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Ciccotti (Ad Rai Way): “No alle frequenze alle telco. Con l’Lte si aumenta il digital gap”

Le risorse devono restare a chi fa servizio pubblico, sostiene il manager. “L’Umts si è sviluppato nella aree ad alta concentrazione urbana e con l’Lte si mira a fare altrettanto aumentando il divario digitale nel Paese”. E sulla Ngn: “Alla Tv non serve. Abbiamo il digitale terrestre”

02 Feb 2011

No alle nuove reti ultrabroadband. La banda larga italiana è già
sufficiente a sostenere le esigenze del Paese. Questa la posizione
del numero uno di ray Way Stefano Ciccotti, in risposta alle
esigenze di infrastrutturazione sollevate dagli operatori di Tlc
che chiedono alla Tv di fare la sua parte quantomeno sul fronte
della lobby. "Bisogna smetterla di chiedere alle televisioni
di intervenire su questo campo. Se il Paese vuole fare la banda
larga la faccia, ma a prescindere dalle Tv. Noi abbiamo il digitale
terrestre e non abbiamo bisogno delle reti veloci per offrire
servizi evoluti ai cittadini italiani". Ciccotti non concorda
inoltre sulla tesi della progressiva migrazione della pubblicità
verso i new media, Internet in testa. "E' un falso. Se la
pubblicità cala sulle tv eventualmente i motivi sono altri e sono
più legati alla crisi".

Riguardo all'assegnazione delle frequenze agli operatori di Tlc
mobili per lo sviluppo dell'Lte (4G mobile), Ciccotti sostiene
che "è un errore". "Quando è stata fatta
l'asta per l'Umts gli operatori hanno usato le frequenze
per andare a offrire servizi dove già c'erano, ossia le grandi
aree urbane. E con l'Lte vorrebbero fare lo stesso, non
preoccupandosi quindi di servire tutta la popolazione. E allora non
è giusto che le frequenze vadano a chi non è in grado di fare
reale servizio pubblico. Ciò provocherebbe un uletriore digital
gap".