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Servizi digitali sovrani, manna per le telco ma non in tutti i mercati



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Uno studio presentato al MWC di Barcellona entra nel cuore delle strategie delle telco: l’offerta che punta sulla sovranità attrae imprese e PA e può generare profitti, ma solo in alcune regioni del mondo

Pubblicato il 3 mar 2026



TelecomTV servizi sovrani telco

Esiste un potenziale commerciale nei servizi digitali sovrani che le aziende delle telecomunicazioni possono sfruttare? Certamente, ma non è detto che tutte le telco ne traggano profitti rilevanti. È la conclusione a cui è giunto l’ultimo rapporto annuale “Industry Vision” di TelecomTV, basato su un sondaggio tra il Dsp (fornitori di servizi digitali) Leaders Council della stessa azienda (un gruppo di oltre 100 membri composto da dirigenti senior di operatori di rete, fornitori di servizi cloud, sviluppatori di tecnologia e membri della comunità degli analisti).

Gli intervistati riconoscono il valore commerciale dell’offerta di servizi digitali sovrani da parte delle telco, ma solo un terzo ritiene che si tratti di un’opportunità concreta per tutti: molto dipende dall’area geografica e dal contesto normativo.

Servizi sovrani digitali, opportunità solo per alcune telco

Il tema dei servizi sovrani non è nuovo, ma è diventato una considerazione strategica fondamentale per aziende, governi, sviluppatori tecnologici e fornitori di servizi digitali (Dsp) di ogni tipo negli ultimi 12 mesi, visto l’impatto del complesso quadro geopolitico.

Gli operatori di rete sono nella posizione ideale per abilitare e capitalizzare i servizi digitali sovrani – e infatti il tema è in cima all’agenda del Mobile world congress (MWC26) in corso a Barcellona. Ma l’opportunità di crescita non è uguale per tutte le aziende delle Tlc, ha dimostrato il sondaggio di TelecomTV.

La sovranità non è redditizia in tutti i mercati

L’azienda ha chiesto ai membri del suo Dsp Leaders Council: la fornitura di servizi digitali sovrani rappresenta un’opportunità significativa per i Dsp/Csp di generare ricavi incrementali e redditizi?

La maggior parte ha risposto di sì, ma solo il 36% ritiene che tutti i fornitori di servizi dovrebbero sviluppare servizi digitali sovrani. Il 54% suggerisce che questa sia un’opportunità significativa solo per alcuni provider in mercati specifici, a seconda dei contesti normativi, politici e operativi

L’Europa è sicuramente un mercato dove la sovranità può diventar redditizia; infatti, tra coloro che sperano di generare nuovo business dalla fornitura di servizi sovrani c’è l’operatore nazionale britannico BT Group, che ha appena annunciato il suo primo servizio voce sovrano per il settore aziendale.

Tutti gli altri temi chiave per le Tlc

Il potenziale dei servizi sovrani non è l’unico argomento trattati nel rapporto Industry Vision: TelecomTV ha anche chiesto ai membri del Council informazioni su temi e trend quali le prospettive di crescita del settore delle telecomunicazioni, le strategie sull’intelligenza artificiale, le tempistiche dei servizi satellitari direct-to-device (D2D), la preparazione al 6G, lo sviluppo dell’ecosistema, i pagamenti “equamente ripartiti” con gli over the top e l’importanza dei progressi tecnologici.

Per esempio, sulle prospettive di crescita, è emerso un relativo grado di fiducia tra i membri del Council, perché il 38% si dichiara abbastanza fiducioso nella crescita e un ulteriore 6% estremamente fiducioso, mentre il 36% è neutrale. Solo il 6% non si aspetta alcuna crescita del settore.

Quali servizi possono essere profittevoli per le telco

Alla domanda se i tradizionali fornitori di servizi di rete dovrebbero concentrarsi sulla connettività o cercare di sviluppare un’ampia gamma di servizi digitali, la maggioranza (il 56%), ritiene che le telco debbano ampliare i propri orizzonti, mentre il 44% pensa che dovrebbero concentrarsi sulle loro aree tradizionali di competenza.

Questa risposta segna una variazione rilevante rispetto a due anni fa, quando il 65% dei membri del Council aveva votato per l’opzione del portafoglio più ampio. Nell’era dell’Ai, forse sorprende che i risultati non si siano orientati maggiormente verso un portafoglio servizi più ampio, anche se è importante ricordare che una delle principali opportunità di crescita legate all’Ai per le telco è fornire servizi di connettività da e verso data center di ogni dimensione, ambito su cui alcuni operatori sono strategicamente focalizzati.

Inoltre, ben l’82% del campione ritiene che il settore enterprise debba essere il focus degli investimenti in R&S dei servizi, mentre solo il 14% pensa che tali sforzi sarebbero sprecati. Emerge, dunque, un chiaro e crescente ottimismo nel settore B2B: lo scorso anno il 77% aveva votato a favore di un focus sullo sviluppo dei servizi enterprise.

Il 5G potrebbe non ripagarsi mai. Fwa? Non necessario

Un altro set di domande si è concentrato sugli standard mobili. Le telco riusciranno a ottenere un ritorno adeguato sui loro investimenti 5G? No per il 28% del campione, mentre la risposta è sì per il 56% e il 16% non lo sa. E non è affatto necessario che tutti gli operatori mobili cerchino di sfruttare meglio la propria infrastruttura 5G lanciando servizi broadband 5G Fwa, come afferma il 74% degli intervistati, pur aggiungendo che può essere un’aggiunta utile quando ha senso. Per il 4% il no è secco, mentre per il 16% è un investimento che andrebbe fatto.

Sul 6G, il 24% del campione pensa che il settore telecom non dovrebbe sprecare tempo e risorse sul prossimo standard mobile. Ill 40% ritiene che gli attuali investimenti delle telco siano sufficienti, mentre per il 30%l il settore è già in ritardo sul 6G e dovrebbe fare di più per prepararsi.

Corsa allo spazio: prospettive dai servizi direct to device

Sui servizi satellite-to-smartphone/direct-to-cell, in cui le telco devono fronteggiare la concorrenza di Starlink, l’indagine conclude che le telco dovrebbero lanciarli nell’arco dei prossimi quattro anni: il 64% ritiene che un lancio del servizio D2D prima del 2030 sarebbe la scelta migliore (pur se in calo rispetto al 71% dello scorso anno).

Infine, permane uno slancio positivo attorno alle network Api, specialmente considerando l’uso congiunto con l’Ai e la collaborazione del settore per offrire servizi utili ai mercati enterprise e consumer. Il supporto è generalmente positivo, ma non entusiasta, con un punteggio medio 7,42 quest’anno contro 7,85 lo scorso anno.

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