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Bernabè: “Dalla rete la politica si tenga fuori”

L’Ad di Telecom Italia dice no all’ipotesi di una società della rete governata “dall’alto”. E conferma le intenzioni di investire nelle infrastrutture. “Abbiamo forza economica e finanziaria”

27 Nov 2009

"Fortunatamente la pianificazione centralizzata è stata persa
con il muro di Berlino. Siamo in un regime di mercato”.
L’amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabè, in
occasione della lectio magistralis presso la facoltà di Economia
dell’università La Sapienza di Roma, dice no alla società della
rete “capitanata” dallo Stato.
“L’Italia è un Paese liberale dove c'è concorrenza e non
pianificazione centralizzata. Non ci sono più i Gosplan”.
“L’agenda dunque la detta il mercato e non la politica”.

Secondo l’Ad di Telecom “Agcom e Antitrust sono le uniche
titolate a dire quali forme possono avere le sperimentazioni tra
soggetti che operano nello stesso settore".

Bernabè ha inoltre smentito le voci secondo cui Telecom non
sarebbe disposta a investire.
"Telecom ha la consapevolezza e la volontà di essere un
operatore protagonista di questa crescita. Abbiamo investito in
cinque anni 18 miliardi per il nostro sistema infrastrutturale e
chi dice che Telecom non è in grado di fare investimenti
francamente dice una cosa non vera. La società ha la forza
economica e finanziaria per fare altri investimenti".

"Nell'era dell'accesso la connessione alle reti è un
diritto che deve essere garantito a tutti e, di conseguenza, è
necessario che la collettività si faccia carico di sostenere gli
oneri per garantire l'universalita' dell'accesso alle
reti, anche nelle aree di fallimento di mercato", ha aggiunto
Bernabè. Va stimolata inoltre la domanda di servizi Ict:
"Bisogna favorire la digitalizzazione e l'ammodernamento
delle imprese e della Pubblica amministrazione, nonché aumentare
la cultura informatica e l'attitudine all'uso delle nuove
tecnologie da parte dei cittadini".