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Cisco, crescono utili e fatturato. Ma in Europa il business è “debole”

Lenta la domanda di nuovi prodotti anche da parte del settore pubblico e dei service provider. Fanno da traino i mercati emergenti e l’Asia-Pacifico

11 Nov 2010

Buoni risultati per il primo trimestre fiscale di Cisco (terminato
il 30 ottobre), ma la crisi economica non smette di incidere
sull'andamento del business. Le revenues ammontano a 10,75
miliardi di dollari, in crescita del 19,2% rispetto a un anno
prima. L’utile netto è salito a 1,9 miliardi o 0,34 dollari per
share, contro 1,8 miliardi o 0,30 dollari di 12 mesi fa. Il flusso
di cassa operativo è aumentato a 1,7 miliardi di dollari, contro
1,5 miliardi di un anno fa, e Cisco ha chiuso il trimestre con un
contante totale di 38,9 miliardi.

Risultati "solidi", ha commentato il colosso del
networking, nonostante il contesto economico ancora poco
favorevole. Nel complesso, il gruppo ha messo a segno una crescita
del 10% anno su anno, ma se gli ordini di nuovi prodotti sono
saliti del 32% sui mercati emergenti e del 18% in Asia Pacifico, in
Stati Uniti e Canada registrano un incremento del 7% e in Europa di
appena il 2%.

Diverso l'andamento del business non solo nelle diverse aree
geografiche ma anche tra le diverse tipologie di clienti.
Particolarmente sostenuti gli ordini che arrivano dai segmenti
aziendale e commerciale, in crescita rispettivamente del 16 e del
13%, mentre gli ordini dai service provider sono aumentati
dell’8% e quelli del settore pubblico del 6%. Gli ordini consumer
sono rimasti invariati anno su anno. Complessivamente, il rapporto
ordini acquisiti/ricavi nei prodotti è stato inferiore a 1,
indicando un’area di debolezza su cui Cisco deve lavorare:
l’azienda ha annunciato che si dedicherà nei prossimi trimestri
a migliorare le aree del business che mostrano ancora segnali di
incertezza, come il settore pubblico, i service provider e le
attività europee.