Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Colao e T-Mobile, quel silenzio che fa muovere le Tlc

Le indiscrezioni sull’ipotesi di acquisizione stanno mobilitando interessi e cambi di rotta anche in altri soggetti
Ecco cosa cambierebbe in Europa (e non solo) se prendesse corpo la mossa di Vodafone

17 Lug 2009

La notizia di partenza: Vittorio Colao, alla guida di Vodafone
dal luglio 2008, starebbe valutando l’idea di acquisire
T-Mobile Uk, importante concorrente nel mercato britannico della
telefonia mobile.

L’indiscrezione è di un paio di settimane fa e da allora, come
si conviene alle operazioni di alta finanza, silenzio e riserbo.

Il fulmine che ha squarciato il cielo delle comunicazioni si è
materializzato sulle pagine color salmone del Financial Times, e
tutti subito a pensare che, allora, una qualche base concreta
deve pur esserci.

Il quotidiano ha rivelato che il maggior operatore di telefonia
mobile al mondo (che peraltro proprio in Italia fa registrare
risultati tra i migliori, con un Ebitda superiore al 40%) sta
considerando seriamente la possibilità di fare un’offerta per
acquisire T-Mobile Uk, di proprietà del colosso tedesco delle
telecomunicazioni Deutsche Telekom, il cui valore è stimato tra
i 3 ed i 4 miliardi di euro.

Alcuni analisti della City si sono subito prodigati
nell’evidenziare eventuali sinergie finanziarie ed operative
risultanti dall’unione dell’attuale business di Vodafone con
le  attività inglesi di Deutsche Telekom.

Da Citi, broker di Vodafone, affermano in via confidenziale che i
ricavi annui dell’entità che potrebbe venire ad esistenza,
nell’arco dei prossimi 3/5 esercizi, sarebbero maggiori di
circa 300 milioni di sterline rispetto alla somma degli introiti
delle due entità separate.

Il nuovo soggetto si troverebbe a dover gestire, ad esempio, un
solo network invece di due, e dunque Vodafone potrebbe
realisticamente considerare l’idea di realizzare importanti
risparmi sul lato dell’impiego di capitale operativo.

Da non sottacere anche che un consolidamento del settore
porterebbe consistenti vantaggi anche agli altri player operanti
nel mercato della telefonia mobile.

L’Inghilterra è difatti l’unico grande paese europeo in cui
si trovano a competere cinque diversi soggetti: tutti lamentano
che questo feroce stato concorrenziale erode drasticamente i
margini di guadagno.

Se il numero si riducesse da cinque a quattro, la pressione
competitiva diminuirebbe e dunque sarebbe possibile puntare ad un
aumento dei margini di profitto.

Sinclair, analista di Citi, ritiene che tale consolidamento
potrebbe, nell’arco di tre anni, aumentare del 5% i ricavi di
tutti gli operatori.

Agli scettici però verrebbe da chiedersi: come mai, se il
consolidamento offre una prospettiva così attraente, non si è
ancora verificato? Proviamo a fare qualche ipotesi.

Il rischio, per un soggetto che ipoteticamente possa rilevare
T-Mobile Uk, è quello di pagare una somma molto alta per la
compagnia e condividere poi i risultati dei propri sforzi con
tutti gli altri operatori.

Nel peggiore dei casi possibili, Vodafone potrebbe comprare
T-Mobile e trovarsi ad affrontare problemi di coordinamento ed
allineamento delle attività: la compagnia inglese rischierebbe
di trovarsi in difficoltà nel far emergere le sinergie sperate,
e dunque potrebbe finire per perdere i clienti di T-Mobile in
favore dei suoi attuali concorrenti (O2 su tutti); in ogni caso,
ed è bene farsene una ragione, i rivali di Vodafone
beneficerebbero dei maggiori margini di profitto derivanti dalla
riduzione del numero di incumbent.

Questa pericolosa eventualità ha, probabilmente più di ogni
altra cosa, frenato il processo di consolidamento sino ad ora.

Del resto, l’interesse dimostrato da Vodafone suggerisce un
potenziale cambiamento della situazione. Lo scorso novembre Colao
ha dichiarato che la società è per la prima volta intenzionata
a giocare un ruolo attivo nel processo di consolidamento del
mercato mobile: un primo esempio viene dall’Australia, per il
cui mercato Vodafone e Hutchinson Whampoa (3) hanno annunciato un
piano di collaborazione.

