Ericsson pronta a licenziare 166 dipendenti: "Ma l'Italia resta strategica" - CorCom

LA RISTRUTTURAZIONE

Ericsson pronta a licenziare 166 dipendenti: “Ma l’Italia resta strategica”

I tagli motivati dalla trasformazione delle reti e dei servizi che necessita un riassetto organizzativo. Sindacati all’attacco: “Non esiste un problema di costi se vengono ancora erogati bonus”. Nel mirino anche la correttezza legale della procedura e i criteri di individuazione dei numeri

20 Mag 2015

F.Me.

Sindacati delle Tlc sul piede di guerra per l’annuncio di Ericsson Telecomunicazioni di procedere al licenziamento collettivo di 166 lavoratori. E’ quanto emerge da una nota congiunta segreterie nazionali Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Ugl Tlc, al termine di un incontro in cui l’azienda ha illustrato il piano dei tagli, motivati dalla trasformazione delle reti e i dei servizi che necessitano di una riorganizzazione.

Ericsson ha recentemente annunciato una serie di misure per ridurre i costi e aumentare l’efficienza di tutte le Business Unit, Group Function e organizzazioni regionali – spiega una nota della multinazionale svedese – Come parte di queste misure, l’azienda ha comunicato alle rappresentanze sindacali alcuni cambiamenti che riguardano l’Italia, tra cui la necessità di pianificare un percorso di riduzione del personale, comprendente la parte residua del piano annunciato e iniziato nel 2013″. L’azienda, che ha iniziato le consultazioni con le organizzazioni sindacali interessate, conferma la propria disponibilità ad intraprendere un percorso costruttivo e condiviso con esse.

“Questo intervento è fondamentale per consolidare la competitività sul mercato italiano nel lungo termine – conclude la nota – L’Italia continua a rivestire per Ericsson un ruolo strategico quale centro propulsivo alla guida dell’innovazione, valore che ha da sempre contraddistinto il Gruppo. Ericsson ha grande fiducia nel mercato italiano dell’Ict e continua a rinnovare il proprio impegno nel Paese, dove opera dal 1918″.

I sindacati esprimono però “dubbi” sulla correttezza legale della procedura e dei criteri con i quali sono stati individuati i numeri, ma anche perplessità su aspetti “sostanziali”, ritenendo che “non esiste mancanza di lavoro” e “non esiste un problema pressante dei costi se ancora in questa fase vengono erogati notevoli bonus economici individuali”.

“La direzione aziendale – riferiscono nel dettaglio i sindacati – ha lamentato per prima cosa la trasformazione di reti e servizi che, associata a elevati livelli di competitività, impone una revisione dell’efficienza delle strutture aziendali con un conseguente riassetto occupazionale”. I sindacati hanno contestato fortemente quanto dichiarato dall’azienda. “Oltre alle questioni formali della procedura – affermano – ci sono molteplici dubbi sostanziali. Non esiste mancanza di lavoro: diffuse sono le azioni di off-shoring (verso paesi dell’Est europeo, la Cina e l’India) e di near-shoring con finte consulenze che vedono una numerosa presenza di personale di altre aziende che operano senza distinzione di sorta a fianco dei dipendenti Ericsson”.

“Non esiste – aggiungono le quattro sigle – un problema pressante dei costi se ancora in questa fase vengono erogati notevoli bonus economici individuali. Ericsson si assumerebbe una gravissima responsabilità qualora decidesse di procedere con i licenziamenti, una responsabilità che la porterebbe a essere un caso unico nel settore delle tlc dove, anche in questi anni di forte crisi, non si è mai andati oltre criteri di uscita volontari di mobilità non con i criteri di legge, ma con il criterio della non opposizione”.

Per i sindacati “in questa possibile fase di ripresa, nell’epoca in cui le imprese hanno acquisito normative di particolare riguardo, non è pensabile che la grande multinazionale svedese non voglia contribuire ad una fase di possibile nuova crescita e proceda con 166 licenziamenti, soprattutto quando la stessa azienda dichiara di non essere in crisi”.

E le soluzioni non traumatiche non mancherebbero. “Un ulteriore utilizzo dei contratti di solidarietà e l’apertura di una nuova mobilità volontaria, associati a un serio programma di reinternalizzazione di attività, creerebbe le condizioni per avviare un profondo programma di riprofessionalizzazione che porterebbe al superamento di questa fase – spiegano i sindacati – Evidentemente – è scritto nella nota sindacale – l’azienda, della quale bisogna a oggi registrare un atteggiamento di intransigente chiusura, pensa sia più semplice scegliere la strada dei licenziamenti anziché accettare la sfida della reinternalizzazione di attività oggi allocate fuori dal perimetro aziendale e, troppo spesso, dai confini nazionali”.

Difficile prevedere margini di trattativa: “L’incontro si è concluso senza una data per riprendere il confronto. Nell’immediato continueremo il percorso di conflittualità, portando al ministero del Lavoro le valide ragioni dei lavoratori di Ericsson e mettendo in campo tutti gli strumenti, sindacali e legali”, concludono i sindacati.

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