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Bernabè: “Robin Tax? C’è già l’asta delle frequenze”

Il presidente di Telecom Italia dice no all’eventuale estensione del balzello alle società di Tlc. Contro la tassa anche Bessada e Parisi. E sulla manovra: “Basta ai continui cambiamenti”

02 Set 2011

No alla Robin Tax per le tlc: Franco Bernabè, presidente esecutivo
di Telecom Italia, si dice contrario al balzello che potrebbe
riguardare anche le società di tlc nell'ambito della manovra
finanziaria. A margine dei workshop Ambrosetti in corso a Cernobbio
Bernabè ha risposto ai giornalisti evidenziando l'impegno
delle telco nell'ambito dell'asta frequenze: "Credo
che ci siano già abbastanza risorse che vengono date allo
Stato", ha detto il presidente di Telecom Italia il quale ha
inoltre puntato il dito contro i continui aggiustamenti alla
manovra di governo: "I mercati hanno bisogno di certezze, non
di continui cambiamenti".

A fare eco a Bernabè anche l’Ad di Telecom Italia, Marco
Patuano. "Non vedo motivo per cui ci dovrebbe essere la Robin
Tax nel settore delle telecomunicazioni”. "Abbiamo in corso
una gara sulle frequenze di quarta generazione che determinerà un
incasso decisamente succulento per il governo". Quanto alla
possibilità di chiedere un'esenzione dalla Robin Tax Patuano
ha replicato: "In questo momento non mi sembra ci sia la
volontà di applicarla per cui faccio fatica a chiedere
l'esenzione".

Con l’occasione l’Ad ha chiarito che, per il momento, Telecom
Italia non prevede di effettuare altre acquisizioni in Brasile,
dopo aver rilevato recentemente due reti di trasporto nel paese
sudamericano. "In Brasile – ha ricordato Patuano-  abbiamo
fatto acquisizioni di infrastrutture, abbiamo comprato due reti di
trasporto e siamo molto contenti. Per il momento in Brasile stiamo
bene così". E se in America Latina non intende muoversi, in
Italia l’operatore potrebbe realizzare altre piccole dismissioni,
dopo la cessione di Loquendo all’americana Nuance.

Patuano infine ha commentato anche la situazione economica italia.
"Se devo dire la verità, quello che guardo con attenzione
e' il percorso verso la crescita e lo sviluppo. Su questo
c'è da fare".

Tornando alla Robin tax va ricordato che la levata di scudi contro
il balzello vede in campo anche altri manager delle Tlc che in
occasione della prima versione della manovra, nei primi giorni di
agosto, si sono espressi a sfavore dell'eventualità di un
esborso da parte delle telco. ''E' assolutamente
inaccettabile': con queste parole l'amministratore delegato
di Wind, Ossama Bessada, ha commentato l'ipotesi di una
possibile estensione alle telco dell'addizionale per le imprese
energetiche. ''Io penso che per un'azienda che investe
un miliardo di euro l'anno in infrastrutture e rete per il
Paese, sia totalmente inaccettabile una tassa del genere, non
giustificabile da ogni punto di vista in particolare considerando
che lo Stato incasserà svariati miliardi dal settore delle
telecomunicazioni nell'ambito della gara per le
frequenze''. Se l'ipotesi venisse confermata potrebbero
essere a rischio gli investimenti: "Potremo pensare anche a
questo'', ha detto Bessada.

“L'azione lobbistica delle principali aziende del settore
energetico, volta ad estendere la Robin Tax ai settori regolati,
non ha nessun senso logico né economico e la sola approvazione di
un parere della Commissione parlamentare sta già provocando la
reazione negativa dei mercati sui titoli Tlc", è il parere di
Stefano Parisi, Presidente di Asstel.

“Chiediamo al Governo e al Parlamento di chiarire quanto prima la
situazione al fine di evitare ulteriore allarme sui mercati. La
Robin tax è ingiusta e distorsiva, indipendentemente dai settori
cui viene applicata; nell'interesse del sistema economico
nazionale andrebbe eliminata. Cercare di estenderne l'ambito di
applicazione per ridurre l'impatto su specifici soggetti, come
stanno chiedendo le aziende del settore energetico, non rende
questa misura più accettabile, né meno dannosa. È del tutto
inedito, nella dinamica della rappresentanza di interessi del
sistema Confindustriale, che aziende di un settore chiedano di
estendere misure fiscali penalizzanti per le imprese alle aziende
di altri settori produttivi.
Le aziende del settore energetico dovrebbero preoccuparsi di
ottenere l'eliminazione di una tassa ingiusta e non chiedere di
estenderla ad altri settori regolati, senza alcuna logica se non
quella del mal comune mezzo gaudio.

Parisi ha inoltre evidenziato le differenze tra il settore
energetico e quello delle telecomunicazioni. "Nel nostro
settore c'é una consolidata dinamica competitiva che vede una
continua riduzione dei prezzi, con effetti negativi sui ricavi e
sui margini, con impegni di investimento rilevantissimi per la
modernizzazione del paese, mentre il quadro competitivo nel settore
energetico è ancora caratterizzato da una sostanziale stabilità
nelle offerte e da una alta profittabilità per le imprese. Ed è
questa la logica, seppur non condivisa, della Robin Tax: colpire i
settori ad alta profittabilità a causa delle ridotte condizioni
concorrenziali; settori, come quello energetico, le cui reti sono
state realizzate in passato dallo Stato, non certo dalle imprese
private in concorrenza".

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