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Cisco, profitti a picco del 18%. Il ceo Chambers: “Fase transitoria ne usciremo più forti”

Margini di guadagno sempre più risicati per switch e router a causa del crollo dei prezzi e della stretta stretta sugli investimenti da parte delle PA. Gli analisti scettici sulla ripresa ma l’azienda si fa forte dei 40 miliardi di dollari cash

11 Feb 2011

Pressione sui prezzi nei mercati core e flessione delle vendite dei
prodotti consumer più profittevoli: sono gli elementi che hanno
determinato il calo dei profitti (-18%) di Cisco Systems nel
secondo trimestre fiscale e soprattutto la contrazione dei margini
(-3%) per il quarto trimestre consecutivo, un dato che gli analisti
seguono con molta attenzione e che porta alcuni a dubitare che il
colosso californiano del networking possa sostenere nel lungo
termina la crescita di fatturato e utili.

Parte di questa crescita, infatti, dipende da prodotti meno costosi
e con margini di guadagno limitati destinati più al mercato
consumer che aziendale. Soffrono poi i business maturi, come quello
dei switch, che rappresenta circa il 30% delle revenues di Cisco,
ma che risente della pressione sui prezzi esercitata da concorrenti
come Hewlett-Packard e della rivoluzione portata dal cloud
computing, nota il Financial Times. Le vendite di switch sono scese
per tre trimestre consecutivi, mentre i guadagni dai router, altro
segmento maturo per Cisco, sono diminuiti del 9% rispetto al
trimestre precedente. L’azienda di San Jose, infine, deve fare i
conti con il rallentamento della spesa da parte delle pubbliche
amministrazioni dei Paesi sviluppati.

“Cisco ci appare in una posizione difensiva e non siamo sicuri
che i margini lordi possano migliorare presto, specialmente perché
Cisco non intende perdere quote di mercato”, afferma Mark Sue,
analista di Rbc Capital. "Non si può avere tutto".

Nel trimestre terminato il 29 gennaio, l'azienda ha registrato
utili pari a 1,52 miliardi di dollari, o 27 centesimi per share,
meno delle attese di Wall Street (30 centesimi) e in calo rispetto
a 1,85 miliardi, o 32 centesimi di dollari ad azione, dello stesso
periodo di una anno fa. Escludendo alcuni costi straordinari,
l’earning per share è sceso da 40 a 37 centesimi. Le revenues
sono cresciute del 6% a 10,41 miliardi di dollari, più di quanto
preventivato dalla stessa Cisco a novembre scorso, ma ciò che
preoccupa gli analisti è il fatto che il margine lordo è sceso al
62,4%. Il Chief financial officer Frank Calderoni ha dichiarato di
prevedere margini lordi per il resto dell’anno compresi fra il
62% e il 63%.

Il Chief executive John Chambers ha ammesso che Cisco deve fare
fronte alla pressione sui prezzi dei suoi prodotti tradizionali, ma
ne ha minimizzato l’impatto, sottolineando invece che l’azienda
sta gestendo la transizione verso la nuova generazione delle
attrezzature di switching, che garantirà prezzi più
favorevoli.



Per il terzo trimestre fiscale Chambers si aspetta revenues in
crescita del 4-6% rispetto all’anno precedente, ben al di sotto
delle previsioni precedenti di Cisco, ma nel quarto trimestre
l’aumento del fatturato dovrebbe essere più marcato (8-11%). Gli
adjusted earnings del terzo trimestre dovrebbero attestarsi fra i
35 e i 38 centesimi per share, contro la stima di 40 centesimi di
Wall Street, ma il Ceo è ottimista: “Quando questo periodo sarà
alle spalle, penseremo che sarebbe stato meglio non averlo mai
vissuto, e tuttavia ci avrà reso più forte nel lungo
periodo”.

Gli investitori restano scettici: ieri il titolo Cisco ha perso
parecchi punti in Borsa sulla scia dei risultati trimestrali
pubblicati e dei giudizi negativi degli analisti che temono che la
crescita in nuove aree non riesca a bilanciare la perdita di
business in quelle tradizionali. Secondo il Ft, però, Chambers ha
delle opzioni e, in particolare, i 40 miliardi di dollari cash in
bilancio: sono stati messi da parte per i giorni del bisogno e ora,
scrive il quotidiano economico, sarebbe il momento di usarli.

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