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Caio: “Passaggio alla fibra, serve un solo modello europeo”

L’ex consulente del governo: “Se ci sarà, il modello italiano aggiungerà valore”. Ingenti gli investimenti necessari “ma commensurabili ad altre grandi opere e in alcuni casi inferiori”

18 Giu 2010

Il dibattito sulle Tlc e sul passaggio dalla rete in rame alla
fibra è un tema caldo. E non solo in Italia. Per trovare una
soluzione che sia win-win bisognerà superare i modelli nazionali e
trovare una strada unica europea. E' la visione di Francesco
Caio, vicepresidente di Nomura ed ex consulente per la banda larga
dei governi inglese e italiano.

''In un mondo senza confini l'Europa dovrà parlare con
una voce unica – puntualizza Caio -. Il modello italiano, se ci
sarà, sicuramente aggiungerà valore a livello europeo, così come
lo stanno facendo quello americano, inglese, francese e
tedesco'', sottolinea Caio.''Tutti i Paesi stanno
affrontando il tema di come passare dalla rete in rame alla fibra e
stanno cercando un modello che tenga conto degli interessi dei
diversi operatori e del Paese – continua -. E questa è la sfida
più importante: ovvero trovare il meccanismo per cui tutti
vincano, a partire dal Paese''.

Il tema, però, non è solo quello delle strategie ma anche degli
investimenti necessari a mettere in campo di progetti Ngn.
''Nel caso italiano sono ingenti – commenta Caio – ma
sicuramente commensurabili ad altre grandi opere che si stanno
facendo e in alcuni casi inferiore''.

Infine Caio fa il punto sulla necessità di nuove norme per le Tlc.
''L'obiettivo è di darsi una legislazione nuova nei
prossimi 10-15 anni e, siccome il punto di partenza di ogni Paese
è diverso, il viaggio verso quella destinazione sarà diverso –
conclude -. La cosa importante è tenere gli occhi
sull'obiettivo di lungo periodo con la coscienza che bisognerà
fare molto lavoro per accordare posizioni diverse''.

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