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Connettività satellitare, ecco perché le telco sono fondamentali in Europa


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Per sfruttare appieno il potenziale dei servizi Direct-to-Device sono necessarie le capacità e la partecipazione degli operatori Tlc tradizionali, che integrano reti di accesso, spettro, dispositivi, autenticazione, sicurezza informatica, assistenza clienti e piattaforme di servizio in un’unica esperienza. Il punto di vista di Telefónica

Pubblicato il 3 nov 2026



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Punti chiave

  • La connettività satellitare integra le reti terrestri: estende copertura e comunicazioni critiche, ma non riproduce capacità, copertura interna o riuso geografico dello spettro.
  • L’Europa ha bisogno di un quadro aperto e sovrano (es. spettro MSS) che favorisca partnership, parità regolatoria e investimenti per competitività e autonomia.
  • Gli operatori di telecomunicazioni forniscono integrazione, autenticazione, gestione dello spettro, assistenza e resilienza: sono essenziali per rendere Direct-to-Device un servizio sicuro e diffuso.
Riassunto generato con AI


La connettività satellitare sta aprendo un nuovo capitolo nell’evoluzione delle comunicazioni. È accompagnata da grandi aspettative, ma anche da persistenti falsi miti, in particolare riguardo alla sua potenziale sostituzione delle reti terrestri. La connettività satellitare offre servizi complementari e crea nuove opportunità di collaborazione. In tutti i mercati del mondo, il futuro indica sempre più un modello che combina connettività satellitare e prevalentemente terrestre.

“In questo senso, la connettività satellitare Direct-to-Device può svolgere un ruolo prezioso nell’estendere la connettività esterna alle aree scarsamente servite e nel supportare le comunicazioni critiche e di emergenza. Tuttavia, non può replicare la capacità, la copertura interna, le prestazioni di uplink o il riutilizzo dello spettro geografico delle reti mobili e fisse terrestri. La copertura non deve essere confusa con la capacità, né la connettività occasionale con l’esperienza mobile completa che gli utenti si aspettano ogni giorno”. A dirlo è Idoya Arteagabeitia González chief Regulatory, Public Policy and competition officer di Telefónica, che ha pubblicato sul sito dell’operatore spagnolo una approfondita analisi sull’evoluzione del settore in Europa.

“Con l’avvicinarsi delle comunicazioni satellitari ai servizi mobili di uso comune, la piena realizzazione del loro potenziale dipenderà da una perfetta integrazione con le reti terrestri, sfruttando l’infrastruttura, le competenze e le consolidate relazioni degli operatori di telecomunicazioni”, spiega la manager.

Il futuro della connettività sarà quindi ibrido: le reti terrestri forniranno il livello di connettività primario, la capacità, la qualità e la connettività onnipresente su cui fanno affidamento cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni, mentre i satelliti estenderanno la portata e le comunicazioni critiche laddove la connettività convenzionale è difficile o critica (anche in caso di temporanea indisponibilità).

Un approccio strategico aperto e sovrano per l’Europa

“Telefónica accoglie con favore la proposta della Commissione europea in materia di Mss (Spettro di Servizi Telefonici e Satellitari) per promuovere la connettività satellitare europea, compresi i futuri servizi D2D, con la sovranità europea al centro”, scrive González, sottolineando che “sosteniamo un quadro che miri a rafforzare la competitività, l’autonomia strategica e le capacità industriali dell’Ue”.

Secondo la manager, l’Europa intende rimanere aperta alla tecnologia, agli investimenti e alle partnership internazionali. “Allo stesso tempo, l’apertura non deve significare trascurare le dipendenze strategiche o permettere che funzioni di connettività critiche si concentrino in un numero molto limitato di piattaforme non europee integrate verticalmente”.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di sviluppare un ecosistema in cui operatori europei, società satellitari, fornitori di tecnologia e istituzioni possano unire i rispettivi punti di forza.

“Ciò richiede modelli flessibili che consentano joint venture, consorzi e partnership contrattuali tra operatori di telefonia mobile e satellitare. Un richiedente per lo spettro MSS dovrebbe essere idoneo a partecipare alla procedura di assegnazione senza essere tenuto a possedere infrastrutture satellitari, a condizione che disponga di un accordo vincolante che garantisca la capacità satellitare necessaria e mantenga un controllo sufficiente sull’erogazione del servizio e sul rispetto degli obblighi pertinenti”, precisa González.

Una condizione, quest’ultima, che rifletterebbe meglio la realtà tecnica e commerciale delle reti satellitari-terrestri e potrebbe favorire una più rapida diffusione, investimenti e innovazione.

“L’Europa ha inoltre bisogno di un quadro normativo che garantisca la parità di trattamento. Servizi di connettività comparabili dovrebbero essere soggetti a requisiti analoghi, indipendentemente dal fatto che vengano erogati tramite infrastrutture terrestri o satellitari. Procedure di selezione trasparenti, solide misure di salvaguardia contro le interferenze, condizioni prevedibili e tariffe proporzionate per lo spettro radio saranno fondamentali per preservare la concorrenza leale e mantenere gli incentivi a investire sia nella connettività terrestre che in quella satellitare”.

Dalla copertura satellitare a un servizio di connettività completo

Guardando al futuro, per gli utenti, per la manager di Telefónica la tecnologia alla base della connettività dovrebbe risultare quasi invisibile. Si dovrebbe in altre parole poter passare dalla connettività terrestre a quella satellitare utilizzando lo stesso dispositivo, lo stesso numero, i medesimi meccanismi di autenticazione, le stesse tutele di sicurezza, lo stesso servizio di assistenza clienti e lo stesso rapporto di fatturazione.

