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Data protection, Reding: “Troppi sprechi. Serve una norma unica”

Le aziende Ue spendono 2,3 miliardi di euro l’anno per adeguarsi a regole diverse in ogni Paese in cui operano. Per il Commissario Ue alla Giustizia deve valere una sola legge e una sola Authority

29 Nov 2011

La frammentazione nell’applicazione delle leggi sulla protezione
dei dati in Europa costa alle aziende dell’Ue 2,3 miliardi di
euro l’anno: è la denuncia del commissario Ue alla Giustizia
Viviane Reding che chiede una revisione della direttiva europea
sulla data protection alla luce del nuovo ruolo assunto da Internet
nella società e una regola uniforme da seguire per le aziende in
qualunque Paese facciano affari.

La Reding fa notare che al momento “Le aziende che operano in
diversi Paesi dell’Unione europea devono adeguarsi alle diverse
leggi e decisioni prese dalle autorità per la protezione dati dei
27 Paesi-membro”. Uno spreco di tempo e denaro. La soluzione?
“Occorre una regola unica in materia di data protection”,
risponde la Reding: “per ogni azienda deve valere una sola legge
e una sola authority, quella del Paese in cui si trova la sua sede
centrale”. In pratica, le aziende che operano in Paesi diversi
dovrebbero essere soggette sempre e solo alle regole sulla
protezione dei dati che vigono nella nazione d’orgine.

I commenti della Reding arrivano in vista delle riforma che la
Commissione europea si accinge a intraprendere della Data
Protection Directive del 1995 che regola le operazioni delle
aziende Ue sul mercato interno. Per la Reding è necessario
aggiornare le regole dell’Ue sulla protezione dei dati
soprattutto per il forte impatto che Internet ha prodotto sulla
società dagli Anni ’90 a oggi: "Anche se i principi e gli
obiettivi di base della direttiva del 1995 restano validi, queste
regole non sono più adatte ad alcune delle tecnologie nuove ed
emergenti come i social network", sottolinea il commissario.