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D2D, il paradosso della banda 2 GHz: lo spettro c’è, gli operatori no


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L’Agenzia spaziale italiana in audizione alla Camera sulla proposta di regolamento europea per l’autorizzazione di sistemi che forniscono servizi mobili via satellite (Mss): “Dominio degli operatori Usa. Serve itigare la barriera all’ingresso per favorire gli operatori minori”

Pubblicato il 17 set 2026



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Non ci sono attori europei del satellite in grado di operare sulla banda 2 GHz per i servizi direct-to-device (D2D). Questo l’allarme lanciato da Asi (Agenzia spaziale italiana) in audizione presso la commissione Politiche dell’Ue della Camera sulla proposta di regolamento Ue sulla procedura di autorizzazione di sistemi che forniscono servizi mobili via satellite utilizzando la banda di frequenze armonizzata 2 GHz. Nella proposta europea due terzi delle frequenze sarebbero riservati a operatori europei.

“Negli ultimi anni il panorama delle telecomunicazioni ha visto un crescente interesse da parte degli operatori satellitari e degli operatori terrestri per le opportunità di integrazione dei servizi attraverso le cosiddette reti non-terrestrial network per collegamenti direct-to-device (d2d). La banda Mobile satellite service (Mss), oggetto della proposta di regolamento, è la principale candidata per tali servizi nel range delle frequenze FR1. Vogliamo ricordare che attualmente non esistono attori europei in grado di operare in questa banda, nella quale invece sono attivi grandi gruppi statunitensi”, hanno affermato i rappresentanti dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) in audizione alla Camera.

Mobile satellite service (Mss), Asi: “Mitigare le barriere all’ingresso”

Asi ha aggiunto: “Allo stato attuale, non si rilevano operatori commerciali nazionali pronti a competere per l’assegnazione delle licenze dell’intera banda, anche a causa del rilevante impegno finanziario che sarà necessario per acquisire i diritti su scala continentale. Una possibile soluzione per mitigare tale barriera all’ingresso potrebbe essere un’aggiudicazione basata su lotti di banda con estensione ridotta, che potrebbe favorire la partecipazione di operatori di minori dimensioni, maggiormente in linea con le capacità di investimento nazionali”.

La questione si inserisce nella proposta della Commissione europea adottata il 27 maggio per riformare il quadro dei Mobile satellite services nella banda armonizzata dei 2 GHz. L’obiettivo è superare l’attuale frammentazione, caratterizzata da 27 regimi nazionali, attraverso una procedura di selezione e un’autorizzazione uniche a livello Ue, con l’intento di favorire gli investimenti, rafforzare la competitività e ridurre i costi amministrativi.

Il nuovo impianto regolatorio UE

Il nuovo impianto regolatorio punta a creare un mercato paneuropeo per i servizi satellitari mobili, con autorizzazioni valide nei Ventisette e procedure dedicate anche ai nuovi entranti europei. Il quadro prevede inoltre licenze di lunga durata e apre prospettive per servizi paneuropei, mercato wholesale e sviluppo della filiera spaziale, mantenendo al centro gli obblighi di copertura e continuità del servizio.

Nella proposta europea due terzi delle frequenze sarebbero riservati a operatori europei. Bruxelles suggerisce, infatti, di suddividere la banda in sei blocchi accoppiati rispettivamente da 5 MHz. Due blocchi contigui, pari a 10 MHz accoppiati, sarebbero destinati in via prioritaria a un sistema MSS o ibrido sicuro per comunicazioni governative e critiche, da integrare con il programma europeo IRIS². Tale percorso è riservato a soggetti stabiliti nell’Unione e controllati esclusivamente dall’Ue, dagli Stati membri o da cittadini degli Stati membri, con requisiti stringenti di sicurezza e controllo societario.

I restanti quattro blocchi commerciali sono suddivisi in due distinte procedure di selezione: uno riservata ai soggetti europei che entrano per la prima volta nel mercato Ue, e una aperta anche a candidati di Paesi terzi. La proposta indica come obiettivo che ai nuovi entranti europei vadano in via prioritaria due dei quattro blocchi disponibili, mentre un tetto massimo di 10 MHz accoppiati per singolo candidato si applica in entrambe le procedure, per evitare eccessive concentrazioni dello spettro commerciale.

Il satellite nella partita della sovranità digitale

Tale distinzione riflette uno degli obiettivi della proposta, ossia favorire l’assegnazione di una licenza commerciale a nuovi operatori europei, considerato che attualmente nessun operatore satellitare dell’Unione detiene diritti d’uso dello spettro nella banda Mss dei 2 GHz.

Resta comunque da chiarire come i requisiti di controllo europeo saranno applicati ai gruppi multinazionali – anche aventi sede in Paesi terzi – e alle strutture societarie più complesse, ma è chiaro che la banda dei 2 GHz assume una valenza che va oltre la sola dimensione commerciale.

Le frequenze radio rappresentano infatti un’infrastruttura strategica per la new space economy e sono sempre più associate ai temi della sovranità tecnologica e politica.

