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FiberCop, sui rincari wholesale il Tribunale respinge il reclamo di Tim


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Confermata l’ordinanza di luglio: per i servizi regolamentati valgono le condizioni che saranno approvate dall’Agcom. Intermonte: possibile arbitrato e adeguamenti diluiti su tre anni

Pubblicato il 4 set 2026



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rincari wholesale FiberCop


Punti chiave

  • Il Tribunale di Milano ha respinto il reclamo di Tim, confermando che i prezzi del Master Service Agreement non si applicano ai servizi regolamentati, rafforzando la posizione di FiberCop.
  • Il nodo riguarda i servizi Vula H e Vula C (in Ftth/Fttc): il Tribunale ha stabilito che restano sotto regolazione e la valutazione spetta all’Agcom, con possibili aumenti graduali.
  • Resta aperta la via regolatoria presso l’Agcom e l’arbitrato previsto dal Master Service Agreement; gli operatori contestano i listini e l’impatto economico stimato è alcune decine di milioni (Intermonte).
Riassunto generato con AI


FiberCop ottiene una seconda pronuncia favorevole nel contenzioso avviato da Tim sulle condizioni economiche di accesso alla rete. Il Tribunale di Milano ha respinto il reclamo presentato dall’operatore contro l’ordinanza cautelare del 21 luglio, confermando che i prezzi contenuti nel Master Service Agreement non trovano applicazione per i servizi sottoposti alla regolamentazione di settore.

Il provvedimento consolida la posizione della società controllata dal consorzio guidato da Kkr sul versante giudiziario. Resta aperto il fronte regolatorio davanti all’Agcom, chiamata a pronunciarsi sui listini wholesale pubblicati da FiberCop il 15 aprile e contestati anche dagli altri principali operatori presenti sul mercato italiano.

Il Tribunale conferma l’ordinanza di luglio

Il reclamo è stato esaminato dal collegio nell’udienza del 27 agosto, e conferma integralmente la decisione assunta in prima istanza.

Tim aveva chiesto al Tribunale di ordinare a FiberCop di comunicare all’Agcom le condizioni economiche previste dal Master Service Agreement, l’accordo sottoscritto nel 2024 nell’ambito della separazione della rete fissa. L’obiettivo era sottoporre tali valori alla verifica dell’Autorità, affinché ne valutasse l’equità e la ragionevolezza.

Il collegio ha giudicato il reclamo infondato. Nel provvedimento, citato dal Sole24ore, si legge che, “poiché i prezzi equi e ragionevoli ricadono nell’ambito di quelli regolamentati dalla normativa di settore, i prezzi contrattuali relativi ai servizi in contestazione non trovano applicazione”. Di conseguenza, per i giudici, “non sussiste l’obbligo di FiberCop di comunicarli ad Agcom” e, in assenza di tale obbligo, “nemmeno è configurabile l’inadempimento contrattuale”.

Viene così confermata la linea già tracciata dall’ordinanza cautelare depositata il 21 luglio, che aveva escluso l’applicabilità automatica delle condizioni contenute nel Master Service Agreement nelle aree sottoposte al quadro regolatorio definito dall’Agcom.

Il nodo dei servizi Vula in fibra e rame

Al centro della controversia si trova l’interpretazione del regime applicabile ad alcuni servizi di accesso utilizzati sulle reti Ftth e Fttc.

Secondo Tim, dopo la separazione della rete dall’ex incumbent, questi servizi avrebbero perso la precedente qualificazione regolatoria. Le condizioni economiche da applicare avrebbero quindi dovuto essere quelle definite nel Master Service Agreement, comprese le agevolazioni e gli sconti collegati ai volumi acquistati dall’operatore.

FiberCop ha sostenuto una lettura differente: i servizi continuano a ricadere nel perimetro della regolamentazione e i prezzi applicabili saranno quelli approvati dall’Agcom, validi per tutti gli operatori che acquistano accesso alla rete, Tim compresa.

Il Tribunale ha accolto questa seconda interpretazione. Il pronunciamento riguarda il rapporto contrattuale tra le due società e stabilisce che, per i servizi regolamentati, le condizioni dell’Msa non possono sostituire quelle sottoposte alla valutazione dell’Autorità.

La partita si sposta davanti all’Agcom

La conclusione del procedimento cautelare lascia dunque in primo piano l’esame avviato dall’Agcom sui listini wholesale di FiberCop. L’Autorità deve verificare che le nuove condizioni economiche rispettino i criteri di equità e ragionevolezza e siano compatibili con la tutela della concorrenza.

