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Fastweb-Sparkle: Mokbel “dominus”

La terza sezione penale della Cassazione rende note le motivazioni dell’arresto dell’imprenditore. Le due aziende di Tlc “a conoscenza della frode carosello”

15 Lug 2010

L'imprenditore campano Gennaro Mokbel era il "dominus
dell'articolata struttura", su cui indaga la Procura di
Roma, che tra il 2003 e il 2007 avrebbe riciclato 2 miliardi di
euro con il coinvolgimento degli ex vertici di Fastweb e Telecom
Italia Sparkle. Lo scrive la Terza sezione penale della Cassazione
nelle motivazioni della decisione con cui lo scorso 26 giugno ha
confermato la misura cautelare del carcere per l'uomo
d'affari sottolineando il "pericolo di reiterazione
criminosa stante la spiccata proclivita' a delinquere del
ricorrente". Secondo i giudici della Suprema Corte,
correttamente il Tribunale del Riesame ha definito Mokbel "il
vero e proprio dominus dell'articolata struttura, il quale
pianifica dirige e controlla le attivita' di reinvestimento
degli utili provento degli illeciti attivita' finanziarie e
fiscali, grazie anche all'attivita' materiale di persone di
sua fiducia che lo coadiuvavano fattivamente".

L'imprenditore, prosegue il collegio, "non esita a
corrompere pubblici ufficiali dei quali si serve a fini di
copertura (come nel caso dell'ufficiale della Guardia di
Finanza, Luca Berriola) e a predisporre una vera e propria macchina
elettorale allo scopo di perseguire il fine ultimo della elezione
del sodale Di Girolamo a senatore"

Gli ex vertici, in carica tra il 2003 e il 2007, di "Fastweb e
Telecom Italia Sparkle hanno accettato consapevolmente, nonostante
fossero operatori in concorrenza tra loro" l'operazione
"'traffico telefonico' (una di quelle su cui indaga la
Procura di Roma, ndr) in quanto essa consentiva di accrescere il
fatturato aziendale e offriva l'opportunita' di una
'frode carosello'" in grado di "portare vantaggi
illeciti" sia alle aziende sia "alle singole persone
coinvolte". Lo scrive la Terza sezione penale della
Cassazione, nelle motivazioni della sentenza con cui il 25 giugno
scorso ha dichiarato legittima la misura cautelare in carcere
disposta nel marzo scorso nei confronti dell'ex presidente di
Fastweb, Silvio Scaglia (al momento agli arresti domiciliari),
nell'inchiesta della Procura di Roma sul maxi-riciclaggio di 2
miliardi di euro.
Nella sentenza n. 27595 la Terza Sezione Penale della Cassazione ha
confermato la 'gravita' degli indizi' per Scaglia, al
quale successivamente sono stati concessi i domiciliari.
'Nell'articolata motivazione dell'ordinanza cautelare –
scrivono i Supremi giudici – emerge la gestione spregiudicata dei
flussi di denaro che utilizza gli strumenti tipici delle
attivita' di riciclaggio e di reimpiego delle somme che hanno
provenienza illecita e di cui si intende far perdere rapidamente le
tracce'.

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