Milano—Cortina d’Ampezzo. Febbraio 2026. Sulle piste si lavora quando il pubblico dorme: gatti delle nevi, tecnici, corde, fari. Poi arrivano gli atleti, i giudici, i cronometri. E arrivano i “no” della montagna: vento che gira, visibilità che crolla, temperature che cambiano di colpo. In un’Olimpiade invernale, il programma non lo scrive solo il Comitato organizzatore. Lo scrive anche il cielo.
Ma c’è un altro livello, più alto e più silenzioso, che lavora con la stessa urgenza. È la regia dallo spazio: satelliti meteorologici che alimentano il nowcasting; missioni di osservazione della Terra che misurano neve e territorio; sistemi di navigazione che danno tempo e sincronizzazione a reti e piattaforme; collegamenti satellitari che diventano piano B quando la montagna “taglia” la connettività.
Milano Cortina 2026 è l’Olimpiade delle distanze: un modello policentrico, con sedi distribuite tra Lombardia, Veneto e le province autonome di Trento e Bolzano. Un’area vasta—oltre 22.000 chilometri quadrati—e un’evidenza operativa: quando la geografia si allarga, la variabile critica non è soltanto lo sport. È il coordinamento. E il coordinamento, nel 2026, si fa anche con i dati.
Quindici sedi di gara per sedici discipline, cinque tra villaggi e residenze olimpiche: un evento tra i più estesi mai organizzati, e con una particolarità storica—le prime Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali assegnate congiuntamente a due città.
Il paradosso, per chi guarda solo il podio, è che l’infrastruttura più decisiva è la meno visibile. Non fa rumore. Non entra nelle inquadrature. Però tiene insieme il resto.
Indice degli argomenti
Meteo: la decisione sta nei minuti
In alta quota, la previsione non è un bollettino: è una scelta. Una raffica su un tratto esposto può trasformare una discesa in un rischio; un fronte che alza lo zero termico può cambiare la consistenza del fondo; un banco di nebbia può cancellare la visibilità “da un minuto all’altro”. Per questo, oggi, la parola chiave è nowcasting: leggere l’atmosfera quasi in tempo reale.
I satelliti meteorologici di nuova generazione—come Meteosat Third Generation—sono progettati proprio per questo: aumentare frequenza e dettaglio dell’osservazione. Più “fotogrammi” del cielo, più spesso; più canali, più informazione. Tradotto: più capacità di anticipare fenomeni rapidi e localizzati, più margine per rimodulare orari, attivare piani di mobilità, mettere in preallerta soccorsi.
Nel modello policentrico dei Giochi, conta due volte. Perché il meteo non è uniforme: può essere gestibile su una valle e proibitivo su un crinale a pochi chilometri. La vista dall’alto serve a ricomporre il quadro; a dare coerenza alle scelte tra venue diverse; a evitare che ogni sede viva in un proprio micromondo decisionale.
Neve: l’icona, ma anche la risorsa
La neve è il simbolo dei Giochi. Ma, per chi li gestisce, è un materiale: cambia densità, scorrevolezza, temperatura; si deposita, si consuma, si trasforma. E in inverni sempre più variabili la gestione della neve—naturale e programmata—è diventata una disciplina a sé: tecnica, costosa, sensibile alla sostenibilità.
Qui l’osservazione della Terra offre un vantaggio semplice: misurare. I prodotti del programma Copernicus, alimentati dalle missioni Sentinel, consentono di monitorare la copertura nevosa con aggiornamenti frequenti, costruendo mappe operative e serie storiche. Non è “dato da convegno”: incrociato con rilievi a terra aiuta a capire dove la neve regge, dove si assottiglia, dove un rialzo termico ha già compromesso l’assetto.
La conseguenza, per un’organizzazione distribuita su più sedi, è concreta: interventi mirati, meno sprechi. Innevamento programmato dove serve davvero; manutenzione quando conviene; trasporti e movimentazioni ridotte al necessario. Anche questo è sicurezza: la neve gestita male non è soltanto brutta. È imprevedibile.
