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Bernabè scrive a Berlusconi: “Asta frequenze troppo cara”

Nel mirino del presidente di Telecom Italia la delibera dell’Agcom sui prezzi di terminazione mobile, che riduce i margini per le telco, e il rischio di pagare troppo per un bene non ancora disponibile

24 Mag 2011

Con una lettera inviata al presidente del consiglio Silvio
Berlusconi e ai ministri dell’Economia e dello Sviluppo, Giulio
Tremonti e Paolo Romani, Franco Bernabé, presidente esecutivo di
Telecom Italia, ha puntato l’indice su due questioni che proprio
non gli vanno giù: le modalità della vendita delle frequenze
televisive digitali destinate alle compagnie telefoniche e la
recente delibera dell’Autorità per le comunicazioni sulla
riduzione delle tariffe di terminazione mobile (il corrispettivo
dovuto agli operatori mobili per una chiamata sulla loro rete).

Lo scrive MF Milano Finanza, citando una lettera di cui è venuto
in possesso, nella quale Bernabè, con tono pacato ma fermo,
afferma che i due provvedimenti "andranno a drenare ingenti
risorse al settore delle comunicazioni elettroniche che, anche nel
corso degli ultimi anni, ha garantito sviluppo e innovazione al
nostro Paese, con un investimento complessivo annuo di circa 7
miliardi di euro".

Impegno, ricorda Bernabè, che in un certo qual modo sembra
interpretare il pensiero anche degli altri operatori, mai come in
questo momento "rivolto anche al futuro".

Per quanto concerne la gara sulle frequenze digitali, che dovrebbe,
ma il condizionale è d'obbligo, far incassare allo Stato 2,4
miliardi di euro, "si rileva che l'effettiva, completa
liberazione da parte delle emittenti locali dello spettro
radioelettrico da assegnare risulta alquanto incerta, atteso
che", aggiunge Bernabè nella lettera, "devono essere
ancora disciplinate modalità e tempi di liberazione, la cui
implementazione potrebbe condurre ad un prolungato contenzioso
dagli esiti imprevedibili".

Per far fronte ai problemi legati all'inquinamento
elettromagnetico, Bernabè propone a Berlusconi un "intervento
governativo mirato ad avvicinare gli attuali limiti di emissione
elettromagnetica alla media europea", in vista
dell'aumento degli investimenti in infrastrutture legati
all'asta.

La settimana scorsa era stato il
ministro Romani
a mettere in discussione la normativa italiana
sull’elettrosmog, i cui limiti troppo rigidi e stringenti
rischiano di impattare negativamente sullo sviluppo delle reti Lte.