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Telco europee, la partita della sovranità digitale si gioca sul consolidamento



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A Bruxelles industria e regolatori misurano il futuro delle reti. L’Ad di Tim, Pietro Labriola, indica nella massa critica la condizione per rilanciare gli investimenti. Benedetto Levi, numero uno di Iliad, chiede un vero level playing field per garantire dinamismo competitivo e pari condizioni tra incumbent e challenger

Pubblicato il 20 mar 2026



Consolidamento delle telecomunicazioni corcom
Foto: Shutterstock

La struttura del mercato delle comunicazioni elettroniche in Europa si trova oggi di fronte a un paradosso storico: mentre la domanda di connettività cresce esponenzialmente, la capacità degli operatori di sostenere i costi di questa evoluzione diminuisce drasticamente. Durante il simposio istituzionale “Verso la sovranità digitale europea”, ospitato dal capodelegazione italiana S&D Nicola Zingaretti presso il Parlamento Europeo, leader industriali e autorità di regolamentazione hanno affrontato il tema del consolidamento non più come una semplice opzione finanziaria, ma come una necessità esistenziale per l’autonomia strategica del continente. La frammentazione in ventisette mercati nazionali, un tempo vista come una garanzia di concorrenza, è oggi identificata come il freno principale alla creazione di campioni europei in grado di competere con i giganti americani e asiatici.

La sfida della massa critica: perché l’Europa deve consolidarsi

Il punto di partenza del dibattito è la sproporzione tra il numero di attori presenti sul mercato europeo e quelli operanti in mercati di dimensioni comparabili come gli Stati Uniti o la Cina. In Europa operano circa quaranta grandi gruppi di telecomunicazioni, una dispersione di risorse che impedisce di raggiungere le economie di scala necessarie per i massicci investimenti nel 5G e nel cloud. Pietro Labriola, Amministratore Delegato di TIM, ha evidenziato come questa struttura polverizzata stia portando il settore verso una crisi di redditività strutturale.

Secondo Labriola, il settore sta vivendo un momento di profonda trasformazione dove la sopravvivenza dipende dalla capacità di fare massa critica. L’AD di TIM ha infatti ribadito come la rincorsa esclusiva al ribasso dei prezzi per i consumatori stia prosciugando le risorse necessarie per costruire l’infrastruttura digitale del futuro, mettendo a rischio la sopravvivenza stessa delle aziende europee. Il consolidamento è dunque visto come l’unico strumento per permettere alle aziende di coprire il costo del capitale e tornare a essere competitive su scala internazionale.

La prospettiva della DG COMP: un nuovo equilibrio tra scala e concorrenza

Il principale ostacolo storico al consolidamento è stata la politica della concorrenza dell’Unione Europea, spesso accusata di aver bloccato fusioni necessarie per favorire la pluralità dei soggetti. Tuttavia, dalla Direzione Generale della Concorrenza (DG COMP) arrivano segnali di un possibile cambio di approccio. Carlota Reyners Fontana, Direttrice presso la DG COMP, ha voluto chiarire che non esiste un pregiudizio contro le aggregazioni, ma che ogni operazione deve dimostrare vantaggi reali per l’innovazione.

«Sulle fusioni, DG COMP distingue tra scala e potere di mercato. Non abbiamo mai bloccato una fusione transfrontaliera, ma guardiamo con attenzione a transazioni che riducono la concorrenza ‘testa a testa’ nello stesso mercato, per l’impatto su prezzi e incentivi a investire» ha precisato Fontana. La novità risiede nella disponibilità della Commissione a valutare le operazioni con una lente temporale più ampia: «Siamo pronti a valutare le efficienze degli investimenti con un orizzonte temporale più lungo, purché basate su fatti ed evidenze chiare e non su generalità». Questo significa che se due operatori dimostrano che la loro unione accelererà la copertura della fibra o del 5G, il consolidamento potrebbe trovare una strada più spianata a Bruxelles.

Il ruolo dei nuovi entranti e la “qualità” della concorrenza

Non tutti gli attori del mercato concordano però sul fatto che meno operatori significhi automaticamente reti migliori. Benedetto Levi, Amministratore Delegato di Iliad Italia, ha portato una visione differente, focalizzata sulla necessità di mantenere il mercato dinamico e accessibile ai nuovi entranti. Per Levi, il problema non è solo il numero di operatori, ma le regole che governano l’accesso alle risorse strategiche.