“È qui che gli operatori di telecomunicazioni apportano un valore distintivo”, dice González. “Gli operatori mobili integrano già reti di accesso, spettro, dispositivi, autenticazione, sicurezza informatica, assistenza clienti e piattaforme di servizio in un’unica esperienza. Gestiscono complesse infrastrutture nazionali e possiedono le capacità operative necessarie per integrare la connettività satellitare nelle reti mobili esistenti. Sono dunque in grado di trasformare la capacità satellitare in un servizio complementare, che opera all’interno del più ampio ecosistema delle comunicazioni, anziché come un livello di connettività isolato”.

Gli operatori europei forniscono inoltre l’infrastruttura di terra sovrana e le funzioni necessarie per coordinare, monitorare e gestire il servizio. “L’iniziativa congiunta annunciata da Telefónica, Deutsche Telekom, Orange e Vodafone riflette esattamente questo approccio. I quattro operatori hanno firmato una lettera di intenti per valutare una possibile offerta congiunta in vista della futura assegnazione dello spettro per i servizi mobili satellitari in Europa”.

Il contributo degli operatori di telecomunicazioni

Spesso, il dibattito sulla connettività satellitare si concentra quasi esclusivamente sui satelliti e sulle costellazioni. “Eppure”, segnala González, “il segmento spaziale rappresenta solo una componente di un servizio end-to-end. Le reti terrestri continueranno a costituire il principale livello di connettività, garantendo agli utenti una maggiore capacità e funzionalità più avanzate nella maggior parte dei luoghi e delle situazioni, incluse le emergenze e gli eventi critici. Il vero valore risiede nell’integrazione di entrambe le componenti”.

In questo contesto, gli operatori di telecomunicazioni apportano competenze essenziali per trasformare la connettività satellitare in un servizio sicuro, affidabile e ampiamente disponibile:

– Integrazione fluida delle reti. Gli operatori sono in grado di integrare la connettività terrestre e quella satellitare, supportando il servizio attraverso diverse tecnologie di accesso.

– Rapporti di fiducia con i clienti. Essendo già punti di riferimento per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni, possono integrare la tecnologia D2D (direct-to-device) nei modelli commerciali, di assistenza e di supporto già consolidati.

– Gestione dello spettro e delle interferenze. Vantano una vasta esperienza nell’uso efficiente dello spettro, nella coesistenza tra diversi servizi, nel monitoraggio della rete e nella gestione delle interferenze dannose.

– Conformità normativa. Gli operatori sono soggetti a obblighi in materia di sicurezza, resilienza, accesso legale, comunicazioni di emergenza e tutela dei consumatori.

– Infrastruttura e scala operativa. Le loro reti principali, i siti terrestri, le piattaforme di servizio e i team operativi possono contribuire ad accelerare l’implementazione, evitando la creazione di ambienti di servizio frammentati o ridondanti.

– Resilienza e continuità. Integrando componenti terrestri e satellitari, gli operatori possono offrire ulteriori opzioni di connettività per situazioni di crisi, comunicazioni critiche e aree non coperte dalle infrastrutture convenzionali.

Queste funzionalità non sono elementi marginali della tecnologia D2D (Direct-to-Device), bensì parte integrante del servizio stesso. Il valore di un ecosistema di connettività non dipende soltanto da ciò che accade in orbita, ma anche da chi gestisce la rete, protegge i dati, autentica l’utente, garantisce la conformità alle normative e si assume la responsabilità dell’erogazione del servizio. Tale approccio lascia spazio a diversi modelli di partnership all’interno dell’ecosistema.

La sovranità riguarda il controllo delle funzioni critiche

Per González, la sovranità tecnologica europea non può essere valutata limitandosi a osservare chi possiede una costellazione di satelliti. “Essa dipende anche dal livello di concorrenza nel segmento spaziale e, aspetto cruciale, da chi controlla il livello dei servizi, le relazioni con i clienti, l’autenticazione, la gestione della rete, la governance dei dati, le funzioni di sicurezza e la continuità del servizio”. Gli operatori di telecomunicazioni europei svolgono già molte di queste funzioni all’interno di rigorosi quadri normativi e di sicurezza. Il loro coinvolgimento può dunque contribuire a radicare in Europa capacità sovrane fondamentali, anche laddove la capacità satellitare sia fornita tramite partnership.

“A lungo termine”, aggiunge González, “l’Europa dovrebbe sostenere lo sviluppo di capacità europee competitive lungo l’intera catena del valore, che comprende satelliti, infrastrutture di terra, dispositivi, chipset, software, tecnologie di rete e standard. Dovrebbe inoltre svolgere un ruolo attivo nella definizione dei futuri standard per le reti non terrestri e il 6G, attraverso organismi come il 3GPP, garantendo che i requisiti europei in materia di sicurezza, interoperabilità, resilienza e concorrenza trovino riscontro nei quadri di riferimento globali”.

Infine, lo sviluppo e il consolidamento di tali capacità in Europa richiederanno investimenti significativi e costanti. “Gli investimenti privati saranno essenziali, ma l’esperienza degli Stati Uniti dimostra il ruolo cruciale che il finanziamento pubblico, gli appalti strategici e una domanda istituzionale a lungo termine possono svolgere nello sviluppo e nell’ampliamento di capacità tecnologiche sovrane”, chiosa González. “Le ambizioni dell’Europa devono pertanto essere sostenute da risorse adeguate – anche attraverso il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale – a supporto di capacità strategiche lungo l’intera catena del valore della connettività: dallo sviluppo tecnologico e dal lancio, fino all’implementazione, alla gestione operativa e all’erogazione dei servizi”.

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