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Dismissioni Vodafone, Colao: “Decido io, non gli azionisti”

Il numero uno dell’operatore lancia dalle pagine del Financial Times una stoccata agli stakeholder che vogliono la cessione di Verizon: “Nessuno può costringermi a vendere”

17 Set 2010

Chi decide delle dismissioni strategiche in Vodafone non sono gli
azionisti, ma il cda, o meglio ancora il Ceo. A mettere i puntini
sulle i è proprio Vittorio Colao, dopo le recenti notizie sulla
riorganizzazione di Vodafone che aprirebbe l’azienda a una nuova
fase di cessioni delle partecipazioni di minoranza con
l’obiettivo di concentrarsi su business più strategici ma anche
di andare incontro alle richieste degli azionisti. Il Ceo del
gruppo telefonico britannico sottolinea oggi in un’intervista sul
Financial Times che non accetterà alcuna pressione a vendere per
compiacere gli stakeholder.

Colao è senz’altro intenzionato a rafforzare il focus delle
attività di Vodafone su Europa, Africa sub-sahariana e India, e
quindi a vendere, se possibile, le quote di minoranza, tra cui la
contestata partnership americana Verizon Wireless, e forse anche
una joint venture in Austrialia, nota il Ft. Ma non accetta alcuna
pressione: “Il messaggio agli investitori è che Vodafone non
sarà, o almeno Vittorio Colao non sarà, un forced seller: nessuno
può costringermi a vendere”, ribadisce il Ceo.

La stessa cessione del 3,2% di China Mobile per 4,3 miliardi di
sterline (un prezzo quasi doppio rispetto a quello pagato
originariamente da Vodafone) non è stata fatta, chiarisce Colao,
in risposta alle pressioni degli investitori: la decisione è stata
presa prima della riunione del cda di luglio ed era stata
autorizzata in linea di principio fin dall’anno scorso, aggiunge
Colao.

Alcuni investitori di Vodafone ammettono che la situazione con
Verizon Wireless richiede tempo per essere risolta, ma sperano che
il gruppo britannico riesca almeno a vendere al più presto la
partecipazione nell’operatore francese Sfr. La risposta di Colao
è chiara: nessuno può mettergli fretta.

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