Le data platforms diventano la priorità strategica per gli operatori di telecomunicazioni, chiamati a riorganizzare il proprio patrimonio informativo per sostenere l’avanzata dell’intelligenza artificiale. Il nuovo report di Analysys Mason, realizzato tra agosto e novembre 2025 su un campione di 26 operatori mobili e convergenti di livello internazionale, delinea un settore ancora intrappolato in architetture legacy e modelli organizzativi frammentati. L’attenzione verso progetti di modernizzazione cresce, ma la distanza tra gli investimenti e la piena valorizzazione dell’AI resta ampia. Molti gruppi hanno iniziato a consolidare decine di silos in pochi ambienti tecnologici, tuttavia la trasformazione non procede allo stesso ritmo delle necessità operative. Il risultato è un contesto a metà del guado, in cui la pressione competitiva spinge verso l’Ai ma l’infrastruttura dati non è ancora allineata alle ambizioni.
Il rapporto individua nel quinquennio 2026-2030 la fase più delicata. Gli operatori che adotteranno architetture cloud native, governance strutturate e strumenti orientati alla produzione di data product saranno in grado di sfruttare a pieno il potenziale dell’automazione e dell’analisi predittiva. Chi rimarrà ancorato a sistemi obsoleti rischia invece di non reggere la corsa verso modelli di servizio sempre più data driven.
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La modernizzazione avanza, ma l’Ai fatica a esprimersi
La maggior parte degli operatori coinvolti nel sondaggio ha già avviato una razionalizzazione dei sistemi informativi. Secondo il report, il 58% ha implementato una o due data platforms in modo completo. Inoltre oltre il 70% degli operatori non ancora giunti alla piena adozione dichiara di essere nella fase di implementazione o valutazione. Nessuno degli intervistati prevede di adottare più di tre piattaforme, un indicatore della volontà di limitare la complessità e di favorire processi di integrazione più fluidi.
L’AI rappresenta il principale driver di investimento. Più del 40% degli operatori ritiene prioritario accelerare l’innovazione alimentata dai modelli intelligenti, mentre la capacità di scalare i progetti costituisce il criterio operativo più rilevante. L’interesse verso la generative Ai e verso l’agentic Ai cresce rapidamente, ma resta confinato a sperimentazioni circoscritte. Il report evidenzia che gli use case più impattanti derivano ancora da analytics basate su machine learning e business intelligence, utilizzate per migliorare operation, manutenzione di rete e customer experience.
Nonostante questi progressi, la maturità complessiva rimane bassa. Le architetture centralizzate e frammentate impediscono la circolazione del dato tra i diversi domini aziendali. Il risultato è un ecosistema incapace di sostenere una vera automazione end-to-end. Adaora Okeleke, autrice del report, sottolinea che “gli operatori hanno iniziato a distribuire piattaforme dati, ma devono risolvere sfide operative e di business se vogliono modernizzare con successo”. Le limitazioni derivano da pratiche gestionali obsolete più che dalla tecnologia disponibile.
Le nuove architetture aprono un percorso di superamento dei silos
La spinta verso architetture moderne rappresenta il segnale più concreto della trasformazione in atto. Il 52% degli operatori ha avviato l’adozione di data fabric, data mesh o data lakehouse. Questi modelli consentono un accesso distribuito e coerente al dato, superando la logica dei repository isolati. L’obiettivo è valorizzare il dato come risorsa condivisa, riducendo duplicazioni e tempi di integrazione.
Il percorso non è però uniforme. Il 48% degli operatori continua a fare affidamento sui data warehouse tradizionali. Questo tipo di infrastruttura supporta i casi d’uso più maturi, ma non gestisce in modo efficiente i dati non strutturati e genera technical debt. Le telco devono quindi pianificare una migrazione progressiva verso sistemi più flessibili. La transizione non può però limitarsi al piano tecnologico. Serve una revisione profonda dei processi interni, delle responsabilità e delle pratiche di governance, perché una piattaforma moderna non garantisce risultati se l’organizzazione continua a operare con logiche verticali.
Le prospettive di investimento mostrano un cauto ottimismo
Gli operatori prevedono un incremento graduale degli investimenti nelle data platforms. Nei prossimi tre anni 21 dei 26 partecipanti al sondaggio dichiarano di voler aumentare la spesa. Gli incrementi resteranno contenuti tra l’1% e il 10%, un segnale di prudenza legato ai vincoli di budget e al bisogno di mostrare risultati rapidi. Guardando a un orizzonte di cinque anni, 18 operatori stimano aumenti superiori al 10%, segno di un consolidamento della fiducia nella capacità dei dati di generare vantaggi competitivi.
Nel breve termine la priorità riguarda l’eliminazione dei silos e la definizione di regole robuste di governance. Questi elementi permettono di recuperare valore dagli investimenti già effettuati e di costruire un business case credibile per ulteriori evoluzioni. Nel medio periodo gli operatori dovranno concentrarsi sulla creazione di data product e sulla realizzazione di marketplace interni per favorire il riuso delle informazioni. La disponibilità di team dedicati che possano gestire la qualità, la sicurezza e la distribuzione dei dati diventerà un fattore critico.
Il rapporto indica che l’80% degli intervistati considera l’esperienza specifica nel settore telco come uno dei principali criteri nella scelta dei fornitori di piattaforme. Le competenze relative ai flussi di rete e ai processi di gestione dei clienti risultano decisive per garantire implementazioni di successo. I vendor dovranno quindi collaborare con gli specialisti della mediazione dei dati e proporre soluzioni cloud native capaci di adattarsi alla crescente complessità del business.
Verso un ecosistema di servizi data driven
La modernizzazione delle data platforms rappresenta un passaggio obbligato per permettere agli operatori di evolvere verso un modello realmente data driven. L’efficienza operativa, la capacità di personalizzare l’esperienza utente e lo sviluppo di nuovi servizi digitali dipendono dalla qualità e dalla disponibilità del dato. La competizione non si gioca più sulla sola connettività, ma sulla capacità di analizzare informazioni in tempo reale e di trasformarle in valore.
I prossimi anni definiranno il divario tra chi saprà riorganizzare il proprio patrimonio informativo e chi continuerà a scontare ritardi strutturali. La modernizzazione non è più un’opzione, ma una condizione necessaria per sostenere la crescita del settore in un contesto dominato dalla convergenza tra rete, cloud e intelligenza artificiale. Le data platforms diventano quindi il fulcro di un cambiamento profondo che determinerà la competitività delle telco nella decade che si apre.






