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Fastweb+Vodafone, revenue in frenata: aumenta l’Ebitda



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Nel primo quarter del 2026 i ricavi totali del gruppo guidato da Walter Renna si attestano a 1,7 miliardi (-4,5%), ma la redditività cresce grazie alle nuove efficienze operative. In positivo i servizi beyond the core, a cavallo di Energia, B2B e Wholesale. Sul dossier torri Swisscom è aperta a un accordo con Inwit se si torna a “costi sostenibili”

Pubblicato il 7 mag 2026



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Nel primo trimestre 2026 i ricavi totali di Fastweb+Vodafone si attestano a 1,7 miliardi di euro, facendo registrare una contrazione del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nonostante la flessione delle revenue, il gruppo guidato da Walter Renna ha messo a segno un Ebitda after lease pari a 457 milioni di euro (+8,5% su base annua), grazie al contributo delle sinergie e delle efficienze di costo. Le capex ammontano a 339 milioni di euro (-11% rispetto al 1° trimestre 2025) e l’Operating Free Cash Flow è pari a 118 milioni di euro.

Escludendo i costi derivanti dall’integrazione tra Fastweb e Vodafone, l’adjusted Ebitdaal è invece pari a 460 milioni di euro (+7,4% rispetto al 1° trimestre 2025) mentre i capex adjusted si attestano a 304 milioni di euro (-17,95% rispetto al 1° trimestre 2025). L’adjusted Operating Free Cash Flow raggiunge i 155 milioni di euro, “grazie”, si legge in una nota del gruppo, “al completamento di progetti strutturali e a una rigorosa disciplina delle spese in conto capitale, oltre che una diversa distribuzione temporale degli investimenti tra i trimestri, in linea con le guidance 2026”.

Rispetto allo sviluppo del business nel medio termine, il gruppo dichiara di voler perseguire “la generazione di valore per tutti i segmenti di clienti – B2C, B2B e Wholesale – basata su innovazione, qualità e acquisizione di clientela ad alto valore, con l’obiettivo di stabilizzare i ricavi da servizi Telco e la marginalità complessiva, focalizzandosi sulla crescita dei ricavi da servizi Icte beyond the core”.

L’evoluzione del bacino dei clienti

Al 31 marzo 2026 i clienti mobili, residenziali e business19,9 milioni, in flessione dello 1,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il market share rimane comunque stabile al 26%. I clienti residenziali e business di rete fissa sono 5 milioni 550 mila (-2,0%), confermando una quota di mercato pari al 30%.

Nel segmento B2C, che continua a essere caratterizzato da una pressione competitiva elevata, i clienti mobili si attestano a 15.437 milioni e i clienti fissi a 4.440 milioni. I ricavi complessivi del segmento residenziale si attestano a 787 milioni di euro, registrando una flessione del 5,4% rispetto al primo trimestre dell’anno precedente.

La focalizzazione sulla strategia a valore continua a generare effetti positivi sia rispetto all’Arpu che alla fidelizzazione della base clienti. “Il divario nell’Arpu tra i clienti acquisiti e quelli che hanno disdetto il contratto si è ridotto in modo significativo (del 43% nel settore della telefonia mobile e del 21% in quello della banda larga), riflettendo una strategia di acquisizione più orientata al valore e un miglioramento della qualità complessiva e del valore nel tempo della base clienti; anche il tasso di abbandono è migliorato in modo significativo, diminuendo di 2,4 punti percentuali nel settore della telefonia mobile e di 4,2 punti percentuali in quello della banda larga rispetto al primo trimestre”, nota il gruppo.

Le performance dei servizi beyond the core

Allo stesso tempo continuano a segnare una crescita sostenuta i ricavi generati dai servizi beyond the core. Fastweb Energia – ora disponibile anche per i clienti Vodafone – ha raggiunto 119mila clienti (140mila includendo i clienti B2B, +184% rispetto all’anno scorso).

I ricavi della Business Unit B2B si attestano a 739 milioni di euro (-6,9% rispetto al primo trimestre 2025). “Una flessione in parte non strutturale che riflette la fisiologica rinegoziazione di alcuni contratti di connettività di grandi clienti”, spiega la società, “mentre rimane sostanzialmente stabile la base clienti e cresce il portafoglio ordini da parte della Pubblica Amministrazione”.

Continua anche nel primo trimestre 2026 l’ottima performance del segmento Wholesale, a conferma della sua centralità nella strategia di Fastweb+Vodafone. Nel primo trimestre 2026 il numero di linee fisse a banda ultralarga fornito a operatori terzi si attesta a 1,194 milioni, in crescita del 23,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, mentre il numero di linee mobili wholesale crescono a 8,190 milioni (+20,7%). I ricavi totali del segmento si attestano a 205 milioni di euro, in aumento del 10,1% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Integrazione, rete e infrastrutture: il dossier Inwit

Il processo di integrazione dopo la fusione tra Fastweb e Vodafone procede in linea con i piani. Nel primo trimestre del 2026 le sinergie hanno raggiunto i 77 milioni di euro, principalmente grazie al completamento della migrazione delle sim Fastweb Mobile sulla rete proprietaria e a ulteriori efficienze di costo. Le sinergie annue complessive a regime sono stimate in circa 300 milioni di euro entro la fine del 2026.

“L’integrazione sta procedendo anche sul fronte organizzativo, grazie all’introduzione di politiche del personale armonizzate, tra cui la settimana lavorativa corta e un potenziamento dello smart working”, precisa il gruppo.

Prosegue l’espansione delle infrastrutture proprietarie dell’azienda, con la rete mobile 5G che raggiunge a fine marzo l’89% di copertura della popolazione nazionale, +4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Aumenta anche la copertura della rete in fibra Ftth (+6%) che raggiunge il 58% del territorio nazionale.

Rispetto alla disdetta dei Master Service Agreement con Inwit, Fastweb+Vodafone potrebbe chiudere il contenzioso, a patto che si sciolga il nodo del prezzo. “Ci aspettiamo che ci vorrà un po’ di tempo per risolvere, non mi aspetto alcuna risoluzione rapida”, ha dichiarato il ceo di Swisscom Christoph Aeschlimann rispondendo alle domande degli analisti in conference call.

“Abbiamo provato a negoziare molte volte con Inwit e loro hanno rifiutato di entrare in discussione con noi, alla fine forzandoci ad uscire. Questo non ci impedisce di continuare a investire sul mercato, stiamo costruendo nuove torri, e continueremo a farlo in Italia, ma allo stesso tempo dobbiamo arrivare a costi sostenibili e questo è il motivo per cui stiamo lavorando con Tim per preparare il nostro plano di migrazione. Se Inwit fosse aperta a discutere per tornare a costi sostenibili, siamo aperti a farlo per trovare un accordo”, ha precisato Aeschlimann.

La strategia di migrazione, ha continuato il manager, sarà discussa con Inwit e il tavolo non si è ancora aperto, ma “la time-line potrebbe essere la stessa di Tim” che ieri ha fatto sapere che potrebbe uscire in dieci anni. “Siamo in discussione con le altre società di torri, stiamo lavorando anche su come costruire nuove torri direttamente o in joint venture. La migrazione”, ha chiosato Aeschlimann, “potrebbe durare almeno tre anni dal momento in cui il contratto finisce, quindi cinque anni di migrazione”.

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