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Effetto vulcano: chip a rischio, “boom” di videoconferenze

Il blocco dei voli aerei ha fatto aumentare l’accumulo di scorte nei magazzini dei produttori hi-tech che rischiano l’abbattimento dei prezzi. In forte aumento la rischiesta dei servizi di videocomunicazione a distanza

20 Apr 2010

La chiusura di larghe porzioni dello spazio aereo in Europa a causa
delle ceneri riversate nei cieli dall’eruzione del vulcano
islandese potrebbe avere conseguenze sulle vendite dei produttori
asiatici di chip e cellulari, che effettuano le loro esportazioni
verso il nostro continente quasi completamente per via aerea. Se
l’interruzione dei voli dovesse prolungarsi, notano gli analisti,
i livelli di magazzino in Asia salirebbero più del previsto,
facendo scendere i prezzi. “E’ una questione di quanto
magazzino le aziende hanno adesso e di quanto durerà questa
situazione”, sintetizza Lee Sun-tae, analista della Meritz
Securities di Seul.


La maggior parte dei prodotti di elettronica asiatici viene
trasportato via mare. Ma i prodotti di dimensione più piccola come
i cellulari e i chip viaggiano in aereo. L’Asia è anche il
centro della produzione dei chip di memoria e degli schermi a
cristalli liquidi che sono inseriti praticamente in ogni articolo
di elettronica di consumo, dai personal computer ai telefonini.
Molti dei grandi produttori mondiali di cellulari, come Samsung,
Nokia e Lg Electronics, hanno impianti di produzione in
Asia.



Le nubi di cenere vulcanica provenienti dall’eruzione in Islanda
hanno costretto alla chiusura di larghe porzioni dello spazio aereo
europeo, anche ai voli commerciali, fin da giovedì scorso. Secondo
l’associazione di settore, l’International air transport
association (Iata), questa situazione sta costando all’industria
aerea globale più di 200 milioni di dollari al giorno in guadagni
persi.

Samsung Electronics, il maggior produttore mondiale di memory chip
e secondo al mondo per volumi di cellulari distribuiti dopo Nokia,
ha dichiarato di poter gestire il magazzino fino a
mercoledì.
"Ma se il problema causato dal vulcano durerà
più a lungo, ci sarà un impatto diretto sulle nostre esportazioni
di chip e cellulari", ha detto il portavoce della società
James Chung.
 Lee Seung-woo, analista di Shinyoung Securities,
spiega che il business di Samsung potrebbe essere colpito più
severamente rispetto a quello delle concorrenti perché
l'azienda ha una forte esposizione sul mercato europeo. Le
vendite della sud-coreana in Europa hanno rappresentato circa il
28% del totale nell’ultimo anno.

Matt Cleary, analista di Deutsche Securities, nota che la chiusura
dello spazio aereo europeo potrebbe bloccare la domanda di
microprocessori nel breve termine a causa dei ritardi in alcune
consegne, ma, nel lungo periodo, la domanda di chip di memoria
resterà robusta.

Hynix Semiconductor, il secondo maggior produttore mondiale di
memory chip per revenue dopo Samsung, ha dichiarato che l’export
verso i Paesi europei rappresenta circa il 7% delle sue vendite
complessive.

"La nostra esposizione in Europa non è
grande e non osserviamo ancora un impatto significativo. Inoltre,
possiamo dirottare i prodotti verso altre nazioni”, secondo il
portavoce di Hynix Park Hyun.

Lg Display, il secondo maggior produttore di Lcd per revenue dopo
Samsung, distribuisce alcuni dei suoi pannelli più piccoli via
aereo, ma la maggior parte delle consegne viene effettuata per
mare. L’azienda non ha voluto commentare su possibili conseguenze
sui guadagni.

Altre compagnie stanno adottando tattiche che aggirano il problema,
nel tentativo di minimizzarne l’impatto. Nanya Technology di
Taiwan, che produce chip di memoria Dram, molto usati nei Pc, ha
affermato che le sue consegne non hanno subito conseguenze grazie
al suo stabilimento in Olanda, da dove può distribuire i prodotti
verso i clienti europei.

Ma se i produttori asiatici di chip e handset si preoccupano,
l’eruzione del vulcano islandese porta letteralmente una ventata
di nuovo business in altri settori: il VoIp e la videoconferenza.
“Abbiamo registrato un aumento delle videochiamate negli ultimi
giorni”, rivela Skype. E Cisco, che ha completato ieri
l’acquisizione di Tanberg, ha rilevato un netto incremento
nell’uso delle sue soluzioni di telepresenza, come dichiarato dal
nuovo vice president del Telepresence technology group, Fredrik
Halvorsen. "I nostri demo center e le nostre sale video in
tutto il mondo sono stati presi d’assalto da clienti di grandi e
piccole aziende, ma anche da ministri e uomini politici”.

Addirittura, la crisi determinata dall’eruzione del vulcano
islandese ha spinto Cisco a lanciare il programma Fly Free che
permette a aziende e governi il cui personale è rimasto a terra di
usare gratis le sale di telepresenza della compagnia.
"Possiamo dire con una battuta di aver creato il programma Fly
Free ‘al volo’, rispondendo alla necessità del momento",
continua Halvorsen. Cisco possiede più di 700 sale per la
telepresenza con attrezzature sofisticate in 124 Paesi e
l’acquisizione della Tandberg aggiungerà nuove strutture al
totale.

Anche Hp sorride: le sue sale di teleconferenza Halo in Europa
hanno fatto il pieno di utenti nei giorni scorsi. E Aaron
McCormack, chief executive di Bt Conferencing, divisione di British
telecom e maggior provider al mondo di servizi di conferencing per
le aziende, rivela che la domanda di audio e videoconferenze nelle
strutture Bt è aumentata del 35% dopo l’eruzione islandese.

Per soddisfare la domanda schizzata alle stelle, Deutsche Telekom
sta offrendo ai grandi clienti aziendali la possibilità di usare
le sue sale e attrezzature di audio e videoconferenza distribuite
in otto sedi in Germania (e realizzate da Cisco Systems) come
misura temporanea.

Sono dati che lasciano prevedere un'annata più che positiva
per l'industria della videoconferenza: Andrew W. Davis, senior
partner della Wainhouse Research, ha rivisto al rialzo le
previsioni di crescita per il 2010 delle vendite di attrezzature
per il conferencing dal 10% al 15%: “Sono sicuro al 99% che
questo evento imprevisto che sta causando tanti disagi sarà la
spinta per un forte balzo in avanti del settore”.