La connettività D2D opportunità per le telco

Per il settore delle telecomunicazioni le frequenze satellitari costituiscono la base per i servizi direct-to-device, destinati a integrare le reti terrestri e a estendere la connettività anche nelle aree non adeguatamente servite dalle infrastrutture tradizionali. Un’opportunità interessante per le telco tradizionali, tanto che sul nuovo assetto è intervenuta anche Connect Europe. L’associazione degli operatori tlc sostiene il quadro europeo per le autorizzazioni Mss sui 2 GHz, chiedendo tuttavia garanzie sul piano della concorrenza, della gestione delle interferenze, della sicurezza e dell’interoperabilità.

Per Connect Europe, il nuovo quadro può favorire lo sviluppo del D2D e ridurre la frammentazione normativa tra gli Stati membri, ma occorre prevedere studi tecnici di compatibilità prima della pubblicazione dei bandi, con il coinvolgimento del Radio Spectrum Policy Group, della Cept/Ecc, delle autorità nazionali competenti e dell’industria, compresi gli operatori mobili terrestri. I risultati dovrebbero tradursi direttamente nelle condizioni delle licenze.

Inoltre, le norme Ue devono scongiurare ogni squilibrio competitivo: Connect Europe propone di inserire esplicitamente nelle disposizioni operative del regolamento Ue il principio “stesso servizio, stesse regole”, applicandolo a quei servizi satellitari che risultano comparabili, sostituibili o funzionalmente equivalenti alle comunicazioni elettroniche terrestri.

Per le offerte direct-to-device rivolte agli utenti europei questo significherebbe prevedere obblighi equivalenti su materie come protezione dei consumatori, accesso a Internet aperto, intercettazioni legali, localizzazione dei dati e rispetto delle norme sulla concorrenza. Il principio, secondo Connect Europe, dovrebbe entrare direttamente nelle condizioni di licenza associate allo spettro Mss a 2 GHz.

Il dominio degli operatori USA

Le frequenze sono una risorsa fisicamente limitata, fortemente regolata e strategica, ha sottolineato una recente analisi di Ispi, e l’Europa è chiamata a compiere rapidamente la sua mossa mentre gli operatori esteri sono già all’avanguardia.

L’americana Starlink si avvicina alla soglia degli 11.000 satelliti in orbita,inseguita da Amazon Leo è quasi a quota 400 e i progetti cinesi Guowang e Qianfan procedono a ritmo sostenuto. Mentre lo spazio assume una dimensione geoeconomica sempre più marcata, la gestione delle orbite e delle frequenze diventa questione di sovranità: chi ne controlla l’assegnazione determina l’accesso al mercato, e chi non la controlla rischia di vedere consolidarsi in un vincolo strutturale le proprie dipendenze tecnologiche da provider esterni.

In vista della scadenza, nel 2027, delle licenze assegnate nel 2009 – oggi interamente in mano a operatori statunitensi – la Commissione europea ha riscritto le regole di accesso ai 2 GHz, una una porzione di spettro considerata strategica per la sicurezza, la sovranità tecnologica, l’autonomia strategica europea e anche le ambizioni industriali sulle tlc satellitari dell’Europa.

Ma anche le ambizioni industriali legate al Direct-to-device, cioè alla connettività satellitare diretta agli smartphone, sono strategiche. La stessa SpaceX sta investendo molto su questo segmento: a settembre 2025 EchoStar ha accettato di cederle le licenze di spettro Aws-4 e H-block in un’operazione da circa 17 miliardi di dollari per alimentare la costellazione Direct-to-cell di nuova generazione di Starlink. Con il nuovo quadro, però, le licenze europee di EchoStar non sarebbero trasferibili a SpaceX, che dovrebbe competere per i soli blocchi aperti ai non europei. Non è un caso l’azienda di Musk non abbia gradito la proposta e abbia sottolineato il proprio radicamento nell’ecosistema europeo, mentre il presidente della Federal Communications Commission (FCC), Brendan Carr, ha avvertito che in caso di esclusione dei propri operatori gli Stati Uniti avrebbero applicato un principio di reciprocità.

La battaglia sui 2 GHz

Ispi sottolinea che, fino ad almeno il 2029, la banda resterà di fatto in mani statunitensi. Oggi nessun operatore dell’Unione detiene diritti d’uso sulla banda 2 GHz: Viasat la impiega per la European Aviation Network di connettività in volo, EchoStar per servizi IoT satellitari. La porzione di spettro europeo più pregiata per i servizi mobili satellitari è, quindi, da qualche anno, interamente amministrata da soggetti extraeuropei, un dato di fatto che la Commissione si è mossa per sanare, visto che la sicurezza economica e la riduzione delle dipendenze critiche sono le nuove priorità dettate dalle esigenze di sovranità.

Al tempo stesso, i casi ibridi, come la joint venture tra l’americana AST SpaceMobile e Vodafone, oppure la fusione Lynk-Omnispace partecipata da Ses, espongono però il punto più delicato dell’impianto: la definizione di “operatore europeo”, da cui dipenderà in concreto chi potrà accedere ai due terzi riservati.

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