«Per sostenere innovazione e investimenti nelle reti mobili europee serve un vero level playing field fra incumbent e challenger. Solo così si può innescare una concorrenza sana, che premia chi innova. È fondamentale, pertanto, garantire una distribuzione equa delle frequenze e una gestione armonizzata dello spettro, affinché tutti gli operatori partano dalle stesse condizioni e il mercato resti competitivo» ha osservato Levi, richiamando l’attenzione sul fatto che il coordinamento delle politiche nazionali è altrettanto importante quanto la dimensione delle aziende. La sfida è dunque creare un mercato unico dove il consolidamento avvenga per ragioni industriali e non per mera necessità di sopravvivenza finanziaria.

Il Digital Networks Act come cornice per l’integrazione europea

La Commissione Europea sta cercando di facilitare questo processo attraverso il Digital Networks Act (DNA). Roberto Viola, Direttore Generale della DG CONNECT, ha spiegato che l’obiettivo finale è una transizione verso una struttura di mercato più snella e armonizzata. Viola ha ammesso che il sistema attuale, basato sulle direttive nazionali, ha fallito nel creare un vero mercato unico e che il DNA rappresenta il tentativo di passare a una governance federale delle reti.

«L’attuale sistema delle direttive, con ventisette diversi modi di recepimento, ha mostrato i suoi limiti in termini di frammentazione. Il DNA punta alla massima armonizzazione» ha dichiarato Viola. Se l’Europa riuscirà a stabilizzarsi con operatori di dimensione continentale, molte delle attuali barriere burocratiche cadranno naturalmente. «Se in futuro il sistema si stabilizzerà con operatori di dimensione europea e meno nazionale, una gestione sovranazionale non sarà più ‘fantascienza’» ha aggiunto, delineando un futuro in cui il consolidamento trasforma le telco in vere multinazionali europee capaci di investire in modo omogeneo da Lisbona a Varsavia.

Resistenze nazionali e sovranità normativa

Tuttavia, il percorso verso il consolidamento si scontra con la resistenza degli Stati membri, che spesso vedono nei propri operatori nazionali dei gioielli da proteggere. Giacomo Lasorella, Presidente di AGCOM, ha sottolineato come il regolatore debba agire da ponte in questo processo, garantendo che l’armonizzazione europea non schiacci le peculiarità dei mercati locali che hanno ottenuto buoni risultati.

«È fondamentale che il Digital Networks Act non diventi un ostacolo per le autorità nazionali che conoscono le specificità dei singoli mercati e le esigenze degli utenti locali» ha avvertito Lasorella. Il consolidamento, secondo la visione dei regolatori nazionali, deve essere un processo guidato dal mercato ma vigilato attentamente per evitare che la riduzione della concorrenza porti a un calo degli investimenti nelle aree meno profittevoli, come le zone rurali o a fallimento di mercato.

Verso un mercato unico: oltre la frammentazione

Il dibattito conclusivo ha messo in luce che il consolidamento non è un fine, ma un mezzo per raggiungere la sovranità digitale. Senza aziende dotate di scala industriale, l’Europa rimarrà una regione che consuma tecnologie prodotte altrove senza avere voce in capitolo sugli standard e sulla sicurezza. Mari-Noëlle Jégo-Laveissière, CEO di Orange Europe, ha ricordato che l’industria ha bisogno di una “deregulation” reale che accompagni le fusioni: «L’accorpamento di norme dovrebbe portare a una semplificazione, ma al momento non vediamo cambiamenti sostanziali».In conclusione, la partita del consolidamento nel settore delle telecomunicazioni europee è una sfida di coerenza politica. Da un lato, l’Unione Europea auspica la nascita di colossi digitali; dall’altro, deve decidere quanto spazio concedere alla logica di mercato rispetto alla protezione dei confini normativi nazionali. La capacità del Digital Networks Act di agire come catalizzatore per queste unioni determinerà se il continente sarà in grado di costruire le autostrade digitali del futuro o se continuerà a operare in un sistema frammentato che ne limita l’ambizione e la crescita. Solo attraverso un equilibrio tra scala industriale, incentivi agli investimenti e tutela della concorrenza, l’Europa potrà finalmente dire di aver costruito un mercato unico digitale degno di questo nome.