FiberCop dovrebbe rispondere ai rilievi formulati nell’ambito del procedimento proponendo, su alcune voci, un’introduzione più graduale degli aumenti. Il pieno dispiegamento delle nuove tariffe potrebbe avvenire nell’arco di tre anni anziché concentrarsi in un solo esercizio, consentendo agli operatori di adeguare progressivamente le proprie politiche commerciali.

Su altri aspetti la società della rete sarebbe invece orientata a confermare l’impostazione originaria, motivando le scelte effettuate. Per le connessioni Fttc, nelle quali la fibra raggiunge l’armadio stradale e l’ultimo tratto rimane in rame, l’aumento dei prezzi avrebbe anche la funzione di favorire la migrazione verso la fibra integrale.

Il criterio sarebbe applicato a livello di singolo numero civico, nelle zone in cui risulta già disponibile la vendibilità di una connessione Ftth. L’obiettivo è rendere progressivamente meno conveniente il mantenimento dei collegamenti basati in parte sulla rete in rame, accelerando il passaggio alle infrastrutture di nuova generazione.

Le condizioni emendate, una volta approvate dall’Agcom, saranno applicate a tutti gli operatori. Gli effetti economici dovrebbero decorrere retroattivamente dal 16 settembre.

Le contestazioni degli operatori

Il contenzioso promosso da Tim e il procedimento regolatorio seguono due percorsi differenti. L’ex monopolista ha potuto richiamare il Master Service Agreement sottoscritto con FiberCop, mentre altri operatori hanno concentrato la propria azione davanti all’Agcom.

Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Sky Italia e Iliad avevano chiesto all’Autorità di respingere integralmente l’impianto tariffario pubblicato ad aprile, giudicandolo incompatibile con i criteri di equità, ragionevolezza e tutela della concorrenza. Le società avevano contestato anche il benchmark europeo utilizzato da FiberCop a sostegno delle nuove condizioni.

Il confronto aveva preso in esame Regno Unito, Germania e Belgio, mercati che, secondo gli operatori, presentano livelli di copertura in fibra, prezzi al dettaglio e assetti regolatori difficilmente assimilabili a quelli italiani. Nel nostro Paese, la forte competizione sulle offerte retail ha mantenuto le tariffe particolarmente basse, riducendo lo spazio disponibile tra i ricavi commerciali e i costi sostenuti per acquistare l’accesso all’ingrosso.

La possibile gradualità nell’introduzione degli aumenti rappresenterebbe quindi un primo correttivo rispetto alla proposta originaria. Rimane da valutare quale sarà l’entità finale degli adeguamenti e come questi si distribuiranno tra le diverse tecnologie e tipologie di servizio.

Per Tim resta aperta la strada dell’arbitrato

La decisione del collegio conclude il percorso del ricorso cautelare presentato ai sensi dell’articolo 700 del Codice di procedura civile. Per Tim rimane tuttavia disponibile l’arbitrato previsto dal Master Service Agreement per la risoluzione delle controversie con FiberCop.

Un eventuale arbitrato potrebbe riguardare sia le condizioni economiche sia la qualità dei servizi acquistati. Quest’ultimo tema era stato sollevato dall’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, durante la conference call di luglio con gli analisti.

FiberCop aveva replicato sostenendo che gli indicatori qualitativi risultano in linea, e in alcuni casi migliori, rispetto ai livelli registrati prima della separazione della rete. Un eventuale confronto arbitrale aprirebbe quindi un nuovo capitolo, distinto sia dal procedimento cautelare appena concluso sia dall’istruttoria dell’Agcom sui prezzi.

Intermonte: impatto per alcune decine di milioni

Secondo Intermonte, l’effetto inizialmente stimato per Tim ammonta ad alcune decine di milioni di euro di maggiori costi annui. L’impatto potrebbe tuttavia essere in larga parte mitigato qualora l’Agcom consentisse agli operatori di trasferire almeno una parte degli aumenti sui prezzi applicati ai clienti finali.

Gli analisti sottolineano anche la possibilità che Tim attivi l’arbitrato previsto dal contratto, eventualmente includendo nel contenzioso il livello qualitativo dei servizi erogati da FiberCop.

La gradualità prospettata dalla società della rete ridurrebbe intanto la pressione immediata sui conti degli operatori. La portata effettiva della manovra dipenderà però dalla decisione dell’Agcom, chiamata a trovare un equilibrio tra sostenibilità degli investimenti infrastrutturali, condizioni concorrenziali del mercato e tenuta delle offerte retail.

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