L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato boccia il progetto presentato da Tim in partnership con Urban Vision di convertire le postazioni telefoniche pubbliche sopravvissute alla rivoluzione del telefonino in cabine digitali multiservizi.
La ragione addotta nel bollettino Antitrust, dove si parla di “problematiche concorrenziali derivanti dalla possibile approvazione da parte dei Comuni, senza svolgimento di alcuna procedura ad evidenza pubblica”, riguarda per l’appunto l’assenza di “confronto competitivo“, che potrebbe comportare “una distorsione concorrenziale“, con una “evidente discriminazione a favore di Tim e Urban Vision e a sfavore delle altre imprese che prestano il servizio di pubblicità out-of-home”.
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Antitrust: “Una finalità prevalentemente pubblicitaria”
In particolare, l’Antitrust sottolinea che “gli impianti che Tim intende installare, in partnership con Urban Vision, appaiono avere una finalità prevalentemente pubblicitaria, mentre il servizio di telefonia, sebbene presente, avrebbe un ruolo solo secondario e accessorio rispetto alla funzione pubblicitaria”. In tale contesto, spiega l’Agcm, per lo svolgimento di servizi analoghi i concorrenti hanno dovuto necessariamente confrontarsi con altri soggetti nell’ambito di procedure competitive e, pertanto, “devono sostenere oneri e costi maggiori che impediscono loro di praticare prezzi più bassi per l’acquisizione dello spazio pubblicitario“.
Con la segnalazione, rimarca l’Antritrust, “si intende indirizzare il modus procedendi dei Comuni che dovessero aderire, anche in futuro, a tale progetto”, che risulta essere stato già approvato di Comuni di Milano e di Bari. L’autorità, pertanto, auspica che “i Comuni che sono interessati ad aderire al progetto di Tim e Urban Vision per l’installazione di nuove cabine digitali vogliano tener conto di quanto sopra esposto e assumano le conseguenti azioni amministrative in conformità ai principi concorrenziali, avvalendosi di procedure competitive, al fine di prevenire le discriminazioni nel mercato della pubblicità out-of-home che si verificherebbero qualora il progetto dovesse essere implementato nel loro territorio”.
Cosa prevede la partnership Tim-Urban Vision
Il progetto annunciato nel 2023 da Tim e Urban Vision prevede l’installazione di nuove cabine digitali sul suolo pubblico, alcune negli spazi attualmente occupati dalle vecchie cabine, altre in contesti diversi.
Inizialmente, il progetto ipotizzava un roll out delle prime installazioni a partire dal 2024, a Milano (con l’intento poi di sbarcare in altre 13 città, per un totale di circa 2500 postazioni). Le nuove cabine telefoniche digitali dovevano essere simili a totem multimediali con diverse funzionalità: oltre alla possibilità di telefonare gratuitamente, vengono offerti servizi di ticketing, ricarica degli smartphone, prenotazioni di taxi o ristoranti, orari dei mezzi, previsioni meteo e altro.
Tutto questo doveva risultare accessibile anche alle persone con disabilità e con la novità del sistema Women+, ovvero un tasto che permetterà alle donne in difficoltà di accedere immediatamente a un servizio con operatore per avere supporto e aiuto in tempo reale in caso di necessità.
“Ogni cabina sarà dotata di intelligenza artificiale, geolocalizzata, connessioni multilingua, videosorveglianza e sistema SOS, oltre a sensori per il rilevamento dei flussi di mobilità. Una rete diffusa e integrata che dialoga con la città e restituisce valore in termini di sicurezza, efficienza e sostenibilità”, precisava Urban Vision nel presentare la struttura.
Il tema della dismissione delle cabine telefoniche
Quella della dismissione (o della riconversione) delle vecchi cabine telefoniche all’indomani della rivoluzione della telefonia mobile è una questione ormai datata. All’inizio degli anni 2000 l’Agcom aveva stabilito che dovesse essere Telecom a gestire in toto delle cabine telefoniche presenti in Italia. Il che all”epoca significava, prima di ogni altra cosa, effettuare regolare manutenzione e assicurarsi del buon funzionamento, a fronte di poter trattenere i guadagni del servizio.
Con la delibera Agcom 98/23 viene però modificato proprio quel provvedimento, il 290/01, che trattava la “determinazioni di criteri per la distribuzione e la pianificazione sul territorio nazionale delle postazioni telefoniche pubbliche” integrando la delibera 252/22 con oggetto: “avvio di un procedimento e consultazione pubblica concernente la verifica sulla necessità del servizio di telefonia pubblica ai sensi dell’articolo 97 del codice delle comunicazioni elettroniche”.
Dunque oggi Tim non è più obbligata al mantenimento delle cabine telefoniche, tranne che nei luoghi di rilevanza sociale (identificati in ospedali e strutture sanitarie equivalenti con almeno 10 posti letto, carceri, caserme con almeno 50 occupanti).
Tutte le altre possono essere smantellate o modificate come prevede per esempio il progetto congiunto con Urban Vision, disponendo “di spazi per la pubblicità in formato digitale” con opere “interamente finanziate dai proventi derivanti dall’attività pubblicitaria“. Purché, precisa l’Authority, queste opere “vengano utilizzate per fornire vari servizi, tra i quali chiamate telefoniche, informazioni istituzionali, promozione e informazione culturale, alert pubblici, applicazioni sensoristiche per persone con disabilità motorie, barriere linguistiche o visive, e strumenti di contrasto agli episodi di violenza nei confronti delle donne o dei fenomeni di microcriminalità”.