FAQ: Telecomunicazioni

Le telecomunicazioni sono un qualsiasi procedimento di trasmissione rapida a distanza di informazioni mediante la telefonica, la telegrafia, la radio, la televisione o i radar. In generale, rappresentano l’insieme degli impianti e dei servizi relativi alla trasmissione di comunicazioni e informazioni. Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “trasmissione a lunga distanza” riferita ad immagini, segnali e parole. Le telecomunicazioni sono essenzialmente lo scambio di informazioni su distanze significative con mezzi elettronici e si riferiscono a tutti i tipi di trasmissione voce, dati e video.

Alla base delle telecomunicazioni troviamo quattro elementi fondamentali: 1) Il trasmettitore, che prende l’informazione e la converte in un segnale da trasmettere (come un’antenna); 2) Il mezzo di trasmissione, che costituisce il canale di comunicazione; 3) Il ricevitore, che una volta ricevuto il segnale, lo converte in informazioni utili (come una radio); 4) Due antenne – una in trasmissione ed una in ricezione. I dati sono trasmessi in un circuito di telecomunicazioni per mezzo di un segnale elettrico chiamato onda portante, che richiede una qualche forma di modulazione (analogica o digitale) per trasmettere le informazioni.

Nelle telecomunicazioni esistono due tipi principali di trasmissione: analogica e digitale. La trasmissione analogica è una delle forme più antiche, con la modulazione di ampiezza (AM) ancora utilizzata nelle trasmissioni radiofoniche e riservata ad alcune frequenze. La modulazione digitale, invece, precede storicamente l’AM, con il codice Morse come prima forma. Questi tipi di trasmissione si sviluppano in diversi ambiti e settori, tra cui comunicazioni elettroniche, ottiche, radiocomunicazioni, reti mobili cellulari, reti locali (LAN), internet, sistemi di radiolocalizzazione navigazione e digitalizzazione (televisione e radio). Le telecomunicazioni contemporanee utilizzano principalmente i protocolli Internet per trasportare i dati, fino a includere i sistemi IoT (Internet of Things).

Nella loro forma più semplice, le telecomunicazioni necessitano di due stazioni, una trasmittente e l’altra ricevente. Tuttavia, oggi sono impiegate più stazioni trasmittenti e riceventi che si scambiano grandi moli di dati, formando vere e proprie reti di telecomunicazioni. Internet rappresenta il più grande esempio di rete di telecomunicazioni a livello globale. Su scala più piccola, possiamo individuare: reti aziendali e di area accademica (WAN), reti telefoniche, reti cellulari, sistemi di comunicazione della polizia e dei vigili del fuoco, reti di smistamento taxi, gruppi di radioamatori (amatoriali) e reti di trasmissione. Queste reti variano in dimensione, complessità e scopo, ma tutte condividono il principio fondamentale di connettere punti distanti per lo scambio di informazioni.

Le telecomunicazioni in Europa affrontano sfide significative. Secondo l’European Telecom Health Index, il mercato europeo mostra ricavi core stagnanti, ritorni in calo, gap di finanziamento e un’adozione della fibra inferiore alle attese, nonostante rollout significativi. I ritorni sul capitale sono scesi dal 6,7% del 2014 al 5,9% del 2023, mentre l’impegno di investimento resta elevato, comprimendo le possibilità di innovazione. La parte più ricca della catena del valore viene spesso catturata da hyperscaler e piattaforme digitali, più abili nel trasformare traffico e dati in servizi ad alto margine. Questo non riguarda solo la sostenibilità dei bilanci ma la competitività complessiva del sistema economico europeo, poiché le reti sono la spina dorsale di pagamenti, trasporti, servizi pubblici, sanità e scuola.

L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il settore delle telecomunicazioni, passando da tema di frontiera a elemento strutturale che cambia il modo in cui le reti vengono progettate, gestite e monetizzate. Nel 2026, l’AI smetterà di essere una “debuttante” per diventare parte integrante delle operazioni quotidiane. Le reti si stanno trasformando in organismi intelligenti capaci di adattarsi, prevedere e ottimizzare autonomamente, anticipando guasti prima che si verifichino e gestendo dinamicamente i picchi di traffico. L’AI sta anche ridefinendo l’esperienza cliente attraverso i Customer Experience Index (CEI), che offrono una visione in tempo reale e predittiva della qualità percepita dagli utenti, sostituendo le metriche tradizionali. Sul fronte operativo, sistemi come lo Smart Scheduler ottimizzano la pianificazione degli interventi tecnici, analizzando in tempo reale tutte le variabili rilevanti.