L’advisor scelto per la realizzazione dell’operazione è
Goldman Sachs, mentre JP Morgan sta aiutando Deutsche Telekom,
che ha espresso un secco “no comment” a chi domandava qualche
frase a riguardo, nella valutazione delle opzioni strategiche
percorribili in Gran Bretagna, dove da anni soffre di performance
non all’altezza degli obiettivi.

Se Vodafone comprasse T-Mobile, diverrebbe l’operatore
dominante sul mercato, con una quota pari al 40% (lo scenario
attuale vede come operatore di riferimento O2 con il 27%, dopo di
che Vodafone con il 25%, Orange con il 21%, T-Mobile al 15%, 3
(Hutchinson Whampoa) al 7% e Virgin a chiudere con il 5%).

Peraltro, e c’era ampiamente da aspettarselo, le indiscrezioni
stanno mobilitando interessi e cambi di rotta anche in altri
soggetti: la possibilità che Vodafone acquisisca T-Mobile sta
spingendo O2 a rivedere tutte le proprie strategie. L’azienda,
controllata dalla spagnola Telefónica, ha anch’essa,
ufficialmente, declinato ogni commento, ma fonti vicine al top
management affermano che anche da questo versante ci sarebbe
l’interesse a fare un’offerta.

Non va sottovalutata neanche France Telecom che, come gli altri,
ha scelto la strada del silenzio, peraltro dopo due mesi passati
in difficoltà cercando proprio di tacitare speculazioni che la
vorrebbero in predicato di rilevare tutte le attività di
T-Mobile.

C’è dell’altro. Partite di questo livello, oltre che con
numeri e grafici si giocano anche su altri tavoli: regolatori e
politici. Vediamo.

Una collaborazione tra il business inglese di Vodafone e T-Mobile
verrebbe certamente valutata con attenta considerazione dalla
commissione europea (sappiamo, per esperienza diretta del nostro
comparto dei media, quanto il Commissario alla concorrenza Neelie
Kroes guardi con poco favore ai restringimenti della
competitività) e dall’OfCom, ma gli analisti affermano che il
deal, quanto meno, non correrebbe il rischio di essere frenato in
partenza: in Italia, Francia e Spagna sono già presenti
operatori in posizione dominante, con quote di mercato anche
superiori al 40%. A tal proposito Jenny Block, legale esperta di
concorrenza e regolamentazione dello studio Simmons & Simmons, ha
dichiarato che “sarebbe una combinazione complessa e
stimolante, e facilmente soggetta a indagini dettagliate da parte
delle autorità competenti. Comunque, è eccessivo affermare che
sarebbe automaticamente bloccata”.

La Enderes Analysis ipotizza eventuali richieste da parte delle
autorità di regolamentazione affinché Vodafone, nel caso di
acquisto, si liberi dal contratto di partnership commerciale che
attualmente lega T-Mobile a Virgin: l’operatore di Tv via cavo
utilizza il network di T-Mobile per offrire contenuti di
telefonia mobile ai propri quattro milioni di clienti.

Le Authority, non da ultimo, dovrebbero quindi esaminare pro e
contro, per i consumatori, di un’eventuale operazione.
Uno dei problemi potrebbe essere rappresentato dall’aumento
delle tariffe della telefonia mobile; un’altra questione
pressante potrebbe poi riguardare l’eventuale aumento degli
investimenti nei network come conseguenza della crescita dei
margini di profitto.

Il Governo nel frattempo, con la sua iniziativa Digital Britain,
spera che gli operatori di telefonia mobile giochino un ruolo
importante nel garantire accesso all’alta velocità in Internet
nei prossimi 5 anni: questo dipende largamente dagli investimenti
nelle infrastrutture. Ma questa è un’altra storia.

Con un tale interesse verso il modo in cui il consolidamento
potrebbe cambiare il panorama della telefonia mobile in
Inghilterra, l’unica cosa certa è che il bresciano Colao
dovrà arrampicarsi sugli specchi per mantenere ancora a lungo il
suo “lombardo” riserbo.