Il 27 maggio la Commissione europea ha adottato una proposta di Regolamento sui servizi mobili via satellite (Mobile Satellite Services o MSS) nella banda armonizzata dei 2 GHz, con l’obiettivo di superare l’attuale regime frammentato, composto da ventisette regimi nazionali, attraverso una procedura di selezione e un’autorizzazione uniche a livello Ue, favorendo investimenti, competitività e riducendo i costi amministrativi.
La proposta, destinata a sostituire la decisione n. 626/2008/CE, che disciplina gli attuali diritti d’uso in scadenza nel 2027 – eventualmente prorogabili per un massimo di due anni – mira a stabilire chi potrà utilizzare, per un periodo iniziale di vent’anni, una porzione di spettro strategica per la connettività satellitare diretta ai dispositivi mobili, il cosiddetto Direct-to-Device o D2D.
Questo regolamento si inserisce dunque nella più ampia strategia europea per la space economy, che individua nella rimozione degli ostacoli normativi una condizione essenziale per attrarre investimenti e sviluppare un vero mercato unico dello spazio. Il testo è coerente con la proposta di regolamento sulle reti digitali (Digital Networks Act o DNA), presentata dalla Commissione il 21 gennaio 2026, che prevede un’autorizzazione unica a livello Ue anche per lo spettro satellitare; la disciplina della banda 2GHz ne rappresenta un’applicazione settoriale anticipata. La banda dei 2 GHz è infatti considerata strategica per la connettività del futuro, sempre più destinata a passare anche dallo spazio, e la proposta punta a facilitare l’accesso paneuropeo allo spettro MSS e a sostenere la crescita, la scalabilità e l’innovazione dei servizi di comunicazione satellitare.
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Come verrà suddivisa la banda e chi potrà accedervi
La proposta suddivide la banda in sei blocchi accoppiati rispettivamente da 5 MHz. Due blocchi contigui, pari a 10 MHz accoppiati, sarebbero destinati in via prioritaria a un sistema MSS o ibrido sicuro per comunicazioni governative e critiche, da integrare con il programma europeo IRIS², istituito dal Regolamento (UE) 2023/588. Tale percorso è riservato a soggetti stabiliti nell’Unione e controllati esclusivamente dall’Ue, dagli Stati membri o da cittadini degli Stati membri, con requisiti stringenti di sicurezza e controllo societario.
I restanti quattro blocchi commerciali sono suddivisi in due distinte procedure di selezione: uno riservata ai soggetti europei che entrano per la prima volta nel mercato Ue, e una aperta anche a candidati di Paesi terzi. La proposta indica come obiettivo che ai nuovi entranti europei vadano in via prioritaria due dei quattro blocchi disponibili, mentre un tetto massimo di 10 MHz accoppiati per singolo candidato si applica in entrambe le procedure, per evitare eccessive concentrazioni dello spettro commerciale. Tale distinzione riflette uno degli obiettivi della proposta, ossia favorire l’assegnazione di una licenza commerciale a nuovi operatori europei, considerato che attualmente nessun operatore satellitare dell’Unione detiene diritti d’uso dello spettro nella banda MSS dei 2 GHz. Resta comunque da chiarire come i requisiti di controllo europeo saranno applicati ai gruppi multinazionali – anche aventi sede in Paesi terzi – e alle strutture societarie più complesse.
Una sola autorizzazione europea
Come anticipato, la proposta introduce un’autorizzazione unica a livello europeo, destinata a sostituire i ventisette regimi nazionali attualmente applicabili. Per ottenere la licenza, gli operatori dovranno partecipare a una procedura comparativa indetta dalla Commissione, che definirà lo spettro disponibile, i requisiti di partecipazione e i criteri di selezione. Le domande saranno sottoposte a una verifica di ammissibilità e a una prima fase volta ad accertare l’idoneità tecnica, finanziaria e operativa dei candidati. Qualora la quantità complessiva di spettro richiesta dai candidati idonei superi quella disponibile, si aprirà una seconda fase comparativa, nella quale i candidati saranno classificati sulla base dei criteri indicati nel bando e saranno selezionati quelli con il punteggio più elevato, nei limiti dello spettro disponibile.
Al termine, la Commissione conferirà solo ai soggetti selezionati un titolo valido in tutti gli Stati membri, comprensivo dell’autorizzazione alla fornitura dei servizi e dei relativi diritti d’uso dello spettro, secondo condizioni comuni a livello Ue.
Le opportunità per industria e nuovi operatori
Per gli operatori di telecomunicazioni, l’autorizzazione unica apre quindi la possibilità di costruire servizi paneuropei (anche sotto forma di consorzi/joint venture) senza replicare il medesimo percorso in ciascuno Stato membro, riducendo i costi amministrativi. Il nuovo quadro può dunque generare opportunità per le imprese della filiera attive nel settore della Space Economy, dalla produzione di satelliti e componenti allo sviluppo di software, cybersecurity e ground stations.
Anche il mercato wholesale potrebbe ampliarsi. La proposta prevede infatti che i titolari autorizzazioni commerciali dovrebbero concedere, su richiesta, accesso all’ingrosso a condizioni giustificate, non discriminatorie, proporzionate e trasparenti.
Investimenti di lungo periodo, ma con obblighi stringenti
I diritti d’uso avrebbero una durata di vent’anni, rinnovabile una sola volta per un periodo analogo. L’orizzonte temporale può favorire il finanziamento delle infrastrutture, ma il valore del diritto dipenderà dal rispetto degli impegni di copertura, delle tappe di sviluppo e degli obblighi di continuità del servizio.
In fase transitoria, la proposta prevede inoltre una proroga di due anni, alle medesime condizioni di autorizzazione attualmente vigenti, dei diritti d’uso in capo agli attuali titolari (Viasat ed EchoStar, succedute rispettivamente a Inmarsat e Solaris Mobile), a condizione che tali diritti non vengano trasferiti né concessi in leasing durante il periodo di proroga.
La Commissione ha inoltre il potere di adottare misure correttive proporzionate in caso di violazione delle condizioni di autorizzazione, fino a sanzioni non superiori al 5% del fatturato mondiale del titolare, e può revocare l’autorizzazione in caso di inadempimenti gravi o persistenti. I diritti commerciali potrebbero essere trasferiti o concessi in leasing soltanto a soggetti che soddisfano gli stessi requisiti di ammissibilità e idoneità, previa autorizzazione della Commissione. La proposta di regolamento mette dunque al centro il controllo societario, sicurezza della catena di fornitura e capacità di esecuzione diventerebbero così centrali nella due diligence.
Prossimi passi
Il testo dovrà ora essere negoziato dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Restano da definire il peso dei criteri di selezione, l’ammontare dei contributi iniziali e dei canoni annuali, le condizioni tecniche comuni e il calendario della procedura.
Trattandosi di una proposta legislativa non ancora adottata, il testo definitivo potrà subire modifiche significative nel corso della procedura legislativa ordinaria tra Parlamento europeo e Consiglio, anche per effetto delle interazioni con la parallela proposta di Digital Networks Act, anch’essa in fase di negoziazione.
In questo contesto, i soggetti potenzialmente interessati non dovrebbero attendere la pubblicazione del bando, ma iniziare sin d’ora a valutare la propria struttura societaria, gli assetti di compliance, la catena di fornitura e le capacità operative necessarie per cogliere le opportunità offerte dal nuovo quadro europeo.







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