Secondo il Kaspersky Security Bulletin, il 2026 non sarà un anno di tregua per la cybersecurity nelle telecomunicazioni. Le minacce che hanno segnato il 2025 – dagli attacchi mirati alle catene di fornitura fino alle offensive DDoS – non arretrano, ma si intrecciano con nuovi rischi operativi generati dall’adozione accelerata di tecnologie come l’automazione di rete basata sull’AI, la crittografia post-quantistica e l’integrazione tra 5G e satelliti. Nel periodo novembre 2024-ottobre 2025, si è rilevata un’esposizione a minacce web per il 12,79% degli utenti del settore, minacce sui dispositivi per il 20,76% e attacchi ransomware al 9,86% delle organizzazioni telco. Gli operatori di telecomunicazioni devono avere visibilità su entrambe le dimensioni della cybersecurity: mantenere difese solide contro le minacce note e integrare la sicurezza nelle nuove tecnologie fin dal primo giorno.

L’ecosistema dei cavi sottomarini entra nel 2026 in forte espansione. Secondo TeleGeography, dopo circa 15 nuovi sistemi avviati nel 2025 per un valore di 3,2 miliardi di dollari, l’anno nuovo vedrà arrivare quasi 40 cavi, per un’esposizione di capitale di circa 6 miliardi – il picco più alto dell’ultimo decennio. Nonostante questo aumento di capacità, non si prevede un crollo dei prezzi poiché gran parte delle nuove infrastrutture è costruita dai content provider per uso interno. Le tensioni geopolitiche stanno influenzando le rotte: il Mar Rosso è diventato un collo di bottiglia a causa del conflitto in Yemen, spingendo l’industria a sviluppare dorsali terrestri alternative attraverso Arabia Saudita, UAE, Giordania e Israele, oltre a nuove rotte sottomarine che evitano aree sensibili come il Mar Cinese Meridionale.

Il mercato delle telecomunicazioni in Italia mostra segnali contrastanti. Pur posizionandosi come quinto mercato europeo, l’Italia ha perso 14 miliardi di euro di giro d’affari dal 2010, con una contrazione media annua del 2,7%. Nel primo semestre 2025, i ricavi delle telco italiane hanno registrato un aumento dell’1,6%, un dato migliore rispetto alla media europea (+1,1%) ma inferiore a quello dei player giapponesi (+3,2%) e americani (+3,6%). La redditività del settore italiano resta problematica: l’EBIT margin è risalito all’1,8% nel 2024 (era l’8,8% nel 2020), ben lontano dal 16,5% registrato dalle grandi telco dell’area EMEA. Un tema cruciale per il 2026 è quello delle frequenze, con la scadenza del 31 dicembre 2029 che riguarda una quota rilevantissima dei diritti d’uso che reggono le reti mobili, rappresentando una decisione di politica industriale che inciderà sulla continuità del servizio e sulla competitività degli operatori.

La geopolitica sta ridefinendo profondamente il settore delle telecomunicazioni, specialmente attraverso la competizione sull’intelligenza artificiale. Al centro di questa dinamica c’è lo scontro sistemico tra Stati Uniti e Cina, che seguono traiettorie divergenti: gli USA puntano su un modello trainato dal settore privato e sull’eccellenza dei modelli di frontiera, mentre la Cina sta costruendo un ecosistema fortemente guidato dallo Stato, orientato all’autosufficienza tecnologica. L’Europa cerca di rivendicare una propria sovranità tecnologica attraverso regolazione (come l’AI Act) e investimenti pubblici. Per le telco, questa frammentazione normativa e tecnologica rischia di tradursi in costi più alti e complessità operative. Un attore emergente è il Medio Oriente, dove paesi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti stanno investendo massicciamente in data center e infrastrutture AI, ridisegnando le mappe dei flussi di capitale e creando nuovi hub regionali strategici per la connettività globale.

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