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Dna, appello di operatori e sindacati: “Più ambizione su investimenti, concorrenza e lavoro”



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Il Digital Networks Act deve puntare più in alto: l’accessibilità economica è importante, ma occorre dare priorità agli investimenti, alla competizione equa e all’occupazione di qualità. Urgenti il mercato unico della connettività e una regolamentazione snella che curi le attuali asimmetrie con le big tech. L’appello di Connect Europe e Uni Europa

Pubblicato il 16 giu 2026



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Punti chiave

  • Connect Europe e Uni Europa chiedono un Digital Networks Act (Dna) più ambizioso per sbloccare investimenti, costruire un mercato unico della connettività e garantire posti di lavoro di qualità.
  • Segnalano il calo del CapEx e la riduzione dei dipendenti per outsourcing; chiedono norme che favoriscano investimenti nella Ftth e nel 5G/6G e una migrazione cooperativa.
  • Richiedono che il Digital Networks Act (Dna) rafforzi la sovranità tecnologica, armonizzi regole per un mercato unico, ristabilisca parità con le grandi piattaforme e coinvolga le parti sociali.
Riassunto generato con AI


Il Digital Networks Act (Dna) non è sufficientemente incisivo: serve una legge sulle reti digitali più ambiziosa per rafforzare l’ecosistema europeo della connettività. È quanto scrivono Connect Europe, che rappresenta gli operatori di telecomunicazioni europei, e Uni Europa, la voce di 7 milioni di lavoratori del settore dei servizi in tutta Europa.

“In qualità di parti sociali europee, condividiamo la convinzione che sia giunto il momento di un ambizioso Digital networks act (Dna) che crei le condizioni per sbloccare gli investimenti, costruire un mercato unico della connettività realmente efficace e garantire che lavoratori, consumatori e società traggano vantaggio dalla transizione digitale“, si legge nel documento firmato da Oliver Roethig, segretario regionale Uni Europa e Alessandro Gropelli, direttore generale Connect Europe.

“Chiediamo ai colegislatori di garantire norme Ue realmente armonizzate che rafforzino la sovranità tecnologica europea, l’innovazione e la crescita, nonché posti di lavoro di qualità in un ecosistema digitale europeo più equo, basato sulla concorrenza infrastrutturale e su regole eque per tutti i partecipanti al mercato“, indicano ancora i firmatari.

Il Dna deve garantire la capacità delle telco di investire

I fornitori di connettività europei e i loro dipendenti stanno attraversando una trasformazione epocale, scrivono i firmatari dell’appello. Gli operatori europei investono in 5G, Ftth e 6G, fanno parte dell’infrastruttura per l’intelligenza artificiale e stanno espandendo la capacità sovrana di dati e il cloud in Europa.

I consumatori europei usufruiscono di servizi di connettività innovativi e di alta qualità a prezzi contenuti rispetto agli standard globali e “i social partners sono orgogliosi di questo risultato”.

Tuttavia, aggiunge il documento, “quando si parla di politica digitale, gli europei dovrebbero essere considerati cittadini e lavoratori, non solo consumatori. Pur rimanendo l’accessibilità economica un aspetto importante, chiediamo congiuntamente ai responsabili politici di agire con urgenza per far crescere l’ecosistema europeo della connettività, dando priorità agli investimenti di qualità, all’espansione dell’innovazione e all’aumento della competitività. Il Digital Networks Act dovrebbe contribuire a costruire le basi per un nuovo contratto sociale positivo nell’ecosistema europeo della connettività, basato su investimenti e innovazione a beneficio di tutti”.

Gli impatti sul lavoro di qualità nelle Tlc

Oggi, la capacità del nostro settore di investire e crescere è gravemente ostacolata. Nel 2024, gli investimenti in conto capitale (CapEx) nel settore delle telecomunicazioni europee hanno continuato a diminuire, attestandosi a 64,6 miliardi di euro nel 2024 rispetto ai 65,8 miliardi di euro del 2023.

I membri di Connect Europe offrono lavoro a oltre un milione di persone in Europa nell’ambito dell’ecosistema.

La forte concorrenza nel frammentato mercato europeo e i bassi rendimenti degli investimenti costringono gli operatori ad affidare un numero crescente di attività a fornitori esterni, con il rischio di perdere competenze interne, anziché offrire opportunità di lavoro dirette e più stabili.

Nel 2024, il numero di dipendenti direttamente impiegati dai membri di Connect Europe è diminuito del 4,1%. Un mercato unico europeo della connettività realmente efficace e misure che favoriscano gli investimenti sosterrebbero un’occupazione più sostenibile lungo tutta la catena del valore e promuoverebbero posti di lavoro di qualità in tutti gli Stati membri.

