse del Fondo sviluppo e coesione 2014-2020, in base alle delibere Cipe del 2015 e del 2017, ed è stato approvato con decreto del ministro dello Sviluppo economico del 7 agosto 2020, dopo la decisione del Comitato per la Banda ultralarga del 5 maggio dello stesso anno. L’iniziativa si inserisce inoltre nel protocollo d’intesa firmato nel 2015 tra ministero dell’Istruzione e ministero dello Sviluppo economico.

La durata iniziale, prevista fino al 2023, è stata poi prorogata al 2025. Al 30 aprile 2026 risultavano attivate 27.344 scuole, di cui 24.087 con intervento Infratel e 3.257 con intervento delle società regionali. Un risultato che rende ancora più urgente il passaggio alla fase successiva, quella della gestione continuativa.

Il nodo dei contratti e della manutenzione

La richiesta delle Regioni nasce proprio dalla natura del servizio. La connettività garantita alle scuole include accesso a Internet senza limiti di tempo, orario e volumi, apparati di terminazione utente adeguati alla velocità prevista, manutenzione e assistenza tecnica. Non si tratta quindi solo di portare la fibra o un collegamento ad alta capacità fino agli edifici, ma di assicurare nel tempo una prestazione effettiva, monitorata e sostenibile.

Il Piano prevede una fase di gestione e controllo a partire dall’attivazione e dal collaudo della singola scuola, con sistemi di monitoraggio del fornitore e di Infratel. Ma questa impostazione, secondo le Regioni, deve essere accompagnata da un quadro finanziario in grado di sostenere rinnovi contrattuali e costi ricorrenti.

Il rischio, in assenza di nuove risorse, è che la connettività realizzata grazie agli interventi pubblici resti priva di una copertura ordinaria. Per gli istituti significherebbe trovarsi davanti a un servizio essenziale ma non stabilmente finanziato. Per Comuni, Province e Città metropolitane significherebbe dover gestire oneri aggiuntivi in modo non uniforme. Per il sistema scolastico nazionale significherebbe introdurre una nuova frattura tra territori più capaci di sostenere i costi e aree più esposte alla discontinuità.

Governance nazionale e valorizzazione dei modelli regionali

Nel documento, la Conferenza delle Regioni chiede di definire un modello nazionale stabile di governance e finanziamento. L’obiettivo è assicurare la gestione ordinaria delle esigenze legate all’evoluzione della rete scolastica e garantire la prosecuzione del servizio senza scaricare costi su istituti ed enti locali.

Il richiamo alla governance è rilevante perché il Piano Scuola Connessa è stato attuato con modelli differenziati. Infratel Italia, società in-house del ministero dello Sviluppo economico, ha avuto il compito di attuare il piano, ma alcune Regioni hanno gestito direttamente le attività tramite le rispettive società in-house. È il caso di Emilia-Romagna, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Trento. La Liguria, invece, ha fornito direttamente il servizio di accesso a Internet, delegando a Infratel la componente infrastrutturale.

Nelle altre Regioni, il servizio è stato affidato tramite gara a operatori come Fastweb, Tim e Intred. Questa articolazione ha consentito di valorizzare asset e competenze territoriali, ma ora impone di riconoscere i diversi modelli organizzativi anche nella fase di prosecuzione del servizio.

Da qui l’appello al Governo affinché vengano attivate risorse pluriennali in un quadro stabile, capace di sostenere il rinnovo dei contratti e di tenere conto dei costi già sostenuti nei diversi territori.

Le quattro tipologie di intervento

La complessità del Piano Scuola Connessa dipende anche dalla varietà delle situazioni infrastrutturali di partenza. Le scuole sono state distinte in quattro tipologie.

La prima riguarda gli edifici raggiunti da fibra ottica realizzata o in corso di realizzazione nell’ambito di interventi pubblici diretti, con fibra già presente nell’edificio o in prossimità di reti realizzate da Infratel o dalle società in-house regionali.

La seconda riguarda le scuole vicine a reti in fibra ottica realizzate o in corso di realizzazione dagli operatori privati. In questi casi, il diritto d’uso dell’infrastruttura di accesso deve essere concesso a Infratel per dieci anni, con la possibilità di utilizzare la combinazione tecnologica più adeguata al rispetto dei requisiti richiesti.

La terza tipologia comprende gli istituti raggiunti da fibra ottica realizzata o in corso di realizzazione nell’ambito del Piano Aree Bianche, quindi tramite intervento pubblico in concessione. Per le scuole già servite da fibra Infratel o del concessionario Open Fiber, l’utilizzo di queste infrastrutture è obbligatorio, essendo acquisibili a titolo gratuito.

La quarta tipologia riguarda infine gli edifici non dotati di infrastrutture idonee a garantire il servizio richiesto. In questi casi è necessaria la realizzazione di una nuova infrastruttura, eventualmente integrata con asset già esistenti per i quali possono essere acquisiti diritti d’uso.

Questa mappa evidenzia perché la continuità non possa essere affrontata con soluzioni uniformi e temporanee. La scuola connessa non coincide solo con l’attivazione del collegamento, ma con la capacità di mantenere nel tempo livelli di servizio adeguati, assistenza tecnica e aggiornamento dell’infrastruttura.

La rete come condizione della scuola digitale

Il passaggio indicato dalle Regioni riguarda anche il rapporto tra infrastrutture e didattica. La trasformazione digitale della scuola, dall’uso delle piattaforme agli ambienti innovativi, dalla didattica integrata ai servizi amministrativi online, presuppone una rete affidabile e disponibile in modo continuativo.

In questo quadro, la banda ultralarga non può essere trattata come una dotazione una tantum. La crescita dei servizi digitali, l’aumento dei dispositivi connessi, l’evoluzione degli ambienti di apprendimento e la progressiva digitalizzazione dei processi amministrativi rendono la connettività un fabbisogno ordinario. Il tema non è più soltanto raggiungere gli edifici, ma assicurare che il servizio resti attivo, performante e sostenibile anche dopo la chiusura dei programmi finanziati con risorse straordinarie.

Per CorCom, il nodo è anche industriale e di policy. La scuola rappresenta uno dei casi più evidenti in cui la connettività pubblica produce valore sociale, riduce divari territoriali e crea domanda stabile di servizi digitali. Senza una copertura finanziaria pluriennale, però, il rischio è trasformare un investimento infrastrutturale riuscito in un servizio fragile sul piano gestionale.

L’appello al Governo

La richiesta delle Regioni è quindi di aprire una nuova fase: completare la copertura delle sedi ancora escluse, garantire continuità a quelle già attivate, finanziare i rinnovi contrattuali e riconoscere i diversi modelli territoriali.

Il messaggio indirizzato all’esecutivo è che la connettività scolastica deve entrare nella manutenzione ordinaria del sistema educativo nazionale. Dopo la stagione dei piani straordinari, il tema diventa la sostenibilità nel tempo. Perché una scuola raggiunta dalla banda ultralarga ma priva di risorse per mantenere il servizio rischia di tornare rapidamente al punto di partenza.

La Conferenza delle Regioni chiede dunque un quadro stabile, capace di evitare interruzioni e frammentazioni. È il passaggio necessario per trasformare il Piano Scuola Connessa da programma di attivazione infrastrutturale a servizio permanente per studenti, docenti e comunità locali.

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