Territorio: la montagna si muove, anche quando non la guardi
C’è un altro rischio che i Giochi devono amministrare: il terreno. Versanti che si assestano, frane lente, subsidenze; deformazioni che non fanno rumore, ma possono toccare strade, ponti, ferrovie, reti di servizio. Nel periodo olimpico l’esposizione aumenta—persone, mezzi, pressione—e la prevenzione vale quanto la reazione.
Qui il radar satellitare è un alleato di precisione. Le tecniche InSAR confrontano acquisizioni ripetute e misurano variazioni minime nel tempo, anche dell’ordine di millimetri. In Europa, l’European Ground Motion Service mette a disposizione mappe di movimento del suolo basate su Sentinel-1: uno strumento che consente di individuare aree con dinamiche anomale e di orientare controlli e manutenzioni.
Non significa “azzerare il rischio”. Significa trasformarlo: da sorpresa a variabile monitorata. Sapere dove guardare—prima che un problema diventi emergenza—è uno dei pochi vantaggi certi che la tecnologia può offrire a chi lavora in montagna.
Emergenze: una mappa può valere più di mille comunicati
Quando qualcosa accade durante un grande evento, il tempo si comprime. La prima domanda è operativa: che cosa è successo, dove, con che impatto. La seconda è logistica: come si entra, come si esce, quali vie sono praticabili. La terza è pubblica: come lo spieghi senza alimentare confusione.
È qui che i servizi satellitari “di crisi” diventano determinanti. Il Copernicus Emergency Management Service è strutturato per produrre mappe rapide in caso di disastri naturali o emergenze, trasformando immagini in perimetri, scenari, stime d’impatto.
Nel perimetro industriale italiano, un attore chiave è e-GEOS—joint venture Telespazio (80%) e Agenzia Spaziale Italiana (20%) —specializzata in geoinformazione e servizi di osservazione della Terra. In pratica: acquisisce dati, li elabora, li trasforma in cartografia e intelligence geospaziale utilizzabile da chi deve decidere. È un lavoro che non sostituisce il soccorso; lo orienta. E lo rende più rapido.
Leonardo: la sicurezza passa dalla radio, non solo dai varchi
A questo punto entra il tema meno “fotografabile”, e spesso più decisivo: comunicare. Un’Olimpiade non è solo stadi e piste. È un ecosistema di operatori—staff di gara, sicurezza, trasporti, logistica, soccorso—che devono parlarsi subito, sempre, anche quando la rete pubblica è congestionata o la morfologia spezza la copertura.
In qualità di Premium Partner, Leonardo ha fornito ai Giochi un’infrastruttura di comunicazioni professionali mission critical progettata per continuità, affidabilità e sicurezza. Il cuore è una rete TETRA di nuova generazione per le sedi principali: comunicazioni di gruppo e individuali, servizi
dedicati alle emergenze, interoperabilità tra attori diversi. Accanto, un servizio Mission Critical Push-To-Talk basato sulla piattaforma MC_linX, erogato su rete cellulare pubblica, per estendere le comunicazioni professionali alle sedi secondarie e agli smartphone.
I numeri, qui, contano: 25 sedi coperte; 7.800 terminali TETRA; 1.800 licenze MC_linX per dispositivi mobili. Ma conta anche la presenza fisica: tecnici e operatori in venue, supporto continuo, capacità di intervenire subito quando un sistema è sotto stress.
E c’è un dettaglio che vale da simbolo: durante i Giochi opera anche un elicottero Leonardo AW169, gestito da Airgreen e dedicato all’evento, per garantire rapidità di collegamento e pronto intervento in caso di emergenze. In montagna, dove un’ora può essere troppo, la prontezza è parte della sicurezza.
Il tempo invisibile: navigazione, sincronizzazione, fiducia
Nel mondo digitale, la posizione è importante. Il tempo lo è di più. Reti mobili, data center, distribuzione del segnale video, videosorveglianza, controllo accessi, log di sicurezza: tutto dipende dalla sincronizzazione. Per molti sistemi, la fonte primaria è GNSS.
