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Calabrò: “Frequenze, stop alla manomorta”

Il presidente Agcom: “Asta subito o sarà collasso reti”. E il ministro Romani replica: “Si farà entro il 30 settembre come previsto: oggi comitato dei ministri, entro il 25 giugno pubblicazione del bando”. Intanto il presidente della Camera Gianfranco Fini rilancia: “Serve un adeguamento economico dei canoni d’uso dello spettro”

14 Giu 2011

Asta frequenze subito, come previsto dalla legge di stabilità
2011. O rischio collasso reti. Per questo, non si può più
"consentire la manomorta delle frequenze". Dalla
Camera, dove presenta la Relazione annuale Agcom, il presidente
dell'Authority Corrado Calabrò ripropone oggi, nel 2011,
l'allarme già lanciato lo scorso anno. Ma questa volta la
situazione è ancora più grave.

Le condizioni della rete di telecomunicazioni mobili "è
preoccupante". La telefonia mobile registra un`espansione
enorme, ricorda Calabrò: proiezioni per i prossimi cinque anni a
livello mondiale indicano un tasso di crescita annuo medio del
35% per la rete fissa e del 107% per la mobile. Negli ultimi
quattro anni il traffico sulla rete mobile è aumentato di 16
volte. Ma senza maggiore disponibilità di frequenze
"l`intasamento del traffico sarà inevitabile".

Per questo è "più che mai indifferibile la gara per
l`assegnazione di ulteriori frequenze alle telecomunicazioni
mobili prevista dalla legge di stabilità 2011". Senza
parlare del fatto che "ogni ritardo della gara
comporterebbe, ovviamente, la dilatazione dell'incasso, che
le nostre regole prospettano, a certe condizioni, anche superiore
alla cifra di 2,4 miliardi preventivata dalla legge".
 

Risponde a stretto giro di poste il ministro Paolo Romani: il
governo "rispetterà il termine del 30 settembre"
previsto. Nella riunione del comitato dei ministri in programma
oggi "approveremo gli indirizzi per la gara sulle frequenze
800Mhz. La gara è partita: il bando e il disciplinare saranno
pubblicati entro il 25 giugno". Per quanto riguarda il
beauty contest in settimana saranno definiti gli ultimi aspetti
marginali con Bruxelles sul disciplinare e subito dopo la
chiusura con la Commissione Ue l'intenzione è di procedere
con l'avvio dell'iter, che consentirà l'ingresso di
altri soggetti nel mondo delle frequenze tv".


Ma come liberare le frequenze da mettere a gara? Calabrò auspica
"un aumento delle risorse previste (240 mln, ndr) a favore
delle emittenti locali che è possibile grazie alle regole di
gara approvate. L'incentivo può fare da moltiplicatore del
realizzo". Le frequenze – ha concluso il presidente –
"sono un bene scarso, prezioso. Non si può consentire la
manomorta delle frequenze".

In Italia è ancora imperante il modello della tv generalista,
dice Calabrò, con i broadcaster in campo "più o meno"
gli stessi di prima: nasce dunque dalla necessità di aprire
ulteriormente il mercato. Da qui "l'importanza della
messa in gara (beauty contest) di 5 nuovi multiplex di frequenze
televisive per il digitale terrestre". Del resto, senza il
'beauty contest', per cui l'Agcom ha dettato le
regole e che ora "si aspetta che venga bandito dal Ministero
dello Sviluppo economico", Bruxelles non chiuderà la
procedura d'infrazione aperta contro l'Italia.
'L'Agcom – ricorda Calabro' – ha dettato regole che
hanno passato il vaglio della Commissione europea.

"Ritengo apprezzabile che siano stati definiti il calendario
e le regole di massima per la gara per l'assegnazione delle
frequenze ad uso della banda larga mobile ed è positivo che
queste regole si fondino su una competizione aperta e trasparente
in grado di assicurare allo Stato anche la giusta remunerazione
per la cessione dei diritti d'uso". Lo ha detto il
presidente della Camera, Gianfranco Fini, segnalando in occasione
della relazione annuale Agcom che "occorre che la parte più
significativa di queste risorse torni al sistema-Paese sotto
forma di politiche di investimento a beneficio della
infrastrutturazione a banda larga".

Fini ha ricordato però che "le risorse spettrali sono un
bene pubblico essenziale e, a tale proposito, ritengo fondate le
ragioni di chi osserva che l'accesso all'asset
frequenziale deve essere assicurato nel rigoroso rispetto dei
principi di sostanziale parita' di condizioni e di
neutralita' tecnologica di cui lo Stato deve farsi
garante".

"In prospettiva – ha continuato Fini – occorrerà porsi il
problema della giusta valorizzazione pubblica delle risorse
frequenziali televisive, attraverso un adeguamento economico dei
canoni. Lo Stato deve sempre perseguire il massimo beneficio
pubblico dalla cessione dei diritti d'uso, sia che si tratti
della concessione delle spiagge o che si tratti della cessione
dell'etere. Politiche virtuose di risanamento dei conti
pubblici e di rilancio dell'economia, passano anche
attraverso scelte credibili e neutrali di valorizzazione degli
asset statali essenziali, concessi in uso a soggeti
privati".

"A proposito di 'grandi scelte politiche' – ha detto
Fini -, diviene sempre più urgente la definizione di
un'univoca scelta di politica industriale sul tema
dell'infrastruturazione tecnologica del Paese con una rete
fissa a banda larga e ultralarga che risponda, per estensione
alla domanda crescente di connettivita' e di servizi che il
mondo delle imprese della PA e i cittadini nel loro complesso –
ha infine osservato il presidente della Camera – ci
richiedono".

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