L’appello di Connect Europe e Uni Europe sul Dna

La richiesta congiunta di Connect Europe e di Uni Europa sul Dna si snoda lungo cinque direttrici.

Innanzitutto, si chiede di rafforzare il settore europeo della connettività come elemento fondamentale della sovranità tecnologica europea: la sovranità tecnologica dell’Europa dipende da reti e servizi di connettività innovativi, resilienti, sicuri e di alta qualità, che costituiscono la spina dorsale e l’unico elemento di proprietà europea dell’ecosistema digitale europeo. Il Dna deve rafforzare la capacità dell’Europa di investire in una connettività a prova di futuro, salvaguardare le infrastrutture strategiche e garantire che la creazione di valore digitale supporti posti di lavoro di qualità, competenze e dialogo sociale in tutto il settore.

Il secondo pilastro è mantenere vivace il settore della connettività e rendere il Dna un quadro normativo favorevole agli investimenti per l’Europa: il Dna deve migliorare le condizioni di investimento per la transizione alla fibra, la diffusione del 5G/6G, l’innovazione di rete e gli investimenti nel capitale umano. Connect Europe e Uni Europa chiedono al Parlamento europeo e al Consiglio di sostenere la proposta della Commissione sulle aste dello spettro.

Le disposizioni preliminari del Dna volte ad accelerare la diffusione della fibra ottica fissa (Ftth) non sono ritenute “all’altezza dell’ambizione annunciata”.

“Siamo inoltre congiuntamente preoccupati per il più ampio impatto sociale di una transizione dall’alto verso il basso dal rame alla fibra, soprattutto se attuata senza sufficiente flessibilità per riflettere le condizioni del mercato locale, le esigenze dei consumatori e l’impatto sulla forza lavoro“, prosegue il documento. “La transizione alla fibra ottica dovrebbe essere resa possibile attraverso investimenti, adesione volontaria e condizioni di migrazione praticabili, non attraverso rigidi obblighi di disattivazione che rischiano di ridurre la scelta dei consumatori anziché accelerare l’adozione della Ftth”.

Urgente il mercato unico europeo della connettività

Terza richiesta è “costruire un autentico mercato unico europeo della connettività attraverso l’armonizzazione e la semplificazione: oggi, utenti, pmi e gli stessi operatori di telecomunicazioni si trovano ancora ad affrontare una significativa frammentazione del mercato e della regolamentazione. Il settore è tuttora soggetto a una sovrapposizione di normative orizzontali e specifiche di settore, spesso aggravate da ulteriori norme nazionali”.

I firmatari sottolineano che “Preservare una solida tutela dei consumatori e salvaguardare l’interesse pubblico è compatibile con l’armonizzazione, la semplificazione e l’eliminazione di norme settoriali ridondanti e obsolete laddove la legislazione orizzontale fornisca già livelli di protezione simili (ad esempio, semplificare gli obblighi sovrapposti facendo affidamento su norme orizzontali (Direttiva Ue sui diritti dei consumatori, Regolamento generale sulla protezione dei dati…)”.

La concorrenza equa tra tutti gli attori del mercato TLC

Altro nodo cruciale è “garantire una concorrenza leale e promuovere l’equità sociale”: per Connect Europe e Uni Europa “il Dna dovrebbe affrontare le asimmetrie normative tra gli operatori di telecomunicazioni europei e le grandi piattaforme tecnologiche. L’obiettivo, come riconosciuto anche da Mario Draghi, dovrebbe essere quello di raggiungere condizioni di parità. In qualità di parti sociali, sottolineiamo l’importanza dell’applicazione coerente delle stesse regole e principi agli stessi servizi in tutto l’ecosistema”.

L’ecosistema digitale deve essere reso equo garantendo “che lavoratori e aziende impegnati nella creazione delle reti fisiche siano adeguatamente remunerati”.

Il ruolo delle parti sociali: il punto di vista dei lavoratori

Infine, la quinta richiesta è di coinvolgere le parti sociali nella modernizzazione e nell’attuazione della regolamentazione delle telecomunicazioni, ascoltando il punto di vista dei lavoratori, poiché gli europei non sono solo consumatori, ma anche cittadini.

“Chiediamo ai decisori politici di sottolineare l’importanza di un dialogo sociale forte e significativo nello sviluppo e nell’attuazione della Dna, nonché di altre normative pertinenti in arrivo”, conclude l’appello. “Le parti sociali hanno un ruolo fondamentale nell’accompagnare la transizione digitale. Con l’evoluzione delle infrastrutture di rete digitali, il coinvolgimento attivo delle parti sociali è essenziale per garantire che innovazione, investimenti e competitività vadano di pari passo con un’occupazione di qualità, come delineato nella tabella di marcia per l’occupazione di qualità”.

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