Qui entra Galileo, il sistema europeo di navigazione satellitare: non è solo “dove sei”, è “che ora è” —con precisione. E, sempre più, è anche un tema di autenticità: ridurre il rischio di segnali falsi in un contesto in cui jamming e spoofing non sono ipotesi teoriche. Servizi come il Galileo High Accuracy Service e funzioni come l’autenticazione del messaggio di navigazione (OSNMA) vanno nella stessa direzione: aumentare accuratezza e fiducia nell’informazione di base.
Per un grande evento, la lezione è semplice e dura: la resilienza non è un optional. È requisito. E il requisito, nel 2026, passa anche dalla catena di orologi che devono battere allo stesso ritmo.
Telespazio: l’orbita italiana che alimenta la macchina a terra
Se Leonardo presidia la dimensione “mission critical” del coordinamento sul campo, Telespazio rappresenta—nell’ecosistema legato a Leonardo—la gamba spaziale dei servizi. È una joint venture tra Leonardo (67%) e Thales (33%): uno dei principali fornitori mondiali di soluzioni e servizi satellitari, dal controllo in orbita all’acquisizione e trattamento dei dati, fino alle comunicazioni satellitari e alla gestione di centri spaziali e teleporti.
È anche uno snodo dei grandi programmi spaziali europei: Copernicus per l’osservazione della Terra; Galileo per la navigazione; EGNOS per l’aumento di precisione e integrità dei segnali. Programmi diversi, stessa logica: trasformare l’orbita in un servizio quotidiano.
Per Milano Cortina 2026, il contributo della filiera Telespazio/e-GEOS si legge in due modi.
Primo: infrastruttura. Il Matera Space Centre, asset storico per l’osservazione della Terra, è incluso nel Core Ground Segment dell’ESA per Copernicus e funge da stazione di terra in banda X per i dati radar e ottici dei satelliti Sentinel. È una porta d’ingresso: da lì passano dati che diventano mappe su neve, suolo, infrastrutture, aree colpite da eventi naturali.
Secondo: capacità radar nazionale. Telespazio ed è-GEOS sono coinvolte anche nelle attività operative legate alla costellazione italiana COSMO-SkyMed, basata su radar in banda X: immagini ad alta risoluzione, giorno e notte, con ogni condizione meteorologica. In montagna, dove le nuvole possono rendere ciechi sensori ottici e rilievi aerei, il radar è spesso la differenza tra “non sapere” e “vedere”.
Questo non significa che le Olimpiadi “dipendano” da un satellite. Significa che, quando serve, la capacità spaziale rende più robusto il sistema: dà ridondanza informativa, accorcia i tempi di comprensione, migliora la qualità delle decisioni. In breve: trasforma un territorio difficile in un territorio più governabile.
Connettività e diretta: quando la montagna chiede un piano b
C’è, infine, la componente che il pubblico vive senza pensarci: la continuità. La diretta non può permettersi buchi; i servizi digitali non possono “cadere” proprio quando i flussi aumentano. La fibra è la spina dorsale, ma la resilienza nasce dalla ridondanza: più percorsi, più opzioni, più backup. In contesti alpini il satellite resta un’assicurazione tecnica: contributi da siti complessi, ripristino rapido se una tratta si interrompe, capacità di emergenza.
È la logica della doppia via. E, quando l’evento è globale, la doppia via diventa una scelta obbligata.
La medaglia dell’invisibile
Milano Cortina 2026, vista da terra, è neve, bandiere, musica. Vista dall’alto, è una rete: dati che scorrono, segnali che sincronizzano, immagini che misurano, comunicazioni che coordinano. È un’Olimpiade che si gioca anche in orbita, e che misura—oltre alle performance sportive—la capacità dell’Italia e dell’Europa di trasformare tecnologia in servizio.
La regola, alla fine, è la stessa di una discesa: non vince chi fa più rumore. Vince chi resta stabile. E oggi la stabilità, spesso, arriva da un punto lontanissimo—sopra le nuvole.












