I cavi sottomarini rappresentano la dorsale fisica che trasporta oltre il 99% del traffico dati internazionale. Superano oggi 1,7 milioni di chilometri e collegano continenti, governi, imprese e cittadini. Il sistema resta però vulnerabile. Secondo i vertici Itu e Icpc, che hanno recentemente analizzato l’evoluzione del settore, “i guasti annuali restano circa 200 e oltre l’80% è causato da attività umane come pesca e ancoraggi”. Il resto deriva da terremoti, tempeste o cedimenti strutturali. Ogni interruzione può tradursi in rallentamenti della connettività internazionale e in impatti economici rilevanti, soprattutto nei Paesi che dipendono da un solo punto di approdo.
I due responsabili, Tomas Lamanauskas, vicesegretario generale Itu, e Dean Veverka, presidente Icpc, rimarcano come episodi recenti confermino la fragilità del sistema. “L’isolamento di Tonga per una settimana nel 2024 – sottolineano – ha mostrato quanto la dipendenza da un’unica linea possa rappresentare una minaccia per intere economie”. È stato il terzo incidente grave in cinque anni e ha riaperto il tema della ridondanza infrastrutturale in aree particolarmente esposte.
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Una rete che cresce, ma non ovunque allo stesso ritmo
L’espansione delle dorsali oceaniche è significativa. Nell’ultimo decennio la lunghezza complessiva dei cavi sottomarini è aumentata di oltre il 70%. La crescita rispecchia la domanda di nuovi servizi digitali, alimentata in particolare da cloud, AI e applicazioni industriali ad alta intensità di dati. Tuttavia, l’aumento della capacità non procede in modo uniforme e alcune regioni restano isolate o scarsamente servite. Il rischio operativo cresce proprio laddove la rete è meno articolata e le rotte alternative scarseggiano.
Alla pressione della domanda si sommano ostacoli di natura regolatoria. In molte aree servono autorizzazioni complesse per permettere alle navi di intervento di operare. Le procedure richiedono tempi lunghi e variano da Paese a Paese. Lamanauskas e Veverka osservano che “le barriere normative ritardano l’arrivo delle navi in caso di guasto e compromettono la capacità di ripristino”. L’impatto è particolarmente significativo in regioni dove le flotte dedicate sono ridotte e gli operatori devono affrontare attese prolungate.
Le criticità del Mar Rosso e delle aree geopoliticamente sensibili
Alcuni tratti della rete sono più vulnerabili di altri. Il Mar Rosso, crocevia dei collegamenti tra Europa, Africa e Asia, resta una delle aree più sensibili, sia per la densità delle tratte sia per la complessità delle attività marittime. Le operazioni di posa e di riparazione richiedono condizioni di sicurezza elevate e un coordinamento costante con le autorità locali. Quando emergono tensioni geopolitiche, gli operatori sono costretti a deviari i flussi, con impatti significativi sulla capacità globale.
La disponibilità delle navi di manutenzione rappresenta un altro nodo. Le flotte non sono cresciute allo stesso ritmo dei cavi sottomarini, e molte aree restano scoperte. I tempi di intervento aumentano e il rischio di interruzioni prolungate cresce. È una criticità che gli organismi internazionali intendono affrontare con una strategia condivisa, orientata a rendere più rapidi gli interventi e più efficace il coordinamento tra attori pubblici e privati.
Una risposta multilaterale per allineare investimenti e policy
La collaborazione internazionale si sta rafforzando. Nel 2024 Itu e Icpc hanno promosso la costituzione dell’International Advisory Body for Submarine Cable Resilience, organismo guidato da Nigeria e Portogallo che riunisce 42 rappresentanti di governi, operatori e industria. Il suo mandato è operativo: identificare rischi, accelerare le riparazioni, proporre standard comuni e favorire investimenti mirati. La struttura combina la dimensione politica garantita da Itu con la competenza tecnica assicurata da Icpc.
Lamanauskas e Veverka sottolineano il valore di questa convergenza. “La resilienza dei cavi – affermano – dipende dall’allineamento tra obiettivi pubblici e investimenti privati”. La maggior parte delle dorsali è infatti di proprietà degli operatori, mentre la gestione delle acque territoriali resta responsabilità degli Stati. La cooperazione tra queste due sfere diventa quindi imprescindibile per definire un modello di governance efficace.
Questa impostazione ha preso forma già nel 2025, durante il primo summit dell’Advisory Body ad Abuja. L’incontro ha inaugurato un nuovo metodo di lavoro, che privilegia il confronto su misure pratiche e soluzioni di rapida applicazione. Il secondo summit, ospitato a Porto, ha rappresentato l’evoluzione naturale di questo percorso.
Porto e la nuova fase della resilienza globale
L’appuntamento portoghese ha mirato a completare il passaggio verso un approccio orientato all’implementazione. Le discussioni si sono concentrate su semplificazione delle autorizzazioni, diversificazione delle rotte, accelerazione degli interventi, condivisione di informazioni e sostegno ai Paesi più vulnerabili.
La pressione generata dalla crescita del traffico globale rende questo passaggio urgente. I cavi sottomarini costituiscono una dorsale invisibile ma essenziale per la stabilità economica. Sostengono servizi finanziari, comunicazioni istituzionali e applicazioni industriali. Ogni interruzione può avere ripercussioni diffuse e a catena. Proteggerli significa garantire continuità alle infrastrutture su cui si fondano le economie digitali.
Lamanauskas e Veverka sintetizzano così la posta in gioco: “I cavi sottomarini sono infrastrutture critiche. Mantengono operative le economie, connesse le società e funzionanti i governi. Abbiamo la responsabilità collettiva di proteggerli”.
Una nuova consapevolezza globale
Il rafforzamento della cooperazione internazionale indica che la consapevolezza è aumentata e che il settore sta entrando in una fase nuova. Le pressioni derivanti dalla domanda digitale, la complessità geopolitica e la necessità di maggiore resilienza impongono un approccio condiviso. L’Advisory Body, insieme a Itu e Icpc, offre una piattaforma concreta per trasformare questa consapevolezza in azioni operative.
Le dorsali oceaniche diventano così un terreno di collaborazione anche tra Paesi che su altri dossier mantengono distanze significative. La natura strategica dei cavi sottomarini crea infatti una comunità di interessi trasversale, che supera le linee di divisione geopolitiche e favorisce un lavoro congiunto orientato alla stabilità delle infrastrutture digitali.












