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Eurodeputati contro l’Italia: telemarketing, privacy a rischio

Interrogazione alla Commissione Ue firmata da tre deputati del gruppo S&D: le regole in via di approvazione mettono a repentaglio la direttiva 2002/58

06 Lug 2010

Gli eurodeputati italiani del gruppo Socialisti e Democratici (S&D)
sul piede di guerra contro la revisione della normativa sul
telemarketing in corso in Italia. Oggi Patrizia Toia (S&D, Vice
Presidente della Commissione Industria), Silvia Costa (S&D, membro
della Commissione Cultura ed Istruzione) e Roberto Gualtieri (S&D,
membro della Commissione Affari Costituzionali) sono intervenuti
nuovamente sulla questione, presentando un’interrogazione scritta
alla Commissione europea, durante la seduta plenaria del Parlamento
Europeo a Strasburgo.

"In Italia è in corso una revisione della normativa sulla
protezione dei dati personali che modifica drasticamente il sistema
previgente – si legge nell'interrogazione – introducendo
nell’ordinamento italiano la disciplina dell’opt-out". Il
passaggio al sistema dell'opt-out prevede che tutti gli
abbonati di servizi telefonici possano essere contattati a fini
commerciali salvo esplicita indicazione contraria degli stessi in
un apposito registro.

Nella versione originale – prosegue l'interrogazione – la nuove
legge italiana prevede che l'istituzione del registro pubblico
degli abbonati che si oppongono all'utilizzo del proprio numero
telefonico per vendite o promozioni commerciali sia accompagnata da
un periodo transitorio per l’avvio e la messa a regime dello
stesso, periodo che permetterebbe la "realizzazione di
un’adeguata campagna informativa a favore del consumatore, al
fine di consentire a quest’ultimo la piena consapevolezza dei
propri diritti e delle modalità di esercizio
dell’opposizione".

Gli eurodeputati sono preoccupati, poiché "nel corso della
procedura di adozione – attualmente nella sua fase cruciale – vi è
il rischio di andare incontro alla soppressione del periodo
transitorio originariamente previsto, rendendo il meccanismo
dell’opt-out immediatamente applicabile", fatto che, in
opposizione allo spirito della direttiva europea 2002/58 sulla
protezione dei dati personali, produrrebbe effetti negativi
"in termini di mancata trasparenza e conoscibilità delle
nuove regole da parte dei consumatori".

Nella procedura d'infrazione già avviata verso lo Stato
italiano lo scorso anno, la Commissione europea aveva rilevato che
la normativa comunitaria stabilisce per il consumatore ferme
garanzie di massima trasparenza e conoscibilità delle nuove
regole.

Secondo gli eurodeputati tale "garanzia verrebbe completamente
meno" nel caso in cui il periodo transitorio venisse
soppresso, "poiché gli abbonati non potranno decidere se
permettere che i loro dati personali siano inseriti in un elenco
pubblico e in che misura i loro dati siano pertinenti per gli scopi
di tale elenco".