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Catricalà: “Per fare la Ngn serve società della fibra”

Secondo il presidente dell’Antitrust le regole della newco “devono essere asseverate dall’Antitrust”. “Iniziative individuali troppo timide”. E sulla net neutrality: “Un tabù. Va remunerato chi investe”

07 Ott 2010

“Per fare le reti ultrabroadband serve la società della rete”.
Il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà cambia
radicalmente la propria linea. Dal palco del convegno
“Giochiamoci il futuro” – organizzato da Between – in corso a
Capri, il numero uno dell’Authority si schiera fortemente a
favore della newco. “Ammetto di essermi sbagliato all’inizio.
Ed oggi posso dire che non cambierò nuovamente idea. Non ci sono
altri modi in Italia per fare le nuove reti. Le iniziative
individuali non comportano il raggiungimento di obiettivi che una
società deve e può garantire con un terzo dei fondi
pubblici”.

Secondo Catricalà la autocandidatura di Telecom Italia con il suo
progetto che prevede di garantire la copertura ultrabroadband al
50% della popolazione entro il 2018 “è troppo timida”. E poco
impattanti sarebbero anche le iniziative proposte dagli operatori
alternativi: “Cablare 15 città non rappresenta una soluzione
strutturale”, puntualizza Catricalà. Secondo il presidente
dell’Autorità il compito del mercato “è stabilire quali sono
gli interventi prioritari, capire dove si concentra la domanda.
Fare cattedrali nel deserto non conviene a nessuno e tanto più
quando si parla di innovazione”. Ma spetta allo Stato il compito
di dare l’indirizzo strategico.

“Gli obiettivi ce li ha dati la Ue e ora è necessario
intervenire per non restare fuori. Noi non dobbiamo perderci in
troppe chiacchiere. Il nostro è un paese di tantissimi decisori.
Ed è vero che alla fine la scelta la deve fare il percato ma serve
un piano, un indirizzo dall’alto”. Catricalà nel ricordare di
aver proposto la costituzione di una newco per il broadband
nell’ambito della legge della concorrenza (proposta che non è
stata accolta dal governo) – che “le regole della governance
devono essere asseverate dall’antitrust”.

Il presidente dell’Autorità affronta anche il tema della net
neutrality. “Bisogna superare i taboo della neutralità della
rete. Chi investe deve essere remunerato. E va remunerato anche lo
Stato, in caso di ruolo da investitore. Nessuno può permettersi di
bruciare risorse, il privato e nemmeno il pubblico”. È possibile
annoverare la banda larga fra i servizi universali? “Ci vuole
un’Autorità pubblica che lo stabilisca”.